LA LUCE IN SALA


AGGIORNAMENTI FLASH
11 febbraio 2012, 4:15 pm
Filed under: News

Sono tornato! Sto letteralmente relegando il blog nella sezione “cose da rimandare”… ma questi son giorni di tuono! Ricomincio a dare segni di vita con un velocissimo post di aggiornamento.

CRISTIADA: FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE – Riprese finite già nel 2010, lancio continuamente procrastinato, blog gemellato al sito ufficiale in penoso silenzio dal post “Ci scusiamo per il pesante ritardo”…del 13 Settembre 2010 (e altrettanto dai profili Facebook e Twitter dedicati). Cosa diamine sta succedendo? Insomma, non è un film girato dal mio vicino di casa in cantina con quelli del circolo della briscola avvinazzata: ci hanno lavorato Andy Garcia, Eva Longoria, Eduardo Verástegui, Peter O’Toole… la regia è di Dean Wright…le musiche di James Horner!!! Un film che tuttavia “forse nessuno riuscirà a vedere, dato che da mesi e mesi cerca invano un distributore”, riporta Respinti su La Bussola Quotidiana in occasione di un articolo dedicato ai Cristeros. Tutto tace… ma volendo potremmo prendere per buona una voce che mi piace un sacco. Pare (notate la sottolineatura), stando alle chiacchiere (rinotatela) su vari forum americani e messicani, che la produzione abbia rimandato ancora la premiere per attendere….. la visita in Messico, questa primavera, di Benedetto XVI! La cosa ha un senso… anzi, un bellissimo senso. E qualunque cosa accada non perdiamo l’occasione di riflettere un po': farà la stessa fine che hanno fatto qui da noi There be Dragons, il magnifico Katyn, e tanti altri? Cosacosa? Esiste una censura non cattolica???

THE WAY IN ITALIA!!! – Sarà vero? Un gentile lettore me lo segnala (grazie PM) e i siti di cinema lo confermano: finalmente vedremo THE WAY in Italia da venerdì 29 giugno! Di questo film ne abbiamo già parlato più volte (qui soprattutto) e, considerato che avevo già gettato la spugna, sono contentissimo. Perché c’è da essere ottimisti (anche se il sito della 01 Distribution, al solito, tace)? Perché hanno già cambiato il titolo: IL CAMMINO PER SANTIAGO… Vabbeh, può andare -non mi va certo di stare a tirar fuori il pelo nell’uovo da una notizia del genere-.

Alla prossima!

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Cosacosa? Esiste una censura non cattolica???

Eh.
Mi vien da citare Guido Chiesa, il regista di “Io sono con te”: nella presentazione del film che aveva fatto a Torino, e a cui io avevo assisitito, aveva parlato a lungo delle difficoltà di un film “cattolico”, come il suo, di “fare il botto” (o anche solo di farsi spazio!!). Mi sembra che possa riferirsi a questo una riflessione che lui faceva sul suo blog:

“Se dal punto di vista commerciale il film ha ottenuto finora risultati molto modesti, da quello delle reazioni critiche è stato generalmente ben accolto – il migliore responso per quanto riguarda i miei lavori. Al gradimento della critica ufficiale, poi, ha fatto seguito un significativo gradimento del pubblico”. Il regista vuol riflettere “sul perché un film lodato dalla critica e amato dal pubblico che è andato a vederlo, ha attratto un numero così basso di spettatori al momento della sua uscita in sala. Non credo infatti che l’insuccesso commerciale del film possa essere attribuito solo all’inefficienza della distribuzione, all’inefficacia del titolo o dei trailer, o al basso investimento pubblicitario. Basti pensare che un film come I FIORI DI KIRKUK, presentato allo stesso festival e uscito lo stesso giorno, ma assai meno lodato dalla critica – oltretutto realizzato da un regista sconosciuto, con attori sconosciuto su un tema sicuramente meno vicino alla sensibilità del pubblico italiano come la repressione dei curdi da parte di Saddam Hussein – nonostante tutti questi handicap ha ottenuto il primo weekend di programmazione una media per sala doppia rispetto a IO SONO CON TE. Non ci vuole un genio per capire che qualcosa non torna, che rispetto a IO SONO CON TE si è giocata una partita che con il film in sé non ha nulla a che vedere, alla faccia di chi pensa che questo paese è nelle mani del Vaticano”.

In un altro post, scriveva anche: “L’argomento – e il modo non scandalistico ma neanche agiografico in cui è stato stato trattato – restano un ostacolo insormontabile per molti, troppi. Il cristianesimo, di questi tempi, va di moda se si attaccano preti e Vaticano o se viene innalzato come bandiera identitaria”. “Particolarmente significative, da questo punto di vista”, scriveva anche nel primo articolo, “le numerose mail/recensioni che iniziano con frasi del tipo “mi aspettavo un film diverso”, come se, di fronte al tema del film, prima di poter esprimere un giudizio bisognasse vincere un pregiudizio. Altrettanto significativo il fatto che la maggior parte delle opinioni sia stata espressa da non-credenti, pur essendo un film che, almeno sulla carta, doveva prima di tutto richiamare i credenti. Ma forse proprio quest’ultimi hanno pregiudizi ben maggiori da valicare…”.

In effetti è una cosa su cui mi interrogo, perché non è che in Italia i film a tema religioso siano rigettati in toto: penso a tutte le fiction agiografiche che Rai e Mediaset producono ogni anno, e penso ai buoni ascolti che non mancano di fare…
…non mi sembra che ci sia proprio un rigetto degli spettatori riguardo a questi temi.
Forse dipende dal modo in cui ci si approccia a certi temi?
Forse dipende dalla scelta dei temi, nel senso che ovviamente alcuni argomenti sono “troppo” scomodi e quindi sì, c’è una qualche sorta di censura?
Boh.
Però è buffo: da un lato, le fiction sui Santi che fanno ogni volta share altissimi; dall’altro, questi film che non riescono a sfondare o che non arrivano proprio nelle sale italiane…
boh?

Commento di Lucyette

Gentile Lucycette,
la ringrazio per la sua attenzione e per avermi citato con tanto di fonte: è una correttezza che apprezzo.
Per rispondere alla sua domanda finale, il discorso è più semplice di quel che possa sembrare: le fiction televisive (tutte o quasi mandate in onda da un solo canale, Rai 1) sono prodotti destinati a un pubblico in maggior parte anziano, che esce poco o niente la sera e che vuole un intrattenimento semplice, rassicurante e “prevedibile”, in sintonia con le esigenze dei grandi sponsor pubblicitari. Niente di male in ciò.
Per vedere un film, invece, bisogna uscire di casa, scegliere che cosa andare a vedere e spendere almeno 7.50 euro.
Rispetto al mercato televisivo, è evidente che non si può parlare di censura verso il mondo cattolico o la sua cultura, semmai di un mercato che a priori respinge tutti i prodotti che non rispondono ai requisiti richiesti. Ossia che non sono agiografici o solo moderatamente problematici. A questa censura di “contenuti” se ne aggiunge un’altra, altrettanto perniciosa: il monopolio della società Lux Vide su questo tipo di prodotti, dato che tutti o quasi gli sceneggiati/film televisivi d’argomento religioso sono prodotti da questa casa di produzione.
Rispetto al mercato cinematografico, la tematica è più complessa. Se il mondo del cinema italiano, diciamo pure la cultura italiana, è tendenzialmente anti-clericale – e spesso è anche anti-cristiana, confondendo le due cose -, d’altro canto i cattolici italiani praticanti vanno poco al cinema e, a sentire gli addetti ai lavori, se ci vanno è per guardare film di cassetta, d’intrattenimento spettacolare o commedie. Insomma, i film che tutti vanno a vedere.
Per portarli al cinema a vedere film d’argomento religioso occorre lo scandalo (Mel Gibson, in parte Nanni Moretti) o il diretto invito delle gerarchie ecclesiastiche. La sensazione è che questo tipo di spettatori abbia molta diffidenza verso i film d’argomento religioso e vada a vederli solo quando è stimolato nell’ottica della polemica, o perché è sospinto dai pastori del gregge. E’ il caso quest’ultimo di “Uomini di Dio”, film sponsorizzato da tutti gli uomini di Chiesa, da Monsignor Ravasi a Padre Bianchi, giù fino all’ultimo parroco diocesano. E’ significativo notare come il film di Beauvois – curiosamente, un ateo – sia quello che si può definire un film di bandiera, identitario, assolutamente non problematico dal punto di vista del credente. Anzi, ogni credente, identificandosi con i martiri di Tibhirine, si sente dalla parte del giusto, di chi ha ragione, senza altra complicazione. Mi aspetto che la messa in onda di “Uomini di Dio” sulla Rai otterrà alti indici d’ascolto…
Il problema, in buona sostanza, è una miscela articolata di fattori commerciali (si produce ciò che offre garanzie di resa), religiosi (le strategie pastorali delle gerarchie ecclesiastiche), culturali (il posto del religioso nella nostra società) e antropologici (le abitudini del pubblico).
A me preme porre a voi, e ai credenti in generale, una sola domanda: esiste, per uno spettatore, un modo cristiano di vedere un film, di vivere un’esperienza cinematografica? E, se esiste – come secondo me dovrebbe – che cosa chiede questo spettatore a un film di argomento religioso? E, di conseguenza, che cosa è un film cristiano?
Come vedete non ho citato il mio film: per quanto l’analisi che ho impostato è sicuramente debitrice dell’esperienza di “Io sono con te”, non volevo farne un caso personale. Anche perchè – come ben sa chi legge il mio sito o mi ha incontrato durante le sempre più frequenti presentazioni del film in giro per la penisola – quel che “Io sono con te” non mi ha dato in termini professionali, me lo ha restituito moltiplicato all’infinito dal punto di vista umano e spirituale.
Un caro saluto, Guido Chiesa

Commento di Guido Chiesa

Caspita, che dire? Una visita e un commento del regista Guido Chiesa non possono che essere una graditissima sorpresa! Ringrazio.

@ Lucyette – L’esauriente risposta del Sig. Chiesa rende un po’ insipido il commento che stavo scrivendo ieri sera, in perfetta contemporanea. Lo posto ugualmente oggi così com’è, perché può contenere comunque alcuni spunti.

La questione su quanto sia diffusa a livello televisivo la tematica religiosa è davvero laterale, secondo me. Sono un semplice osservatore, ma credo che il pubblico domestico sia culturalmente e anagraficamente, in buona parte, diverso da quello cinematografico. A cambiare sono anche le specifiche intenzioni di guadagno dei due diversi canali: se in tv abbiamo fiction che sono riempitivi fra uno stacco pubblicitario e l’altro, e attirare un numero alto di occhi diventa fondamentale al punto di potersi accollare la “colpa” di produrre fiction religiose, al cinema il flusso di denaro risente di altre logiche (per non parlare del fatto che al cinema la concorrenza è molto, molto più vasta: per le fiction si decide cosa produrre e direttamente trasmettere, al cinema ci sono annualmente alcune migliaia di titoli diversissimi che sgomitano per ottenere visibilità).

Ma se noi che ne sappiamo poco possiamo solo ipotizzare… sentiamo cos’ha da dire Mario Mazzarotto (che fa eco a Guido Chiesa), distributore del film Katyn (film religioso a livello contestuale, più dirompente sul piano politico – ma i meccanismi del caso penso siano generalizzabili). Gli interventi di Mazzarotto sono stati molteplici, ma segnalo questa intervista perché tratta la questione in modo molto diretto: “Se il Corriere, pubblicato a Milano, scrive che questo è un film da vedere sull’attenti, ma i lettori non trovano un solo cinema di Milano dove lo si proietti, io dico che siamo di fronte a una censura culturale in piena regola. Questo è stato il piazzamento, come diciamo in gergo, nella prima settimana di Katyn. Appena 8 sale in tutta Italia, fra Roma, Torino, Firenze, Genova, Pesaro e Molfetta. Non riesco a farlo dare neppure nella mia città d’origine, Treviso: solo al cinema Manzoni di Paese, dal 21 aprile. E l’aspetto più surreale della vicenda è che sono sommerso da mail, lettere e telefonate d’ingiurie da parte di cittadini che mi definiscono comunista, fazioso, disonesto, incapace. Pensano che il censore sia io!
A decretare il successo di un film è il debutto nelle 12 città capozona: Roma, Milano, Torino, Genova, Padova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Catania, Cagliari, Ancona. I due terzi di esse a Katyn sono state precluse. Non solo: devi arrivare nelle sale più importanti, appena un centinaio su 4.000. Prenda Roma: sono Quattro Fontane, Mignon, Eden, Intrastevere e Fiamma. Ma a noi hanno aperto le porte unicamente Farnese, Madison e Nuovo Aquila. A Milano c’è voluto l’intervento di un’organizzazione culturale, Sentieri del cinema, per farci arrivare dal 3 aprile al Palestrina, una sala parrocchiale. Soltanto da questo week-end siamo anche al Centrale”. L’intervista merita di essere letta integralmente, ci sono altri punti salienti. (http://www.ilgiornale.it/interni/vi_svelo_perche_italia_mi_impediscono_di_farvi_vedere_katyn/film-katyn-wajda-mazzarotto-mostra_venezia/19-04-2009/articolo-id=344842-page=0-comments=1)

Se fossi distributore medio/piccolo, viste le premesse, comprerei Cristiada? Solo se sentissi ardere lo stesso spirito che aveva infiammato i Cristeros, temo. Anche Mazzarotto dice: “[…] continuo a ripetermi che, se l’avessi saputo prima, non avrei certo distribuito il film. Poi però ci rifletto e concludo che no, rifarei tutto ciò che ho fatto. Non perché sia un idealista. Ma per quei 22.000 nelle fosse, senza una lapide, senza un fiore».

Non sono uso a scandalizzarmi più di tanto per queste forme di censura passiva che immagino -con criteri e intensità disomogenei- sarebbero difficile da evitarsi per i più. Non miro quindi a criminalizzare questi atteggiamenti poco neutrali: ognuno discerne da sé e conduce le proprie campagne dosando spirito affaristico-ideali-fiuto. (Ben diverso è comprare un film, parliamo ancora di Katyn, per sbatterlo in magazzino come è stato fatto in alcuni casi, ed evitare che lo compri qualcuno intenzionato a diffonderlo).

Mi fa sorridere un poco che il Vaticano venga tirato in ballo come censore proprio quando un film dallo spirito polemico necessita di più visibilità (vogliamo parlare delle fascette sui libri che gridano “Il libro che il tuo Papa non ti farebbe mai leggere!!!”?)… e sorrido ancora di più quando si rappresentano spettacoli oggettivamente blasfemi (ammantati d’arte fin che si vuole) e, se una parte del mondo cattolico decide di lagnarsi… si grida allo scandalo.

In conclusione non so e non posso sapere in che proporzione un film “cattolico” possa dispiacere a chi si occupa di promuoverlo o affossarlo (o ha comunque la possibilità di mettere bocca); certo il cinema ha un immenso potere comunicativo a tutti i livelli e, ammesso che l’equazione cattolico=scomodo sia davvero effettiva, il pensiero che qualcuno possa remare contro a prescindere dagli incassi mi pare plausibile. Per Katyn la questione poteva essere prevalentemente politica, d’accordo, e nel caso di Uomini di Dio (per certi versi però strategico) o Il Rito (con l’horror passa qualsiasi cosa) o forse The Way (che sembrerebbe più para-cattolico) potremmo avere smentite sufficienti. Vedremo se prendere Cristiada come prova del nove!

@ Guido Chiesa – Sig. Chiesa, le domande che lei pone ronzano da molto tempo anche nella mia testa, e non hanno risposte semplici. In particolare l’ultima, “che cos’è un film cristiano?”. Temo di non avere risposte che vadano oltre una provvisoria considerazione superficiale/ingenua. Sento di poter dire che una sensibilità cristiana (più che un modo) nel rapportarsi al cinema esiste; chiaramente essa è centrale per produzioni che scelgono di calarsi nel campo cristiano (sia in modo reverenziale, che polemico o problematico) e invece generica e sovrapponibile al semplice umano sentire per tutto il resto. A non esistere è un’unica sensibilità cristiana direi, come non esiste un unico modo di essere cristiano (parlando in termini spirituali, di intimità, non di sentimento d’appartenenza a un “sistema” religioso). Posso eventualmente parlare per me, e dire che l’essere cristiano nel mio caso mi porta a chiedere ad un film religioso che veicoli un nucleo di verità evangelica. A me basta questo: più granitica sarà a livello di significato interno al film quella verità, più il film soddisferà la mia sottintesa richiesta spirituale. Con verità non intendo letteralismo evangelico (e ancor meno teofanie su celluloide), ma adesione a un significato, traduzione di un concetto in modo vivido, trasmissione di un contenuto genuinamente cristiano in un contesto non necessariamente tale. Non si tratta unicamente di questo, ma porrei quanto detto come punto di partenza. Dunque potremmo avere un film cristiano nel pieno senso del termine nel caso in cui si riesca nella difficile impresa sopraddetta (penso a The Tree of Life, in senso ampio e per me ovvio, o ad alcune delle più pertinenti opere di Bresson), o cristiano per richiamo nel caso di movimenti su una certa lunghezza d’onda morale (penso al filone pro-life, ad esempio). Mentirei se negassi di provare inoltre un’istantanea simpatia per film di smaccato contesto cristiano (con personaggi sacerdoti-preti-suore-santi), i quali non sempre possono dirsi “cristiani” nel senso che stiamo intendendo, e premono piuttosto su contesti cristianissimi per suscitare fascinazioni religiose (Marcellino pane e vino), dubbi (Lourdes), rovelli psicologici (Il Dubbio), o chissà che altro.

Ringraziandola ancora per questo suo intervento le porgo anch’io i più cari saluti.

Commento di filippociak

Almeno “Katyn” è arrivato in pochissime sale, sorte che, se ho ben capito, non toccherà a “There be dragons”. Maggiori dettagli sono disponibili all’indirizzo http://www.zenit.org/article-29544?l=italian.

Commento di Emilia

L’attesa fiduciosa sta per essere ripagata: “Cristiada” uscrà quest’anno, nel mese di ottobre, grazie alla Dominus Production (mai sentita prima, però sembra una bella realtà). Questo il sito per altre informazioni: http://www.dominusproduction.com/index.php?option=com_rsform&view=rsform&Itemid=95&lang=it.

Commento di Emilia




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