LA LUCE IN SALA


FOTOGRAMMA/PENSIERO #7: TITANIC
5 marzo 2011, 12:49 pm
Filed under: Fotogramma/Pensiero

(Titanic, USA 1997, di James Cameron)

Il colosso nautico simbolo del progresso di inizio 900 si è riproposto in formato kolossal al limitare dello stesso secolo. James Cameron, pur con qualche concessione rosa di troppo, ha creato una poderosa macchina filmica capace di metabolizzare una quantità di piani di lettura, significati, personaggi minori e storie di contorno, davvero notevole. Proprio fra queste storie secondarie, parallele al grande melodramma romantico, (e a riprova dell’accurata ricerca storica preliminare alle riprese) abbiamo anche alcuni fotogrammi dedicati al sacerdote cattolico Thomas Byles, preziosi per la nostra rubrica.  Essendo la sua storia di grande interesse vi propongo alcuni stralci da un articolo a proposito, firmato dall’eccezionale Messori sulla rivista Il Timone (che approfitto per consigliare calorosamente).

Sappiamo molto […] delle ultime ore dell’inglese, Thomas Byles. Figlio di una agiata e nota famiglia imparentata con la nobiltà, laureato a Oxford, anglicano per nascita e formazione, con un lungo processo interiore giunse alla decisione, vicino ai quarant’anni, non solo di farsi cattolico ma – scandalizzando ancor più la sua famiglia – di farsi sacerdote secolare. Studioso e autore di libri non aveva esitato, per umiltà, a fare il parroco in un villaggio rurale dell’Inghilterra per i poverissimi contadini cattolici irlandesi emigrati. Nell’aprile del 1912, don Thomas accolse l’invito del fratello di celebrarne le nozze a New York, dove era divenuto un importante industriale.
Voleva viaggiare su un piroscafo più modesto ma la Compagnia lo dirottò sul Titanic anche perché si voleva che il viaggio inaugurale registrasse il tutto esaurito. Da amici facoltosi, si fece comprare un altare portatile e il necessario per la Messa in viaggio e, appena salito sulla enorme nave dai quattro fumaioli alti come campanili, ottenne dal capitano il permesso di attrezzare a cappella cattolica un angolo della terza classe, dove celebrò tutti i giorni. I suoi fedeli erano soprattutto i passeggeri della terza classe, povera gente che andava a cercare fortuna in America.
Il 13 aprile era Pasqua, il giorno dopo, Lunedì dell’Angelo celebrò quella che sarebbe stata la sua ultima messa. Una signora che vi partecipò e che riuscì a salvarsi ricordò bene come, nell’omelia, parlasse del «naufragio spirituale che tutti ci minaccia» e della necessità, dunque, di «aderire alla fede come a un salvagente». Parole, purtroppo, profetiche. […] Sono molte le testimonianze, raccolte tra i superstiti, sulle ultime ore del sacerdote: resosi conto della tragicità della situazione, don Thomas Byles si impose, da inglese di gran classe oltre che sacerdote, la massima calma e si diede da fare con l’equipaggio perché l’imbarco nelle poche scialuppe avvenisse con ordine e rispettando il precetto, consueto in mare, del «prima le donne e i bambini» e poi i più giovani tra gli uomini. Marinai, autorità e infine il vicecomandante stesso lo invitarono pressantemente a salire eglistesso su una barca, ma ebbero come sola risposta un sorriso un po’ ironico.
Coloro che ormai sapevano che per essi non ci sarebbe stato posto né, dunque, scampo si affollarono attorno a lui. Anche qui con calma, ordinò che si mettessero in fila e che passassero uno ad uno: poche parole, una brevissima giaculatoria e poi l’assoluzione in articulo mortis.
Avvicinandosi la fine, con il Titanic ormai sbandato su un fianco, impartì l’assoluzione collettiva a quelli che non avevano avuto il tempo di passare davanti a lui e chiese alla folla attorno di inginocchiarsi: in piedi in mezzo ai morituri, incominciò e riuscì a portare a termine il Rosario.
Molti lo videro in questi ultimi istanti, alla primissime luci dell’alba, dalle barche tutt’attorno alla nave, e testimoniarono che sino agli ultimi istanti risuonò il canto del Salve Regina da lui guidato e soffocato poi dalle urla di chi stava affogando quando la nave si impennò verso il cielo e cominciò a sprofondare.
L’anno dopo, andò a Roma e fu ricevuta dal papa, il santo Pio X, la coppia di New York che padre Thomas non aveva potuto sposare. Il pontefice, cui erano giunte solo notizie vaghe, si fece raccontare la vicenda e alla fine, commosso, disse che quel sacerdote era «un autentico martire della fede, per il rifiuto di salvarsi – salvando così altri – e un coraggioso testimone del Cristo». Tra i cattolici inglesi, in effetti, è ancora ricordato e venerato. (V. Messori, Santo prete sul Titanic in Vivaio, “Il Timone”  n. 87, XI, Novembre 2009, p. 64.)

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2 commenti so far
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Che bella storia.
Non la conoscevo, così dettagliatamente (cioè: sapevo che il sacerdote era esistito veramente, ma non conoscevo bene la sua storia).
Ho fatto qualche ricerca su Google, e ho scoperto che di sacerdoti (sia cattolici che protestanti) ce n’erano anche altri, sul Titanic. Pare che ci fosse un giovane sacerdote lituano (se non ricordo male) per cui è anche stata avviata una causa di beatificazione!

Commento di Lucyette

Si Lucyette, è giusto ricordare anche loro! Li avevo frettolosamente espunti dal testo per concentrarmi sul fotogramma, ma rimedio subito: ” […] solo tre i sacerdoti cattolici: la nave, in effetti, faceva rotta tra le due maggiori potenze protestanti, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Erano un benedettino bavarese, un prete diocesano lituano e un sacerdote inglese. I primi due si inabissarono con la nave e non si hanno testimonianze su di loro. Ciò che è certo è che fecero l’estremo sacrificio richiesto a fedeli di Cristo, morendo per lasciar vivere altri.” (ibidem)
Che coraggio…

Commento di filippociak




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