LA LUCE IN SALA


ENNIO MORRICONE: LA FEDE E LA MUSICA
15 dicembre 2010, 8:00 am
Filed under: I Protagonisti

Ho sempre pensato che nessun sito/blog che intendesse affrontare l’argomento “cinema”, potesse in alcun modo prescindere dal dedicare un post al celebre compositore Ennio Morricone. Forse l’unica possibilità di omettergli un tributo sarebbe accorsa nel caso di un blog rivolto a un piccolo filone della cinematografia, una nicchia insomma (forse  proprio quella religiosa). Invece no! Come rivela Morricone stesso in una bellissima intervista concessa al sito Zenit.org, egli si dichiara un “uomo di fede”. L’argomento che vado a riproporre oggi, nella speranza che non fosse passato sotto agli occhi di tutti a suo tempo, risale a poco più di un anno fa. Se riesumo questa intervista i motivi sono 3:

-1 L’occasione di parlare di Morricone (figura leggendaria del cinema) in una prospettiva religiosa, non conosce data di scadenza, e la necessità di farlo diventa prepotente in un blog che tratta di cinema cattolico.

-2 Quando lessi l’intervista mi dissi: se avessi un blog mio vorrei dare risalto proprio a notizie come questa… che peccato non averne uno!! Il blog è nato un anno dopo, e ho voluto  soddisfare quel desiderio.

-3 Sono un sincero ammiratore del lavoro del Maestro!

Ennio Morricone è noto in tutto il mondo per la creazione di sinfonie immortali, che regalano anima e spessore a film di altrettanto rilievo: una su tutte, quella che è ormai un clichè ricordare ma che (essendo legata a filo doppio alla Chiesa Cattolica, e trattandosi di musica di inesauribile bellezza) ho il dovere di riportare anche qui. Avrete capito di quale sto parlando: la colonna sonora del film di Roland Joffe, 1986: The Mission. Si tratta di una fra le oltre 450 sue composizioni, molte stratificate nella cultura pop, altre eternamente riascoltate ed eseguite, altre quasi dimenticate, ma tutte frutto di un talento straordinario e gradini di una luminosissima carriera, (spintasi fino al farne un’icona della musica).   Andiamo dunque a riscoprire i contenuti più caratterizzanti dell’intervista, estrapolandone dei passi direttamente dai testi disponibili su Zenit.org, irrinunciabili per questo cineblog:

“Penso alla musica che devo scrivere; la musica è un’arte astratta”.

Un intenso ritratto del Maestro.

“Ma certamente, quando devo scrivere su un tema religioso, la mia fede entra in gioco”. Ha spiegato poi di avere dentro di sé una “spiritualità che è sempre presente nel mio lavoro”, ma non è qualcosa che dipende dalla sua volontà, è semplicemente qualcosa che sente. “Come credente, questa fede è probabilmente sempre presente, ma è lì perché sia riconosciuta dagli altri, dai musicologi e da coloro che non solo analizzano i brani musicali, ma comprendono la mia natura, la sacralità e il misticismo”, ha osservato. Detto questo, sostiene che Dio lo aiuti sempre a “scrivere una buona composizione, ma questa è un’altra storia”.

[…] Parlando di un altro appassionato musicista, Papa Benedetto XVI, Morricone dice di avere un'”ottima opinione” del Santo Padre. “Mi sembra un Papa di grande intelligenza, un uomo di grande cultura e anche di grande forza”, afferma. Particolare favore lo esprime per gli sforzi di Benedetto XVI nella riforma della liturgia, un tema a cui Morricone tiene molto.



LA TESTIMONIANZA
14 dicembre 2010, 8:31 pm
Filed under: News

Oggi si è tenuta la proiezione del documentario “La Testimonianza”, diretto da Pawel Pitera, sulla base del libro “Una vita con Karol”

La locandina dell'evento

del Card. Stanislaw Dziwisz, amico e confidente del penultimo pontefice, rimasto al suo fianco per quasi 40 anni. L’auditorium della Gran Guardia (Verona), era semi-deserto, (al massimo 60-70 persone). A detta della presentatrice dell’evento la cosa era forse da imputarsi a un “problema di comunicazione”. Credo non abbiano aiutato il giorno e l’orario. Un peccato, dato che il film confezionato è di ottimo livello. Presenta filmati del tutto inediti e notizie, o precisazioni, mai sentite (da me almeno!). Si trattava inoltre della prima proiezione su suolo italiano, dato che fino ad oggi il documentario era stato mostrato soltanto un paio di volte, in Vaticano.

Il film ripercorre la biografia di Giovanni Paolo II sin dall’infanzia, poi negli anni della formazione scolastica, l’idea di fare l’attore, l’università, e infine il sacerdozio. Si passa poi agli incarichi ecclesiastici in patria, le belle immagini del Concilio Vaticano II e la nomina a Vescovo di Roma. Un percorso minuzioso all’interno della sua vita e soprattutto del suo pontificato. Approfondito e pausato da stralci di intervista a colui che fu il suo segretario, il Card. Dziwisz, e ancora fotografie, riflessioni dello stesso Karol lette dalla voce narrante. Le immagini selezionate sono molto belle, anche quelle ricostruite con attori (per la figura di Karol si è scelto di non inquadrare mail il volto, ma di evocarne la sola presenza), dotate di buona dignità cinematografica. Personalmente mi ha fatto molto piacere “ripassare” le vicende di un Papa che è, e rimarrà, indimenticabile. Interessantissime le notizie sul conclave, sulla vita spartana del Santo Padre, (rimasta invariata nelle abitudini rispetto alla sua provenienza al di là della cortina di ferro comunista), sulla sua forte e alacre attività, su alcuni episodi specifici come l’attentato in Piazza San Pietro, l’incontro col Capo del governo Polacco in occasione della sua seconda visita in patria, l’episodio dell’accoltellamento a Fatima nel 1982 che, lo confesso, mi era sfuggito. Mi ha colpito in modo particolare che sia stato riportato anche del Papa come amministrtore  del rito dell’esorcismo (come accennato da Padre Amorth nei suoi libri). Per ora il film non ha distribuzione, e non ho notizie puntuali al riguardo, ma di sicuro prima o poi tutti potranno vederlo. Nel frattempo, fino al 31 gennaio, l’organizzazione dell’evento si è detta disponibile a raccogliere le richieste di parrocchie, scuole, gruppi vari, per riorganizzare una proiezione. I singoli possono mettersi in lista (sul sito del Comune di Verona i contatti necessari). Sul sito ufficiale è disponibile il trailer. Terminata la visione arriva la nostalgia, l’affetto, ma soprattutto la gratitudine.



ASLAN POTREBBE ESSERE MAOMETTO, BEH…AL CINEMA…
13 dicembre 2010, 5:24 pm
Filed under: News

Aslan

Dopo l’uscita del primo episodio, molto bello, la saga cinematografica de “Le cronache di Narnia” ha finito col causarmi una certa insofferenza. Alcune critiche molto aspre mosse, se ci fosse bisogno di specificarlo, a partire dalla semplice presenza di un sostrato religioso (anzi cristiano), deve aver spinto i produttori a cambiare registro nel secondo episodio. Si nota infatti come i significati e le simbologie siano stati smussati, in modo da non dare a nessuno spettatore pagante un “buon” motivo per boicottare il film. Clive Staples Lewis si oppose sempre a una trasposizione filmica dei suoi libri (chissà perché…). Così, (con l’aggravante di non provare particolare trasporto per il genere fantasy), non posso far altro che lamentare quanto un enorme dispiego di mezzi, senza il sostegno di un profondo messaggio, sia semplicemente un’occasione buttata. Ma ora viene il bello. A proposito del personaggio al quale presta la voce, l’attore Liam Neeson avrebbe dichiarato: “Aslan non è solo un simbolo del cristianesimo, potrebbe essere Maometto, Buddha o qualsiasi altro profeta o altra grande figura spirituale. Aslan per i bambini rappresenta un mentore“. Ora, indulgendo verso la debolezza umana per il politicamente corretto  (o una facile bonarietà), e senza aggiungere nulla di energico, viste le reazioni già esternate, vorrei solo cogliere l’opportunità di riportare un breve passo del caro Lewis: (A Hila, una bambina americana lettrice delle sue fiabe “Le cronache di Narnia”, 3 giugno 1951)

Cara Hila,

grazie davvero per la tua cara lettera e per i disegni. A un tratto mi sono accorto che quello a colori non era una scena in particolare, ma una sorta di sfilata di personaggi come potresti avere in conclusione se ci fosse una rappresentazione teatrale al posto dei racconti.

Clive Staples Lewis

Il viaggio del veliero non è certamente l’ultimo volume: ce ne saranno altri quattro, per un totale di sette. Non avevi fatto caso che Aslan non dice nulla di Eustachio che non torna indietro? Penso che il migliore dei tuoi disegni sia quello del Signor Tumnus alla fine della lettera. Riguardo all’altro nome di Aslan, vorrei davvero che fossi tu a indovinare. C’è mai stato qualcuno in questo nostro mondo che: 1) giunse nello stesso periodo di Babbo Natale; 2) disse di essere il figlio del Grande Imperatore; 3) per la colpa di qualcun altro diede se stesso a degli uomini cattivi che lo derisero e lo uccisero; 4) tornò in vita; 5) viene alle volte chiamato l’Agnello (vedi la conclusione del Veliero)? Pensaci su e fammi sapere la tua risposta! […]

I miei migliori auguri, sempre tuo  – C.S. Lewis

(C.S. Lewis, Prima che faccia notte, racconti e scritti inediti, Bur, 2005, pp.98-99.)



IL GOBBO DI NOTRE DAME
12 dicembre 2010, 8:00 am
Filed under: Cattolici, Di ispirazione, Film

(The Hunckback of Notre Dame)

USA, 1996, di Gary Trousdale e Kirk Wise, voci originali di Tom Hulce, Demi Moore, Tony Jay, Paul Kandel…

La catalogazione di questo film è stata problematica: meglio Evergreen cattolico, o solo cattolico? Alla fine ho optato per la seconda, perché sebbene la Disney tenda a colpire l’immaginario collettivo con prodotti facili a fregiarsi come “ grandi classici”, ho deciso di riservare per la prima categoria un rigore quasi ortodosso. Questo non incide sull’importanza del titolo il quale, per una volta, ci mostra un’ apertura a dir poco sorprendente da parte della colossale casa di produzione americana. Capita, di fronte a tanta considerazione, di chiedersi che cosa possa esserci veramente sotto… ma l’arte gioca ogni tanto di questi scherzi, scalzando la più sospettosa delle tiepide approvazioni con una sostanziale genuinità di intenzioni. Consentiamo perciò alla multinazionale americana (cui vanno egualmente imputati trascorsi a dir poco inquietanti) il beneficio del dubbio… e prendiamo questo film per quello che appare: un tributo significativo alla religione, e un appello al rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo. L’adattamento dall’opera Notre Dame de Paris di Victor Hugo per il pubblico infantile, aiuta certamente a percepire questo “tributo”, viste alcune modifiche notevoli (basti dire della sostituzione dell’originario villain arcidiacono con un ben meno spinoso ministro di giustizia.) Ho sempre osservato, gustandone la visione dal lontano ’96, che quest’opera, nonostante i diffusi espedienti narrativi (gli sketch, i personaggi buffoneschi, l’impostazione “categorica” dei personaggi in eroe, eroina, cattivo) volti a polarizzare l’attenzione dei bambini, fosse in realtà un prodotto dai toni piuttosto grevi, di significato intenso in particolare per gli adulti. Sembrerebbe che l’abilità tipicamente disenyana di mettere d’accordo ogni generazione, qui si sbilanci un pò verso la componente senior del pubblico.

Vorrei dare risalto al coraggio di proporre un protagonista “disabile”, nonché un antagonista come Frollo: accecato da un odio feroce (tipico dell’anti-eroe fiabesco), ma pure da una sensualità disperata, di scarsa proponibilità al pubblico dei piccoli. Ma procediamo con ordine. La sequenza introduttiva che dà l’impostazione della trama è un capolavoro. Con mostruosa crudeltà si compie un delitto fatto passare per esecuzione, proprio davanti alla cattedrale di Notre Dame. A giacere esanime è una zingara fuggiasca, colpevole di supplicare asilo per sé per il piccolo nascosto fra le pieghe materne. L’intervento dell’arcidiacono, invocante la schiacciante presenza della casa di Dio, (dalla quale maestoso Egli incombe, affacciato nella suggestione di centinaia di statue dagli occhi invadenti) impedirà a Frollo di proseguire nell’atto, salvando così il bambino, incriminato di essere affetto da deformità fisica. Il film non indora nessuna pillola: Quasimodo è simpatico, umanissimo, reale nell’interiorità e tuttavia, anche nella “bruttezza” esteriore. Di questo la Disney va infinitamente lodata, perché non è mai facile proporre tematiche delicate quanto queste, e nessuno lo fa volentieri,specie senza usare mezzi termini. Le immagini goticheggianti dell’introduzione scorrono sullo schermo, nel lirismo di belle musiche evocanti il Dies Irae, (accorpate alle scenografie da scampanii cupi), e il tutto mi rievoca i problemi del giorno d’oggi. Non mi sembra di esasperare i simbolismi se nel pozzo in cui Quasimodo sta per essere gettato rivedo il dramma dell’aborto e della selezione degli embrioni (fra l’altro lo ricordo, Frollo è un ministro), e non esagero se la mano protesa dell’arcidiacono e il grido spaventoso della cattedrale mi richiamano gli appelli, ahimè spesso inascoltati, dei vertici cattolici. È il film stesso a dirlo, non io: l’unico luogo in cui Quasimodo può concedersi il lusso di esistere è all’interno della Chiesa, (rifugio cui altri personaggi saranno loro malgrado costretti a frequentare.) Si potrebbe proseguire all’infinito, e leggere di questi simbolismi quasi in ogni sequenza, ma limitandomi a ricordare fugacemente la questione francese sui rom, chiudo qui i parallelismi, per non correre il rischio di risultare didascalico o peggio, noioso. (Senza contare il rischio di intendere più di quanto venga effettivamente comunicato). La vera apoteosi “cattolica” (ma anche cristiana, certo) è un’altra, e a differenza di tutto il resto, non si nasconde fra le righe di una trama avvincente o i lustrini di effetti visivi meravigliosi (pur presenti):

La scena in cui Esmeralda esprime la sua preghiera del cuore è un momento di vera spiritualità. La poverina si rivela intimamente a Dio, gli parla, e a noi è concesso di imparare dalla sua umiltà, dalla sua povertà solo esteriore, dallo spessore del suo sincero altruismo. Voglio ripetermi perché a mio parere la faccenda ha dell’incredibile: non è da tutti arrivare a tanto in prodotti cinematografici di diffusione globale, e il “buonismo” targato Disney (quello delle fate, delle morali ovvie) qui osa, si compromette fino in fondo guadagnandosi ogni ammirazione. Il contrappeso alla canzone di Esmeralda “Dio fa qualcosa”, è costituito dalla preghiera miasmatica del ministro Frollo.

La sequenza è terribile nel mostrare un grave fraintendimento sulla natura celeste, e una religiosità egocentrica e distorta. Frollo è un personaggio dai tormenti eccessivi ma plausibili, e dalla sua snaturata invocazione alla Vergine, oltre che dal confronto con l’approccio di Esmeralda, impariamo qualcosa sul senso del dialogo con Dio e sul significato della preghiera. Abbiamo l’occasione di far tesoro di una lezione impartita dal più comprensibilie e improbabile dei pulpiti. Delizioso lo scontro della metafora con la realtà:

Febo: Buongiorno signore… non vi sentite bene? Frollo: Ho avuto problemi con il caminetto… Febo: …Capisco!

Parliamo ora del  “misterioso campanaro”, al quale non si risparmia alcuna umiliazione: quella pubblica e quella interiore, (assai più cocente per lui doversi disilludere di essere riamato dalla bella Esmeralda, cui solo il capitano Febo può realisticamente aspirare). Il film è amaramente onesto. Il lieto fine, con la cattedrale (vera co-protagonista) che salva dalla morte le due vittime grazie al doccione spezzato da una forza di chiara provenienza, ci esalterà…  ma arriverà presto l’”ombra” di un idillio. Alla fine Quasimodo viene accolto da tutti per aver provato la sua bontà e il suo eroismo: si è, diciamo, guadagnato un passaporto per il mondo. Siamo contenti per lui, tuttavia… questo ci ricorda, per contrasto, che nel mondo vero non esistono certificati sufficienti ad ottenere il… “diritto d’asilo!”.

Proponete questo film ai vostri alunni, comunicandi, figli e nipoti… lasciate che gli si affezionino, che lo rivedano: se ne ricorderanno quando sarà il momento di indignarsi, di schierarsi assieme a qualcuno che è debole.

Alla prossima (ri)scoperta!



WORK IN PROGRESS PER “IL MONDO INVISIBILE”
10 dicembre 2010, 8:00 am
Filed under: News

Sono in corso le riprese del film “Il mondo invisibile” (pronto forse per la metà del 2011), dedicato alla figura di John Henry Newman (1801-1890), cardinale passato dall’anglicanesimo al cattolicesimo e beatificato da Papa Benedetto XVI in occasione del suo recente viaggio in Inghilterra.

Liana Marabini

L’opera porterà la firma di Liana Marabini, regista e scenografa da sempre affezionata agliargomenti ecclesiali e religiosi, regalandoci opere di pregio e l’importante iniziativa “Mirabile Dictu”, un festival sul cinema cattolico (mirabile davvero, vorrei aggiungere).

Personalmente non vedo l’ora di riscoprire il grande Murray Abraham, attore immenso noto per aver prestato il volto (percosso dalla frustrazione e dalle sue irruenti conseguenze), al Salieri di Formann (Amadeus, 1984).

Qui un’intervista significativa alla regista (per conoscerne meglio l’impronta) e qui un approfondimento, da parte della stessa, sui propositi del film.

Aspettiamo!



PROGRAMMAZIONE TV: SISTER ACT
9 dicembre 2010, 6:41 pm
Filed under: News

14 Dicembre (Martedì), h. 21.10, RAI 1

Una delle magnifiche esibizioni della corale diretta da "Suor Maria Claretta".

Sister act, USA, 1992, di Emile Ardolino, con Whoopy Goldberg, Maggie SMith, Kathy Najimy, Wendy Makkena, Mary Wickes…

Un titolo non ancora recensito ma che, a mio parere, lo merita (Very catholic o Evergreen? Che ne pensate?). Una commedia per tutta la famiglia, simpatica, divertente, con un occhio di riguardo per i valori della vita monastica.

Molto belle anche le musiche, vivacemente religiose. Un passaggio televisivo che di anno in anno… non stanca mai! Buona visione!



VERONA: SI PROIETTA “LA TESTIMONIANZA”
9 dicembre 2010, 2:18 pm
Filed under: News

martedì 14 dicembre 2010 – ore 16.00

Presso l’ Auditorium Palazzo della Gran Guardia  –  Piazza Bra

Ingresso libero, ma è necessaria la prenotazione (a partire dalle ore  9.00 del 9 dicembre  2010, presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico – Via Adigetto, 10 – 37122 Verona Tel. +39 045  8077500 – Tel. (2) 800 202525)

Un racconto cinematografico che cerca di presentare Karol Wojtyla così come rimasto impresso nella memoria del suo segretario e amico, il card. Stanislaw Dziwisz, che ha accompagnato il Santo Padre per quarant’anni della sua vita, a partire dagli anni di Cracovia, per arrivare agli ultimi giorni in Vaticano. Il film, in quanto testimonianza della vita di Giovanni Paolo II, presenta nuovi fatti e nuove interpretazioni, specialmente sugli anni giovanili e sulla vita privata di Karol Wojtyla. Uno dei motivi più toccanti l’attentato del 1981 e gli attimi immediatamente successivi, quando si riuscì a salvare la vita di Giovanni Paolo II. (Dal sito del Comune di Verona)



POPIELUSZKO – NON SI PUO’ UCCIDERE LA SPERANZA
9 dicembre 2010, 8:00 am
Filed under: Cattolici, Film

(Popieluszko. Wolnosc jest w nas)

Polonia, 2009, di Rafal Wieczynski, Artur Balczynski, Adam Biedrzycki, Teresa Bielinska, Witold Bielinski.

Questo film non è qualcosa che si vede per passare un paio d’ore, per rinvigorire il proprio spirito o per gustare semplicemente qualcosa di edificante. Questo film deve essere visto da tutti, sia cattolici che non. Abbiamo il dovere di vederlo perché spalanca le coscienze su un passato troppo prossimo, che proprio per questo ci è capitato di dimenticare. L’abbiamo dimenticato o forse, per quanto riguarda i giovani, non abbiamo fatto in tempo a viverlo, (e i programmi scolastici non sono mai riusciti a toccarlo). O abbiamo solo smesso di pensarci (com’è anche naturale e fisiologico), col tacito assenso di tutto un universo intellettuale.

Il lungometraggio parla di momenti schiaccianti: senza questi le circostanze che motivano le vicende ripetute tuttora in svariate parti del mondo (con le dovute differenze), ci appariranno sempre lontane, teoriche, composte solo da titoli di giornali. E invece era accaduto qui, a casa nostra, nel cuore dell’Europa, ieri l’altro.

Jerzy Popieluszko (1947-1984), presbitero di umili origini, si avvicina al movimento operaio polacco assumendo una posizione chiave nella lotta per i diritti sociali in occasione della richiesta, da parte di alcuni scioperanti delle acciaierie di Varsavia, di poter celebrare una Messa all’interno dei picchetti. Egli diverrà così il simbolo dell’azione contro-comunista della Chiesa, unica istituzione non liquidabile tanto facilmente, e baluardo di una libertà cui furono costretti ad appoggiarsi anche i non credenti.

Il film mostra il segno della realtà, il fatto storico (proposto con rigore) è slegato da ogni lirismo, da ogni alone edulcorante volto a mitizzare la figura del martire, e anzi vengono inseriti a proposito e con grande efficacia (sia per la definizione del contesto, sia di richiamo folgorante alla verità), spezzoni tratti dai girati intorno a quei fatti, specie in occasione delle visite di Giovanni Paolo II, che mai come in questo film si palesa figura cardine nel colpire la teoria del caso nella storia. Nonostante questa grande concretezza (quasi cruda), la spiritualità ci sorprende ed avvolge con raro nitore. Indimenticabili le litanie alla Vergine aggiornate al dramma in corso:

Madre di coloro che ripongono speranza in Solidarność – prega per noi

-Sto cercando di allontanare l'odio.

Madre degli ingannati – prega per noi

Madre di coloro che sono stati arrestati – prega per noi

Madre dei minatori che sono stati uccisi – prega per noi

Madre di tutti i processati – prega per noi

Madre dei giovani studenti – prega per noi

Madre di tutti gli attori perseveranti – prega per noi

Madre degli sgomenti – prega per noi

Madre degli indomiti – prega per noi

Madre dei percossi – prega per noi, nel giorno della tua festa, O Regina della Polonia

Madre di coloro che sono stati costretti a firmare delle dichiarazioni contro la loro coscienza…

E, come queste, tante altre parole di insegnamento pienamente dottrinale, dimostrato a fondamento di ogni possibile civiltà. Il finale strugge e distrugge, il martirio concretato in vero odio alla fede si compie brutale e abbondantemente preannunciato. La Polonia piange, il Papa polacco raccoglie, dolorosamente, le gesta di questo santo fratello connazionale. Dio ha tolto… ma di lì a poco il comunismo sarà crollato.

14 giugno 1987



MOLOKAI: L’ISOLA MALEDETTA
8 dicembre 2010, 8:40 am
Filed under: Agiografici, Cattolici, Evergreen, Film

(Molokay)

Spagna, 1959, di Luis Lucia, con Roberto Camardiel, Gèrard Tichy, Javièr Escrivà.

Locandina originale del film.

Un titolo a lungo dimenticato, e tornato in primo piano dopo la recente canonizzazione (2005) del suo protagonista. Padre Damiano de Veuster (1844-1890), belga, si offre missionario sulla terribile isola del titolo, un luogo destinato alla quarantena a vita dei lebbrosi. In questo spazio abbandonato dalle istituzioni civili, dove i malati scempiati dal morbo vanno ad attendere la fine, proliferano le condotte più abbiette, (solo lievemente tratteggiate nel film in questione, rivolto com’è, alla sensibilità della metà del secolo scorso.) Il villaggio dipinto nel film deve poter essere tollerato dall’occhio dello spettatore e così, ci giunge fuori campo la labile notizia di uno stupro in corso, un accenno alla promiscuità dei costumi, all’inevitabile generale prevaricazione del più forte sul più debole e, quindi, una sorta di “dittatura mafiosa” da parte del meno convertibile degli appestati, che intercetta e amministra gli scarsi approvvigionamenti inviati dalla terraferma.

Padre Damiano, illuminato da un determinismo ingiustificabile dai suoi contemporanei, si adopererà anima e corpo per impiantare nel più infernale dei bassifondi, la speranza e il germe dello spirito cristiano.

Un film carico di significati validissimi, che si stemperano su una compagine di personaggi secondari, indagati con cura, e rappresentanti ciascuno un diverso approccio alla fede, alla vita, alla morte. C’è la storia d’amore spezzato, la storia di un pentimento, la storia di un’attesa dilaniante (quella della morte) vissuta col coraggio di opporsi al suicidio. Temi forti e meno forti, raccontati tutti con la pacatezza propria dei film dei tempi andati. Se da un lato questo porta  la pellicola a difettare in ritmo e godibilità degli accadimenti, dall’altro si rivela congeniale alla mitezza del cristianesimo

-Se si confessa quell'uomo, che cosa dovremmo fare? -Pensando a lui si ha paura di pensare a noi stessi...

insegnato con la vita, il quale trova uno sviluppo pausato, riflessivo e dunque soppesabile. Alcuni momenti di particolare pathos mostrano gli inevitabili espedienti volti a stimolare l’empatia. Altri, come la visita alle “grotte”, (il luogo ove si rifugiavano i malati terminali), sono invece di grande freschezza. Un titolo sempreverde, sovraccarico di motivi propri del cattolicesimo, (talvota messi in campo in modo assai scoperto) di scambi dialogici semplici, diretti eppure ricchi di insegnamenti brillanti, espressi in modo efficace. Riscoprite questo vecchio titolo: è ora facilmente reperibile nella recente versione restaurata (in dvd) negli esercizi della catena Paoline, o sul sito www.emi.it.

Che nessuno ci compatisca: il mondo è una grande Molokai, ma una Molokai senza sacrificio, senza rassegnazione. Piaghe lebbrose ricoprono gli spiriti senza possibilità di sollievo, perchè coloro che ne soffrono non vogliono curarle, bensì nasconderle. Lebbra più contagiosa di ogni altra, perchè non la si sfugge, ma la si invidia.”(Padre Damiano, nel film)

Una delle visite alle grotte.



MARIO MONICELLI
7 dicembre 2010, 11:35 am
Filed under: News

Doveroso per questo blog trattare, col consueto ritardo (presto prenderò il ritmo, promesso!), una notizia spiacevole: la sera del 29 novembre si è spento, con gesto disperato, una figura protagonista della commedia italiana: Mario Monicelli.

Una carriera brillante, dispiegata in 60 anni di intensa attività registica e di sceneggiatura, che ne ha fatto uno dei nomi più rappresentativi del Cinema italiano. Notoriamente ateo, la sua ultima affermazione di sofferenza e vuoto, il salto dal quinto piano dell’ospedale S. Giovanni di Roma, si presta alle strumentalizzazioni di chi vorrebbe l’eutanasia come procedura medica di routine. Non facciamoci distrarre, e ricordiamo che il suicidio deve essere un principio inaccettabile anche da un punto di vista esclusivamente laico. Se così non fosse perderebbe qualsiasi senso anche il semplice alzarsi la mattina. Se qualcuno è stato abbandonato, lasciato nella desolazione con i suoi problemi e sofferenze, il deficit istituzionale (ma anche di ognuno di noi), sta nel non aver visto, nel non aver voluto (o potuto) intervenire, e non nell’avere lasciato che “facesse da solo” nell’ultimo momemento.

Qui un ottimo articolo che soppesa, con la dovuta lucidità, il triste fatto di cronaca.




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