LA LUCE IN SALA


GPG FILM: PRESENTATO “LA SABBIA NELLE TASCHE”
29 settembre 2011, 8:22 pm
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di Emilia Flocchini

La Sala Maggiore della Casa Canonica adiacente alla Chiesa Prepositurale dei Santi Pietro e Paolo a Lissone (MB) ha ospitato, nel tardo pomeriggio di martedì 27 settembre, la presentazione ufficiale alla stampa de “La sabbia nelle tasche”, nuovo progetto cinematografico della GPG Film. La piccola casa cinematografica guidata da Giancarlo Grilli, dopo l’incredibile successo di “Voglio essere profumo“, è ora pronta per un ulteriore passo avanti, senza paura di eventuali polemiche che l’argomento trattato potrebbe suscitare.
Come spiegato dal regista Filippo Grilli, anche la trama de “La Sabbia nelle tasche”, come quelle dei suoi precedenti lavori, è ispirata ad una storia vera, vissuta direttamente da lui. Quando aveva sedici anni, infatti, vide sua nonna accogliere in casa Abdu, un giovane trentacinquenne proveniente dal Marocco, decidendo di prestargli fiducia. A partire da quest’esperienza, lui ha ideato la trama di quello che sin dalla locandina si presenta come un action movie, che si dipana fra Marocco, Francia, Spagna e Italia. Niente effetti speciali, tranne quello dell’amore verso il prossimo, per adempiere la parola di Gesù che campeggia sul manifesto pubblicitario: “Ogni volta che avrete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avrete fatto a me” (Mt 25, 40).
Raccontare storie che servano a qualcuno, in effetti, è sempre stato negli intenti dell’Associazione Culturale GPG, sigla che indica i cognomi dei membri fondatori (fino al 2006, infatti, era nota come GrilliPeregoGrilli), ma anche lo stile che essi danno ai loro progetti: la prima G sta per Giovani, che ne sono i destinatari principali; la P allude ai Popoli che vengono aiutati mediante l’intero ricavato delle vendite dei biglietti e dei DVD; l’altra G, infine, rappresenta i Grandi valori attinti dalla fede cristiana, che fa parte del vissuto di tutti i collaboratori. Per quanto concerne la tecnica, Filippo e l’amico Dario sono partiti da una sedia da ufficio e due telecamere portatili e passati a strumenti sempre più raffinati, fino a garantire a parecchi giovani di formarsi professionalmente in un secondo tempo.
«Per me il cinema è innanzitutto emozione», ha risposto il regista alla domanda di una dei giornalisti. «Lo spettatore deve sedersi ed entrare in empatia con quello che vede». Poco prima, aveva dichiarato: «Di solito i film che vengono presentati in Italia sono di due tipi: da cineforum, non d’impatto immediato, oppure molto d’azione, ma vuoti di contenuto». Lorenzo Pozzi, che in “Voglio essere profumo” interpretava il rampante professionista Lorenzo e ora ha il ruolo del protagonista, ha invece affermato: «Sarà un’esperienza che mi porterà ad un arricchimento, perché mi affascina l’idea della sfida».
Le riprese inizieranno il prossimo 29 ottobre ed impiegheranno venti attori principali, circa cinquanta personaggi secondari e da duecento a duecentocinquanta comparse. Insomma, come direbbe il curatore di questo blog, attendiamo fiduciosi di vedere il risultato a partire dal dicembre 2012, data prevista di uscita nelle sale.

(Il “curatore di questo blog” ringrazia di cuore Emilia per essersi prestata come inviata speciale!)



MILLIONS
21 settembre 2011, 11:11 pm
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(Millions)

UK/USA 2004, di Danny Boyle, con James Nesbitt, Daisy Donovan, Lewis McGibbon, Alex Etel, Christopher Fulford …

Di film con bambini che si trovano ad avere per le mani somme megagalattiche (e che sferrano allo spettatore la sempreverde bacchettata sul disvalore del denaro) se n’era già visto qualcuno (mi vengono in mente Richie Rich, Petrie 1994 e Ho trovato un milione di dollari, Wainwright 1993)… ma di bambini con una genuina fissazione per i santi no, non me ne risultano all’appello.

Tutto ciò che viene mostrato dal punto di vista dei piccoli ci riconduce immediatamente a ripensare tante delle nostre priorità quotidiane; e infatti, quella di far coincidere la coscienza innocente e ingenua del fanciullino con la verità, è stata e resterà sempre una formula narrativa di innegabile efficacia. Per nulla consueto è incontrarla unita ad un solido (sebbene alluso in termini squisitamente scherzosi) riferimento dottrinale.

Damian, appena trasferitosi e da poco orfano di madre, si vede piombare dal cielo una borsa piena fino all’orlo di sterline. Sterline che vanno spese al più presto, dal momento che nell’Inghilterra immaginaria del film si sta aspettando l’entrata in vigore dell’Euro. Niente di più logico, per un bambino che conosce la data di nascita e morte di tutti i santi della Chiesa, pensare che tutto quel ben di Dio sia, beh: ben di Dio. Diventerà una vera impresa cercare di fare della sana beneficenza, con tanto di caccia al povero, donazioni improvvisate a chiunque di vagamente bisognoso capiti sotto tiro e, ancora, un fratello finanziariamente smaliziato e un oscuro ricercatore di borse venuto da chissà dove. In tutto questo trambusto Damian riceve assistenza speciale proprio dall’alto, incontrando lungo il cammino alcuni dei suoi veri e propri idoli (nelle foto: Santa Chiara, San Francesco e San Nicola, tutti con gli attributi iconografici d’ordinanza). Ovviamente fa piacere poter ospitare l’opera di un grande regista come Danny Boyle: sì, è proprio quello del grottescamente crudo Trainspotting (1996) il quale, in questo caso pensa un po’, attinge a piene mani dal suo retaggio cattolico, applicandolo alla tensione verso i principi di bontà ed eroismo, vista più recentemente nella luminosa esplicazione del concetto di karma titolata The Millionaire (2008). Piccola parentesi: lo sapevate che Danny Boyle è (era?) cattolico? Ha raccontato in svariate interviste come sua madre lo volesse prete e come, persuaso da un suo insegnante (sacerdote), attese la fine degli studi prima di entrare in seminario. Insomma ci ripensò e oggi commenta con un sospiro di sollievo, “[quel prete]mi ha salvato dal sacerdozio… o ha salvato il sacerdozio da me… non lo so”.

Insomma, quale che sia la situazione spirituale di Boyle, Millions, pur con le divertenti licenze poetiche (S. Chiara si accende una sigaretta -si spera-, S. Pietro fa delle sconvolgenti ma geniali rivelazioni sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci), trasmette un consistente messaggio positivo sulla religione cattolica. Senza entrare troppo nel dettaglio posso dire che il film riserva ulteriori sorprese: non solo si specifica che i santi non sono amici immaginari (come lo spettatore, più che giustamente, potrebbe pensare), ma ci si prende il tempo necessario per riflettere sulla santità come percorso di vita plausibile, persino – e non è poco – auspicabile. Più genericamente il film offre un esempio di civiltà, di altruismo, di un modo corretto di vivere la fede… come la vivrebbe, appunto, un bambino.

Piacevolissimo divertente e acuto, il racconto cinematografico raccoglie un susseguirsi di momenti ben diversi (suspence, azione, commedia, famigliare…) in un tutto eccentrico e variopinto tenuto assieme dalla poliedrica energia del regista. Nota di merito per le musiche (Muse soprattutto).



FOTOGRAMMA/PENSIERO #16: IL CONQUISTATORE DEL MESSICO
19 settembre 2011, 12:12 am
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(Juarez, Usa 1939, di William Dieterle)

Il fotogramma di questa puntata è di straordinaria bellezza. L’ Imperatrice Carlotta, moglie di Massimiliano d’Asburgo, implora in ginocchio e con infinita umiltà un’altra Sovrana. L’accoratissima supplica di ottenere un figlio passa attraverso parole cariche di trasporto e gesti ricolmi dell’amore più sincero. Il fermo immagine, vero e proprio santino cinematografico,  fissa l’apice di una preghiera struggente.

Qualche giorno fa ho scoperto una riflessione ironica su questa scena: l’attrice che dà spessore e trepidazione alle speranze di Carlotta del Belgio, l’indimenticabile Bette Davies, proprio a ridosso degli anni in cui girava questa scena (fra i ’30 e i ’40), per non danneggiare la sua carriera compì una serie di aborti. In un’intervista degli anni ’80 rivelava di non credere che un aborto compiuto nel primo mese di gravidanza costituisse un omicidio. Una sottolineatura di questa ironia si ha dal fatto che lo stesso padre della Davies, Harlow Morrell Davis (agnostico), a suo tempo non riuscì nell’impresa di convincere la moglie a fare altrettanto.



FESTIVAL & FESTIVAL
15 settembre 2011, 9:56 am
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Si è appena conclusa la 68ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il Leone d’oro è andato al Faust di Sokurov (premiato anche, come dicevamo qualche giorno fa, dalla giuria Signis). Potete trovare una panoramica dei vincitori e dei partecipanti qui, grazie alla Bussola Quotidiana.

Nei prossimi giorni invece, il 23, 24, 25 settembre, si terrà a Reggio Emilia il Festival Francescano, ricco di manifestazioni, concerti, interventi che potete scorrere sul sito. Fra gli spettacoli previsti uno risulta di particolare interesse: “Il film muto “Il poverello di Assisi”, realizzato nel 1911 da Enrico Guazzoni per la Cines, che lo lanciò nella “Serie di grand’arte Cines Princeps”. Presentato al Concorso internazionale indetto nell’ambito dell’Esposizione di Torino, vinse il 2° premio (4000 lire) per la “categoria artistica”. Esso deve la sua celebrità, oltre che all’indubbia qualità della messa in scena, all’interpretazione sobria e insieme intensa di Emilio Ghione nel ruolo del protagonista e alla presenza di Italia Almirante in quello di Madonna Povertà. Il film verrà proiettato con l’accompagnamento musicale dell’Ensemble “Adorno” diretto da Luigi Pagliarini che eseguirà musiche italiane dell’epoca”. Direi un’occasione più unica che rara! Potrete vederlo, se avete la fortuna di girovagare da queste parti, il 23 settembre alle 09.30 presso il Cinema Cristallo, all’interno di un intervento di Federico Ruozzi titolato “Francesco e la celluloide”. Il giorno successivo, nello stesso luogo e con gli stessi orari, all’interno dell’intervento di Elena Mosconi, “Francesco santo italiano, nel cinema muto”. Di sicuro interesse anche il simpatico spot animato:

A ottobre (dal 14 al 26) ci sarà un appuntamento significativo per il cinema religioso, il XIV Religion Today Filmfestival. Quest’anno il tema centrale sarà la povertà “come tema e problema non solo sociale, ma prima ancora culturale, spirituale, etico e teologico che coinvolge direttamente le religioni e che può diventare occasione per approfondire il dialogo interreligioso”. Tutti gli appuntamenti sono sparpagliati a Trento e provincia, Roma, Milano, Bolzano e Nomadelfia, ma sostanzialmente l’epicentro della manifestazione, con proiezioni quotidiane per tutta la durata del festival, sarà Trento. Vi rimando ancora al sito dedicato per scorrere la lista di tutti i film, non pochi quelli di ispirazione cattolica, fra cui titoli già segnalati come Io sono con teDuns Scoto, Uomini di Dio e altri meno noti ma parecchio interessanti come Nel segno di Maggio (Mazzola, 2009), “Durante la guerra, il bresciano Don Vittorio Bonomelli è cappellano militare, paracadutista, radiotelegrafista e agente segreto. Dopo una rischiosa missione contro la base nazi-fascista di Ghedi, in fuga verso Bergamo, si unisce ad un gruppo di pellegrini che si stanno recando a Ghiaie (BG). Pare che la Madonna sia apparsa ad una bambina di sette anni. La folla che si sta recando in quel luogo è impressionante e Bergamo, come lui sa, verrà bombardata a breve”.



SCHERZAR COI SANTI #3: HELL TOWN
14 settembre 2011, 9:49 am
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Padre George Coyne dell'Osservatorio Vaticano in una scena di Religiolus

Siamo già alla terza puntata di Scherzar coi santi e non mi sono ancora fatto venire in mente un nome alternativo che renda meglio il mix di biasimo e allegria (magari meno banale, se non è troppo) di questa rubrichetta scanzonatissima. Fa niente, se dovrò arrivarci ci arriverò prima della fine del repertorio che ho in testa… repertorio che ha un suo ordine cronologico  che cerco sempre di rispettare (“quello l’ho scovato, ripensato o mi è stato segnalato prima di quell’altro”), ma che per questo giro devo proprio accantonare: ho trovato un argomento fantastico. Ho appena finito di vedere Religiolus, Larry Charles 2008 (un po’ per masochismo un po’ per desiderio di completezza) e sì, lo so, sono in ritardo… ma sapete com’è, faccio fatica a trovare il tempo di vedermi la roba cattolica… figuriamoci quella atea. Beh, già che ci sono posso dire che mi aspettavo qualcosa di aggressivo e preoccupante… e invece ho trovato il tutto molto superficiale… non direi povero di argomenti (giacché certe situazioni si commentano da sole) ma assurdamente trito e obsoleto, in una parola: inefficace. Ne hanno già parlato ovunque, me la sbrigo in fretta: un’apologia dell’ateismo che per vincere debba rivolgersi all’uso di sottotitoli denigratori, alla selezione di una ciurma di personaggi pittoreschi (non tutti eh, qualcuno scappa – vedi foto) e al costante atteggiamento di supponenza e sordità integralista della star dello show… rendono questo “documentario” divertente e per nulla problematico. Ad essere problematiche sono semmai alcune forme pop di religiosità… alcune esternazioni fideistiche che avrebbero richiesto, per una questione di serietà dell’analisi, qualche discrimine in più. Non pretendo che si dica che il cattolicesimo è una religione cool perché ha 2000 anni… ma mi avrebbe gratificato (e conseguentemente fatto soppesare con un briciolo di indulgenza le tesi del film) che non venisse messa sullo stesso piano di un movimento incentrato sull’uso della Cannabis. Almeno (e non è poco) non è un film ambiguo: è fatto e pensato ad uso e consumo dei soli atei, non certo per far riflettere.

Sono contento di averlo visto perché, se l’avessi lasciato perdere (come potete fare tranquillamente voi), avrei continuato a pensare che contenesse una qualche verità da ripensare (cosa che non è), figure di sacerdoti da sopracciglio che si inarca a sesto acuto (questo sì, mannaggia! Avrei detto che quello in questione fosse un “pazzo” che passava di lì per caso – Qui per i veri masochisti), ma soprattutto perché non sarei mai arrivato a conoscere il VERO tema di oggi…. HELL TOWN!!!

Pensate che Hell Town è un telefilm talmente sconosciuto che procurarselo è semplicemente impossibile. É talmente sconosciuto che non solo io non l’ho visto… ma nemmeno quei pochi che l’hanno visto a suo tempo usano Internet troppo spesso. Insomma, se non si fosse capito… ne so talmente poco che ho dovuto raccontarvi come l’ho scovato per dare al post una lunghezza accettabile ;-). Hell Town, comunque, risale al lontano 1985, e racconta le rocambolesche avventure di Noah Rivers, un sacerdote cattolico col pallino dell’azione. Ma egli non è uno di quei preti da marciapiede che vanno in brodo di giuggiole quando sentono l’applauso di una folla di cattolici adulti, no, lui è uno strumento della provvidenza. Infatti il titolo della serie è un riferimento all’immaginaria cittadina americana prodotta dall’orrorifico folklore autoctono: in tale ridente villaggetto parecchie cose hanno a che fare col satanismo, le leggende metropolitane e… bla bla bla, quindi niente di strano che un sacerdote si senta autorizzato a menar pugni, anche se, in realtà, vive a Los Angeles (dove può comunque trovare, immagino, criminalità e abusi vari). Seminari invidiabili d’oltreoceano? No no, Padre Noah è un ex carcerato: “prendete Spencer Tracy in La città dei ragazzi, Pat O’Brien in Angeli con la faccia sporca, Bing Crosby in La mia via,  inzuppateli in una bella dose di stile punk, mettetegli in mano una lattina di birra e inizierete a farvi un’idea di come sia Padre Noah in Hell Town“, scriveva il Times il giorno del debutto in tv dello show. Sempre nello stesso articolo si dice di come il Signor Blake, interprete del protagonista e ideatore della serie, appaia come uno di quegli adulti sbandati che a un certo punto della propria vita, quando ravvisano che la società attuale è stritolata dalla droga e da teppisti, ricordano con nostalgia la morsa educativa rigorosa avuta da ragazzini, guardando con nostalgico affetto a suore e preti. Il risultato è davanti ai vostri occhi, sebbene in qualità bassissima e  limitatamente alla sigla d’apertura.

Se solo qualche post fa parlavamo di Becket ora siamo decisamente in picchiata. Voglio dire… negli anni ’80 in quanto a trash non hanno certo scherzato… ma questo è un simbolo, un monumento, una cattedrale del trash! Cos’è questo scomposto interesse per buoi e capre? Perché una suora indossa un vestito con le spalline? Ma lo vedete come sono selezionate le immagini??? Ritratti degli interpreti scorrono davanti a scene con stalle e primi piani di tavoli da biliardo!! Inseguimenti, bellone danzanti, suore che cretineggiano… il tutto mentre un campanile va a fuoco e la criminalità organizzata si accanisce contro una statuetta in gesso della Vergine…

Ne è stata prodotta una sola stagione: la battaglia di Blake contro la prepotenza di Dynasty sui palinsesti è stata miserevolmente persa… Per fortuna? Come non si deve giudicare un libro dalla copertina… non si dovrebbe giudicare un serial dalla sigla…

però



GIBSON ED ESZTERHAS PER GIUDA MACCABEO
12 settembre 2011, 11:08 am
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A volte me lo chiedo… cosa starà architettando il cattolico dissidente Mel Gibson? Dopo averci regalato quel capolavoro intriso di spiritualità che è The Passion (2004), non si può certo dire che abbia avuto la fortuna di una carriera in continua ascesa e, soprattutto, una vita privata famigliare preparata alle furiose polemiche post successone e ai suoi exploit diciamo… lontani da quella spiritualità per cui ci piace ricordare il vecchio Mel). É di questi giorni la notizia che un importante progetto dedicato alla storia ebraica vedrà il suo acclamato e insieme discusso, ritorno alla regia. Si tratta della vicenda di Giuda Maccabeo, l’eroe che guidò, assieme al padre Mattatia e quattro fratelli, la prima rivolta per la libertà religiosa ricordata dalla storia. Il greco Antioco IV era infatti determinato a imporre agli ebrei conquistati il credo ellenistico, arrivando a dedicare addirittura a Zeus un altare all’interno del Tempio di Gerusalemme. L’episodio è particolarmente caro anche agli ebrei di oggi, ricordato dalla festività detta Festa delle Luci o Hanukkah. Gli ingredienti per la ripresa delle polemiche ci sono tutti, cominciando da chi si domanda come sia possibile che una star in odore di antisemitismo venga ancora privilegiata per progetti di tale rilievo, e continuando con chi ravvisa (probabilmente a proposito) una intelligente operazione di restyling d’immagine da parte del noto attore, il quale ne approfitta per ribadire come fra sé e la comunità ebraica, a suo parere, non esista alcun gap. Una cosa è certa, tutto questo non significa affatto che Mel non possa essere sinceramente coinvolto dallo spirito del film, così affine al suo stile eroico (Braveheart, 1995) e ai suoi interessi religiosi. Oltre alla cura della regia sembra che l’attore potrà vestire i panni di Mattatia. (Cineblog)

Di ulteriore interesse la partecipazione di Joe Eszterhas (foto a destra) alla sceneggiatura, notissima penna del cinema è a noi caro (oltre che per sceneggiature notevoli come Basic Istinct, Verhoeven 1992, e Flashdance, Lyne 1983) per il dono di una testimonianza molto forte: colpito da un tumore alla laringe ne perde chirurgicamente i tre quarti; messosi a pregare per la disperazione, ne otterrà miracolosamente la guarigione integrale. Si è convertito al cattolicesimo e ha scritto Crossbearer: A Memoir of Faith. (fonte)



AGGIORNAMENTI FLASH: PREMIO WECA, OLMI, FAUST
10 settembre 2011, 3:12 pm
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OLMI, IL VILLAGGIO DI CARTONE – Ultimamente il cinema ci ha proposto un vero e proprio cabaret di film para-cattolici forieri, certo, di bei momenti cinematografici e riflessioni importanti, utilissime… ma ahimè contaminate da un nerastro alone di scontento, di propositività che cerca di essere costruttiva e insinuante al tempo stesso. É  legittimo, ci mancherebbe, ma questo è per dire che l’assenza di un mio giudizio personale sul blog si motiva, in aggiunta alla consueta difficoltà di fiondarmi al cinema ogni due per tre, a un insofferente rilassamento. Lascio volentieri la fatica e l’onore di un discernimento mirato a penne ben più dotate della mia. Nel caso dell’ultimo film di Olmi, Il villaggio di cartone, se per qualcuno la chiesa-edifico svuotata del suo nucleo ma riscattata da un umanitarismo urgente appare un “inno alla carità” (e sicuramente il film lo è davvero), qualcun altro preferisce tuttavia (e ringrazio Antonio per avermi indicato il suo ottimo pezzo) interrogarsi sul senso di una Chiesa  privata di quell’elemento centrale venuto a donarle ogni possibile… senso. Qui trovate l’articolo.

SIGNIS: PREMIATO IL FAUST DI SOKUROV – Il noto regista russo Alexander Sokurov è stato insignito del premio Signis 2011 per la sua rivisitazione del Faust di Goethe, un personaggio leggendario divenuto simbolo del consapevole abbandono al Male (sì, con la “M”). “Interpretazione artisticamente straordinaria [...], ricorda con forza l’universale lotta dell’uomo contro la cupidigia, la lussuria e il potere. Affidando allo schermo l’idea di un mondo  che ha perduto la propria anima, il viaggio di Faust stigmatizza le conseguenze del peccato ed esalta per contrasto la necessità di una vita autentica”, questa la motivazione che ha spinto la giuria verso il verdetto. Sono ancora più curioso di vedere questo film che promette, stando al Corriere, “il belzebù più disgustoso della storia del cinema”.  (fonte)

PREMIO WECA – Una comunicazione divulgativa fuori tema in forza della condivisibilità d’intenti dell’Associazione Webmaster Cattolici Italiani (riconosciuta dal Direttorio delle Comunicazioni Sociali della CEI): “valorizzare e mettere in luce il più possibile la presenza cristiana in Internet, che il Santo Padre ha definito quale “Agorà” del terzo millennio”. Riporto quindi per gli eventuali webmaster cattolici ignari: “Il Premio non vuole essere assolutamente una competizione o una gara, ma vuole essere un’occasione di incontro, riflessione e valorizzazione del mondo Web Cattolico Italiano. Verranno infatti premiati con 1000 euro ciascuno il miglior sito istituzionale e associativo, il miglior sito personale e il miglior sito parrocchiale. In evidenza anche la GMG di Madrid: ti invitiamo a partecipare anche al premio speciale “GMG” nel caso abbiate vissuto e fatto vivere questo evento anche attraverso il web, con il sito ma anche con la vostra presenza nei social network”. Per partecipare occorre prima iscriversi all’associazione (quota richiesta: 10.00 €), ed inviare la richiesta non oltre il 01 ottobre.  Qui tutte le informazioni necessarie.

 

 



BECKET E IL SUO RE
4 settembre 2011, 10:05 pm
Archiviato in: Agiografici, Cattolici, Film

(Becket)

UK 1964, di Peter Gleenville, con Richard Burton, Peter O’Toole, Gino Cervi, Paolo Stoppa, John Gielgud…

Storia di uno storico voltafaccia: Enrico II, sovrano d’Inghilterra, nutre un profondo e corrisposto affetto per il sassone (e per questo disprezzabile) Tommaso Becket. La scalata sociale di Tommaso inizia in seno a quella Chiesa che,  da confidente, amico e sostenitore del sovrano, gli diverrà un facile bersaglio. Sono questi i momenti in cui i rapporti fra corona e Chiesa si sono fatti alquanto delicati, ed è esattamente per minimizzare ogni possibile conflitto che Enrico nomina Arcivescovo di Canterbury (in forza del privilegio papale) il suo fidato complice Tommaso.  Amaro e straziante sarà il dover realizzare come l’amico, compiuti i voti necessari, subisca un repentino e radicale cambiamento divenendo il massimo difensore della Chiesa.

Come di consueto per questi grandi titoli impastati di storia, il debito della sceneggiatura verso l’opera teatrale cui si ispirano (Becket ou l’honneur de Dieu di Jean Anouilh) si rintraccia subito nell’impostazione generale e nei dialoghi, serrati, calcolati parola per parola senza alcuna sbavatura. Alcune scelte narrative potrebbero stonare, dal momento che rivelano un certo sforzo nel calare sul piano umano e psicologico (e dunque secondo dinamiche che sanno di anacronismo) un dramma che tracima copiosamente dall’interpretazione sconvolgente di Peter O’Toole.

Le ambientazioni ripulite, luminosamente sature e talvolta pittoresche, pur tradendo l’età del lungometraggio non disdegnano l’accuratezza e la ricostruzione credibile degli ambienti. Che cosa possa aver sconquassato la coscienza del “laicista ante litteram” Tommaso, diviene certo per lo spettatore stupito dal contrasto fra prima e dopo, invitato a soppesare assieme al protagonista la difficoltà interiore del posporre tutto a quel Dio fattosi all’improvviso (e misteriosamente) concreto. Un Dio attivo nelle parole e nelle azioni di un testimone che, lungi da ogni sospetto di arrivismo, intraprenderà un percorso di sofferenza, tenacia e, inevitabilmente, martirio.

Il film indulge nel dipingere un sovrano dissoluto (non mancano lusinghe sensuali allo spettatore) e impulsivo, mentre preme sull’agiografico restituendo un Tommaso dotato di tutte le virtù proprie dell’eroe morale. Un film da rivedere per rispolverare una parentesi meno frequentata, rispetto a quella scismatica legata ai capricci di Enrico VIII, dell’incredibile storia britannica. Di intimistica verità  le parentesi spirituali con cui Tommaso ci fa intuire lo spessore del suo cambiamento; sono davvero toccanti nell’aderenza al comune sentire le raccomandazioni e le invocazioni innalzate a Dio: “Signore, fa che io sia degno”, “Signore, com’è pesante il tuo amore da portare…”



BEATO DON GIACOMO ALBERIONE, IL FILM
1 settembre 2011, 12:01 am
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Sono contento di poter dare questa notizia a dir poco straordinaria. In Italia non c’è ancora sufficiente aspettativa per questo titolo, il quale non potrà lasciare indifferenti tanto i cattolici quanto i cinefili. Il cattolicesimo come lo conosciamo oggi lo dobbiamo infatti proprio a lui: il Beato don Giacomo Alberione. Dobbiamo a lui non solo molto di quanto oggi si lega al cattolicesimo sul piano della stampa e degli audiovisivi, ma praticamente tutto ciò di “moderno” che dalla sua immensa spinta evangelizzatrice è stato contaminato dal messaggio cristiano, per buona parte del 900 e, per inerzia, fino ai giorni nostri (pensate che su un sondaggio proposto dal sito Santi e Beati è stato scelto giustamente col 33,55% dei voti, patrono di Internet). Capirete quindi la sua rilevanza su un blog che tratta di cinema cattolico.

Ebbene, la Paoline Books and Media di Chicago ha commissionato alla Spirit Juice Studios un documentario di un’ora dal titolo, per l’appunto, Father James Alberione! Eccovi il trailer:

Apparentemente stupendo. Approfondito, ricco di video rari e fotografie animate ad hoc. Fresco e del tutto adatto a ricordare e tramandare la figura pionieristica di questo uomo scelto da Dio. Per i non anglofoni (come me) ecco la traduzione dello script:

Papa Paolo VI lo ha definito “una meraviglia dei nostri tempi”. Papa Giovanni Paolo II lo ha definito “il primo apostolo della Nuova Evangelizzazione”, e l’ha proclamato “Beato” il 27 aprile 2003. Di sé stesso disse “Se Dio avesse trovato qualcuno più biasimevole, avrebbe scelto lui”.

A 16 anni, mentre era in preghiera davanti a Gesù nel SS. Sacramento, Dio gli diede la visione di utilizzare i media che si sarebbero diffusi in tutto il mondo. Lo stesso giorno in cui è iniziata la I guerra mondiale, ha mosso il primo passo per rendere questo apostolato mediatico una realtà. Credeva che i media fossero preziosi doni di Dio, e che che la Chiesa avesse una responsabilità nell’usarli. Credeva nella consacrazione della moderna tecnologia. Credeva che le donne avessero una missione evangelizzatrice unica da portare avanti.

La sua spiritualità era semplice: “Siete nati nell’Eucaristia, il vostro cibo è l’Eucaristia. La vostra spiritualità è il Vangelo vissuto nella sua interezza come ha spiegato San Paolo apostolo. Vostra Madre e modello è Maria.” Voleva che la Bibbia fosse letta in ogni casa e ha supervisionato la stampa di milioni di Bibbie in molte lingue. Durante la sua vita ha aperto centinaia di negozi di libri liturgici cattolici e media, molti con Cappelle del SS. Sacramento. Era un editore di quotidiani, riviste e libri, un broadcaster e un regista.

Fu molto devoto alla Madonna e ha dichiarato che non avrebbe mai potuto prendere una decisione senza prima pregare il Rosario. Ha costruito una Basilica a Roma dedicata a Maria, Regina degli Apostoli. É stato presente ad ogni sessione del Concilio Vaticano II. É stato il padre spirituale per decine di migliaia di persone.

La sua visione del nostro mondo mediatico è urgentemente necessaria oggi. Chi è questo prescelto, unico, attualissimo, uomo di Dio?

Beato Giacomo Alberione (1884-1971). Fondatore della Famiglia Paolina, ha fondato 10 congregazioni e istituti per sacerdoti, religiosi e laici, che ha sparpagliato in 50 nazioni. Questa “Famiglia Paolina” è chiamata ad essere San Paolo vivente al giorno d’oggi.

La Luce in sala aveva già accennato al Beato Giacomo Alberione QUI.




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