LA LUCE IN SALA


LOCATION CINECATTOLICHE #3
23 gennaio 2012, 2:40 pm
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Eh sì… è passato un bel pezzo dall’ultimo articolo di questa serie, ma il fatto è che avevo scritto un post coi controfiocchi (!) su una location bellissima di un film bellissimo (non chiedete)… salvo poi scoprire nella fase di ritocco -e la cosa mi ha sbattuto parecchio- che trattavasi di location cine-episcopale… Mannaggia a me.

Comunque, il film di cui dobbiamo parlare oggi è L’avvocato del Diavolo (Taylor Hackford, 1997), un titolo carino carino che però non entrerà (probabilmente) mai a far parte dell’olimpo dorato dell’Elenco film di questo blog. Il film, oltre ad alcune riuscite pennellate di richiamo cattolico (che andiamo a vedere) può vantare una morale di tutto rispetto e una rappresentazione del demonio che convince per più ragioni… eppure consente alcune resistenze per il suo indulgere in pasticci escatologici. Avrei potuto metterlo nei film aperti a Dio? Uhm… che in questo film Dio esista è a dir poco scontato… ma non viene utilizzato, mi pare, il tono adatto. Avrei potuto finalmente inaugurare la sezione film fantacattolici? Forse, ma diamo la precedenza a chi se la merita. Resta il fatto che trattando il film di cose religiose, alcune location devono essere approfondite in ogni caso. Potrà sembrarvi a dir poco ozioso… ma sciogliere un piccolo rebus (pochi click) è stato molto gratificante (ognuno si diverte a proprio modo, ohibò). La storia vede il Keanu Reeves di turno, papabile principe del foro per bravura e scrupoli di aria fritta, partire alla volta di New Babilonia (ehm.. York), ed essere accolto con smancerie dal potentissimo John Milton (per gli amici: Satana). Tutto magnifico finché il male sembra proprio volersi palesare… malefico! Comunque, per i soliti motivi che ormai siete stufi di sentire, il regista sceglie esplicitamente di rivelare l’identità di Mr. Milton in una chiesa cattolica. Se sentiste il bisogno di sapere dove è stata girata la suggestiva scena del funerale di Eddie Barzoon (un pezzo grosso dello studio legale in cui approda il protagonista), nella quale vediamo un sornione Pacino aggirarsi nelle navate della chiesa, fissare gingillante i dipinti che mostrano i suoi ex colleghi angeli e poi, con meraviglioso fare tra l’annoiato, il laconicamente provocatorio e il giocoso, far ribollire l’acqua santa immergendovi l’indice, trovereste che il tutto si svolge nella Central Presbiterian Church, al 593 di Park Avenue. Presbiterian? Ma l’interno non può che essere cattolico…e a ben vedere, quando Keanu si precipita in strada fustigato dai rimorsi per i suoi successi professionali, sull’edificio si può leggere chiaramente un cartello che dice “St. Antony’s catholic church”. Una ricerca più approfondita rivela così che l’esterno, aggiustato dal cartello, è proprio quello della Central Presbiterian Church, ma il lussureggiante interno è invece quello della Church of the Most Holy Redeemer (173, East 3rd Street). Insomma, per farla breve al regista piaceva l’esterno vagamente lugubre della chiesa presbiteriana e l’interno cattolico di quella del SS. Redentore.

La Chiesa del SS. Redentore venne fondata dai padri redentoristi nel 1844 in risposta al crescente numero di immigrati tedeschi in città. Sorto infatti in quella che un tempo veniva  chiamata Kleindeutschland (piccola Germania), il complesso religioso, composto da canonica, scuola e convento, era originariamente eretto con struttura in legno. L’attuale edificio religioso venne edificato nel 1851-52, su disegno di un certo Mr. Walsh, e consacrato il 28 novembre 1852. Nel 1913 la chiesa subì un rinnovamento ad opera di Paul Schulz, il quale semplificò l’originaria facciata barocca e ridimensionò la torre campanaria (un tempo alta ben 76 m). I sommovimenti demografici della Grande Mela hanno progressivamente annullato la caratterizzazione etnica del luogo sacro, conosciuto oggi come santuario in onore della Vergine del Perpetuo Soccorso. Nel 1914 la chiesa fu la prima al mondo ad essere dotata di un sistema che consentiva di suonare le campane per mezzo di interruttori. Un altro primato? Nella chiesa, entro una ricca cappella delle reliquie, è custodito il corpo di St. Datian: primo e unico santo di sesso maschile il cui intero “set of relics” (ossia il corpo intero, presumo osservando il tipo di reliquiario) sia stato dato alla Chiesa statunitense (Qui ho trovato le informazioni più utili e tante belle immagini).
La prossima volta che passate da New York e vi va di fare i cattolici alternativi (quelli che non si fiondano subito alla St. Patrick’s Cathedral, insomma) sapete dove andare! Alla prossima.



LOCATION CINECATTOLICHE #2
16 agosto 2011, 1:50 pm
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Abbiamo già parlato del film Romeo + Giulietta di William Shakespeare (Baz Luhrmann, 1996) in occasione del fotogramma/pensiero di San Valentino. Non lo ritirerei in ballo se non fosse per questa rubrichetta (che mi consente di sfogare alcune vere e proprie fissazioni). Avete visto il film? Grossa parte della genialità del progetto, a mio avviso, non sta tanto nello spostare cronologicamente il dramma shakespeariano per eccellenza, quanto nel rendere questo spostamento convincente e coerente col fascino delle ambientazioni originarie. La ricerca estetica è spregiudicata (lo è al punto da restare sullo stomaco a molti) e, come dicevo nel passato intervento, viene fondata grandemente sul contributo immaginifico del cattolicesimo, privilegiandone la declinazione kitsch. La ripresa della gloriosa tradizione religiosa antica nella sua variante mercificata, abbassata nello stile, nei materiali, nei cromatismi, vuole rendere visivamente la stessa operazione cinematografica in corso, la quale costringe Shakespeare nelle forme grottesche di una modernità scomposta. Si sceglie il cattolicesimo non solo, ovviamente, per la sua confidenza plurisecolare con le immagini, ma anche perché di fatto, esso è protagonista nella vicenda dei due innamorati.

Ecco allora, per arrivare finalmente al sodo di questo post, che la chiesa assume il ruolo di location primaria (accanto alla spiaggia/teatro sventrato). Mai come in questa complessa situazione la scelta dell’edificio è stata attenta… e mai come qui trovo che un’ architettura religiosa reale esprima perfettamente l’originale lavorio formale della pellicola. Da qui il desiderio di ritrovare quella chiesa, la chiesa di Verona Beach.

Si tratta della Iglesia del Purísimo Corazón de María, Colonia Del Valle, Mexico City. La Colonia Del Valle, amici giramondo che state già prenotando il biglietto, è la più grande della città; situata in posizione centro meridionale risulta favorita soprattutto dalle classi medio-alte. Ricchissima di grandi parchi e di alberi disseminati lungo le strade, prestigiosi centri commerciali nonché, oltre alla suddetta Iglesia, alcuni simboli della città: la Torre Mexicana, il World Trade Centre e il Polyforum Siqueiros. Ma veniamo subito alla Iglesia: con le sue mastodontiche dimensioni e la sua bellezza, la Iglesia del Purisimo Corazòn rappresenta il simbolo della zona anche per i non cattolici (passa difficilmente inosservata, insomma). Nel 1923 in questo spazio risultava completata una piccola cappella inadeguata ad accogliere la vasta popolazione della Colonia. Dal 1926 al 1929 le porte di questa chiesetta resteranno sbarrate a causa della Cristiada (assieme a quelle di altre 300 chiese cittadine). Al termine del conflitto le celebrazioni vennero legalmente autorizzate, e la parrocchia prese la denominazione attuale. Dal 1938 si attualizza il grandioso ripensamento dell’edificio su progetto di Luis Olvera. I lavori vengono finanziati in massima parte con le donazioni dei residenti, e ultimati già nel 1953 con il posizionamento della statua della Madonna (alta 4 metri) sul culmine della cupola.

L’altezza complessiva del tempio è notevole (96 m), ma originariamente era pensata con uno slancio verticale ancora maggiore. Questo non avvenne perché le autorità ecclesiastiche non acconsentirono (modestia e cautela assieme) al superamento in altezza del Monumento alla Rivoluzione.  Particolarmente felice l’eterodossa commistione di stili e influenze: Art Decò, funzionalismo, suggestioni neogotiche… il tutto realizzato attraverso l’emblema architettonico del’900: il cemento armato. Nel tempio sono profuse magnifiche vetrate, pitture e rilievi, in una riuscita reinterpretazione moderna della spazialità sacra (fatto non scontato di questi tempi ma frequente, stando alla grande panoramica che ho affrontato per preparare questo post, sul territorio messicano).

Capito allora? Quando vi capiterà di visitare Città del Messico… ricordatevi di questa chiesa… e se siete a messa concentratevi! Lo so che Leonardo di Caprio e Claire Danes si sono sposati -e suicidati- su questo altare… ma fate lo sforzo.

Qui potete vedere un video ricco di immagini degli interni. Qui la scena del matrimonio.



LOCATION CINECATTOLICHE #1: CHIESE
25 giugno 2011, 1:16 pm
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Se siete dei veri fanatici del cinema cattolico e dei turisti non convenzionali, eccovi due chiese cinematografiche (per cominciare) da segnare sul vostro mappamondo. Quanti film mostrano delle scene ambientate dentro le chiese? Basta che ci sia un matrimonio o un funerale e il gioco è fatto. E quante volte vi siete soffermati a dire… “wow, questa scena-con-celebrazione-di-sacramento si svolge… in una chiesa! Chissà che chiesa è!”; Per sedare questo e molti altri turbamenti andiamo ad iniziare con questo post più che didascalico!

  • EX (?) CHIESA NEL MOJAVE DESERT, 198ma strada est, Lancaster, California.

Aha! Questa la riconoscerà il 99% dei miei lettori. No! Non è una chiesa cattolica, direte. E infatti… adesso non è una chiesa cattolica (certamente, come mostrano i cartelli alle finestre ora dev’essere più che altro un’attrazione per turisti… hanno rimosso anche la campana! Eppure risulta essere un “Calvary Baptist Church”). Il fatto che la riconosciate dipende in massima parte, o almeno immagino, da un’opera del geniale Tarantino, che qui ha girato alcune scene violentissime e scabrosissime e sanguinosissime (cosa che mi porta a pensare che no, attualmente non sia una chiesa cattolica). Il film in questione è naturalmente lo strepitoso Kill Bill vol. 2, precisamente nel Cap. 6 – Massacro ai due pini (Quentin Tarantino, 2004 – la si vede benissimo però anche nel vol.1). Dunque non solo il film è quanto di meno cattolico si possa concepire… ma in quella sequenza la chiesa stessa  era tutt’altro che cattolica (il prete era sposato, per dirne una). Che ci fa qui allora? L’idea di questo post mi è venuta guardicchiando un film che forse un giorno recensirò per il blog: L’assoluzione (Ulu Grosbard, 1981). Ebbene… ecco qua:

Visto? E’ la stessa chiesa!! E nel poco lontano ’81, con le sue campane, la sua croce, il suo tabernacolo, i suoi quadretti della Via Crucis… era a tutti gli effetti una  piccola chiesetta cattolica. E’ stato rifatto il piccolo portico (sarò di parte ma stava meglio prima) ed è stata sbiancata ben benino (nel film L’assoluzione si diceva di una raccolta fondi per sbiancare la “piccola St. Mary”… evidentemente ci sono riusciti!).

  • CHIESA DI S.MARCO, 940 Coeur d’Alene Avenue, Venice, Los Angeles.

Passiamo alla seconda chiesa. Guardatela: non si può certo dire che sia pittoresca quanto la precedente, ma ha tutto quello che le serve, coniugando il timbro ordinato e composto tipico della casa standard losangelina… a quello di un pulito e funzionale edificio cattolico (senza scadere nello squallore o nel minimal-a-tutti-i-costi). Noi italiani, cresciuti all’ombra di monumentali basiliche paleocristiane, miracolose cattedrali medievali, razionalissimi templi rinascimentali o arzigogolati duomi barocchi… siamo architettonicamente extra-snob. E’ una cosa appurata. Del resto che esistano crudeli sfregi al nostro panorama (nonché all’idea di edificio chiesastico) è un dato di fatto. Ma non divaghiamo: la riconoscete? È la chiesa dove il burbero Frankie tormentava letteralmente il proprio sacerdote con domande sulla Trinità che nemmeo un bambino delle elementari farebbe; ma anche, e soprattutto, la sede dove si esprime quella sentenza di buio assoluto sull’eutanasia…concretata nell’epilogo. Il film è Million Dollar Baby, diretto e interpretato da Clint Eastwood nel 2004. St.Mark…Venice… che cosa simpatica.

Mi fermo qui altrimenti il post mi occupa troppo spazio sulla Home (a furia di foto e mappe!), pensate che volevo fare dieci chiese! Mi sa che è nata una rubrica: aggiungo il “#1″. Alla prossima!




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