LA LUCE IN SALA


FOTOGRAMMA/PENSIERO #5: ROMEO + GIULIETTA DI WILLIAM SHAKESPEARE
13 febbraio 2011, 11:36 am
Filed under: Fotogramma/Pensiero

(William Shakespeare’s Romeo + Juliet,  USA 1996, di Baz Luhrmann)

Lo confesso: amo moltissimo la rubrica Fotogramma/pensiero… e dunque non potevo esimermi dal dedicarle un post in occasione della festa dell’amore romantico. Se (e “temo” sia proprio così), San Valentino è la festa del cliché, devo stare in tema e festeggiarla proponendo qualcosa che sia a dir poco scontato, e direi che con Romeo e Giulietta andiamo sul sicuro (aggiungeteci che sono di Verona e il pastrocchio è bell’e fatto). Una parte di me però si ribella a quest’accettazione passiva del precostituito, si dibatte fuoriosamente costringendomi a non una, ma a ben due azioni di dissidenza! Cominciamo con la scelta della versione cinematografica: Baz Luhrmann o lo si ama follemente o lo si detesta senza riserve… Non c’è bisogno che vi dica, data la ricorrenza, da che parte sto (con tutto il rispetto per l’ottimo e compostissimo Zeffirelli). In questo film l’arci-noto dramma shakesperiano si catapulta credibilmente ai nostri giorni con un gioco che, rivelandosi tale, costruisce il sublime tragico con meccanismi geniali che muovono dall’estetica kitsch e dall’esasperazione di contesti e personaggi comprimari (grotteschi ma, alla fine, persino più dolenti). Il cattivo gusto di ambienti e scelte registiche da videoclip si trasmuta, in poche parole, in vera arte. L’ aderenza al testo originale coinvolge nel discorso anche l’estetismo cattolico che, tradizionalmente, ben si presta alla “sublimazione” kitsch. Un’amore che all’epoca in cui fu scritto doveva passare per il sacramento fa della sua riproposta moderna un’opera di attualizzazione indiretta del matrimonio e del ruolo sacerdotale nella vita dei giovani (se tralasciamo gli scherzi del fato, ovvio). I fotogrammi da selezionare mi hanno creato più di un’incertezza, e veniamo così al secondo atto di dissidente afasia: la scelta del fotogramma. Niente scene di matrimonio (ne abbiamo a iosa in quasi tutti i film romantici), niente scene dell’abbraccio mortale illuminato dai crocifissi con luce blu al neon (questa forse era più originale…ma troppo poco “cattolica”) ma, piuttosto, un superato imberbe Leonardo di Caprio che aiuta Frate Lorenzo nella vestizione prima della messa (quando ci ricapita?).

Concludo con: una precisazione (i Montecchi nel film non sono protestanti come si legge in giro, ma cattolici); un richiamo (riscopriamo, dato una recente pubblicazione, che anche il Bardo era probabilmente cattolico!); un pensiero d’affetto ( per Pete Postlethwaite, cosa che mi ha condizionato nella scelta dell’immagine) e, infine, un augurio di buon San Valentino a tutti! (single compresi…)

Alla prossima!

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6 commenti so far
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Ehi, ma grazie per la citazione! :-D
E… grazie anche per questo post: non avevo mai visto il film, e non avevo assolutamente idea che potesse essere anche solo minimamente “cattolico”. A questo punto mi hai incuriosita :-)

Uh, a proposito di film d’amore “aperti a Dio” (cristiano è una parola un po’ troppo grossa): hai presente Al di là dei sogni? Quando ero alle scuole medie, lo adoravo, l’avrò visto a ripetizione almeno una cinquantina di volte… poi mi sono scocciata, col risultato che è da anni che non lo rivedo, e non mi ricordo più i dettagli ;-)
Però mi ricordo l’idea di base, che era molto originale: l’amore eterno dopo la morte, l’inferno, il paradiso… (Anche se, appunto, non si tratta di Paradiso cristiano propriamente detto: è un film aperto a Dio, non cattolico)

Commento di Lucyette

Quando ci vuole ci vuole! :-D
Beh, sai…non è proprio proprio un film cattolico… ha delle suggestioni cattoliche, questo sì. Frate Lorenzo è certamente una figura centrale(come lo è nella tragedia del resto). In questa rubrica tratto i film che hanno solo dei rimandi, degli accenni anche solo estetici o superficiali al cattolicesimo, giusto perchè non vadano sprecati… per raccoglierli anche se sono piccoli.
Si, conosco Al di là dei sogni.. e hai ragione: sicuramente afferma decisamente la vita oltre la morte e per questo si, è aperto a Dio. Da piccolo anch’io l’ho guardato molto spesso… è bellissimo visivamente, concettualmente (quasi un nuovo mito di Orfeo ed Euridice)… ma ora, pur continunando ad apprezzarlo come film…forse lo sento un pò new age :-)
Comunque è una buona idea, lo recensirò come “Aperto a Dio”, magari al prossimo S. Valentino! Mi aveva colpito tantissimo, come idea, il fatto di rappresentare l’inferno come una chiesa rovesciata: davvero efficace!!

Commento di filippociak

Ciao, ne approfitto qui per chiederti: cosa ne pensi del film ‘Al di là dei sogni’?
Era da un po’ che volevo chiedere…

Commento di JE

Ehilà Je, ciao!
Si, come dicevo proprio qui sopra a Lucyette, trovo che sia un film molto piacevole, carico di suggestioni veramente forti (a cominciare da quelle che preferisco, legate all’idea di una pittura che si fa ambiente). E’ un film che mi è piaciuto molto ma che, crescendo, ho iniziato a trovare un pò troppo… slegato dall’idea di paradiso cristiano. Questo ovviamente non è un demerito, ma un motivo di titubanza per un blog che si propone invece come prettamente cristiano. La cosa si risolve comunque, e pienamente, nell’idea di includerlo (in futuro) nella sezione “aperti a Dio”. Sono moltissimi gli spunti che offre per riflessioni preziose, una fra tutte quella che nasce dall’idea di un inferno come stato dell’anima, piuttosto che come luogo. Un inferno come cecità della persona, piuttosto che come condanna inflitta. Insomma direi che in questo è persino teologicamente accattivante. Mi richiama il libro “Il grande divorzio”, di Lewis… che ti consiglio!

Commento di filippociak

Sì infatti mi interessava un parere perchè essendo io molto rigorosa su questi temi, nonostante gli evidenti riferimenti alla new age e alla scrittura automatica (ovviamente condannati dalla Chiesa e devianti) l’ho trovato illuminante nella conclusione che esiste un Amore e una fede superiori alle regole (mi riferisco ad esempio a non poter vedere i suicidi senza uscirne ‘vivi’)che vince … riattivando l’amore alla vita all’amore della sua vita.
La morte del chicco di grano che genera vita…. non so, ho visto molti riferimenti.
Per me invece l’ha rappresentato e definito bene l’inferno come luogo fisico (insieme a quello che hai detto tu e che ha reso in modo altrettanto significativo)… tutti quei volti senza volto, quel gelo freddo e buio…
E’ un film che non mi stanca mai e sempre mi rigenera alla speranza… nonostante quegli episodi di cui prima che l’avrebbero squalificato a vita nei miei schemi di giudizio.
Anche questo è un pregio del film.
Mi ha superato e vinto, forse perchè davvero l’Amore (quello vero che si dona e muore per) vince tutto.
ciao, scusa la lunghezza.

Commento di JE

Si è vero… è rappresentato molto bene anche come luogo fisico… dantesco, se non ricordo male! Non preoccuparti per la lunghezza… anzi, ben venga! Sarebbe magnifico se il blog diventasse un cineforum virtuale!!

Commento di filippociak




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