LA LUCE IN SALA


MOLOKAI: L’ISOLA MALEDETTA
8 dicembre 2010, 8:40 am
Filed under: Agiografici, Cattolici, Evergreen, Film

(Molokay)

Spagna, 1959, di Luis Lucia, con Roberto Camardiel, Gèrard Tichy, Javièr Escrivà.

Locandina originale del film.

Un titolo a lungo dimenticato, e tornato in primo piano dopo la recente canonizzazione (2005) del suo protagonista. Padre Damiano de Veuster (1844-1890), belga, si offre missionario sulla terribile isola del titolo, un luogo destinato alla quarantena a vita dei lebbrosi. In questo spazio abbandonato dalle istituzioni civili, dove i malati scempiati dal morbo vanno ad attendere la fine, proliferano le condotte più abbiette, (solo lievemente tratteggiate nel film in questione, rivolto com’è, alla sensibilità della metà del secolo scorso.) Il villaggio dipinto nel film deve poter essere tollerato dall’occhio dello spettatore e così, ci giunge fuori campo la labile notizia di uno stupro in corso, un accenno alla promiscuità dei costumi, all’inevitabile generale prevaricazione del più forte sul più debole e, quindi, una sorta di “dittatura mafiosa” da parte del meno convertibile degli appestati, che intercetta e amministra gli scarsi approvvigionamenti inviati dalla terraferma.

Padre Damiano, illuminato da un determinismo ingiustificabile dai suoi contemporanei, si adopererà anima e corpo per impiantare nel più infernale dei bassifondi, la speranza e il germe dello spirito cristiano.

Un film carico di significati validissimi, che si stemperano su una compagine di personaggi secondari, indagati con cura, e rappresentanti ciascuno un diverso approccio alla fede, alla vita, alla morte. C’è la storia d’amore spezzato, la storia di un pentimento, la storia di un’attesa dilaniante (quella della morte) vissuta col coraggio di opporsi al suicidio. Temi forti e meno forti, raccontati tutti con la pacatezza propria dei film dei tempi andati. Se da un lato questo porta  la pellicola a difettare in ritmo e godibilità degli accadimenti, dall’altro si rivela congeniale alla mitezza del cristianesimo

-Se si confessa quell'uomo, che cosa dovremmo fare? -Pensando a lui si ha paura di pensare a noi stessi...

insegnato con la vita, il quale trova uno sviluppo pausato, riflessivo e dunque soppesabile. Alcuni momenti di particolare pathos mostrano gli inevitabili espedienti volti a stimolare l’empatia. Altri, come la visita alle “grotte”, (il luogo ove si rifugiavano i malati terminali), sono invece di grande freschezza. Un titolo sempreverde, sovraccarico di motivi propri del cattolicesimo, (talvota messi in campo in modo assai scoperto) di scambi dialogici semplici, diretti eppure ricchi di insegnamenti brillanti, espressi in modo efficace. Riscoprite questo vecchio titolo: è ora facilmente reperibile nella recente versione restaurata (in dvd) negli esercizi della catena Paoline, o sul sito www.emi.it.

Che nessuno ci compatisca: il mondo è una grande Molokai, ma una Molokai senza sacrificio, senza rassegnazione. Piaghe lebbrose ricoprono gli spiriti senza possibilità di sollievo, perchè coloro che ne soffrono non vogliono curarle, bensì nasconderle. Lebbra più contagiosa di ogni altra, perchè non la si sfugge, ma la si invidia.”(Padre Damiano, nel film)

Una delle visite alle grotte.

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