LA LUCE IN SALA


PERSONAL #2: FENOMENOLOGIA DEL CINEMA-LUOGO pt.1
10 marzo 2011, 7:33 pm
Filed under: Personal

Convinto che ogni tanto debba concedermi una finestra per sproloquiare in libertà in modo da creare un’atmosfera amichevole, vi parlerò quest’oggi di un tragico controsenso che anima il mio essere cinefilo. È una confidenza, per cui, acqua in bocca… ma sono un’amante del cinema che… non ama andare al cinema. Immagino che possa suonare abbastanza grave come rivelazione e che, in fondo, sarebbe come dire che un amante d’arte non gradisce le mostre, o che un gourmet mangia solo cibi surgelati… ma purtroppo è proprio così: vado al cinema davvero, davvero di rado. È un fatto grave “solo” sul piano ideale, in quanto al giorno d’oggi la distribuzione per l’Home Video è assai più agile rispetto a qualche tempo fa e le tecnologie più recenti garantiscono una qualità per nulla secondaria a quella ricercata da chi si fionda, abitudinariamente, al cinema. Ma sono veramente così arido da rinnegare il valore di recarsi al cinema? No, affatto. La magia del cinema nasce (escludendo in questo discorso il sottinteso processo creativo, e rivolgendoci alla nascita dell’opera in quanto opera percepita dall’occhio/cervello, dell’opera che esiste insomma in quanto a esistere è il suo pubblico) nasce, dicevo, al cinema-luogo. Recarsi a incontrare un’opera è un preciso compito dello spettatore che può, così facendo, spalleggiare in prima persona nello specifico l’operato, il pensiero, la carriera di un regista, attore, sceneggiatore particolarmente amato o seguito e, nel generico, contribuire col proprio interesse diretto a far girare la voluminosa macchina del cinema, sia nell’aspetto più prosaico del contributo finanziario, sia in quello più immanente dell’incentivo solidale/spirituale a quell’operazione, quella ricerca, quell’estetica/filosofia. Il cinema ovviamente non è solo questo… è luce che si spegne, è immersione totale nel film garantita da un luogo che è voluto proprio per garantirlo. Ma allora?

Ebbene, a costo di apparire per quell’arcigno pedante esteta che sono… dirò che, pur reputandomi una persona abbastanza paziente, quando sento la gente che parla al cinema, un pezzo di me muore (e fatalità sempre un pezzo della parte razionale). Ora mi affretto a controbilanciare: non ho niente contro le risate o gli spaventi collettivi che sono quanto di più istantaneamente empatico con un totale sconosciuto si potrà mai costruire (e dunque qualcosa di miracoloso e bellissimo), ma bensì io veramente odio, e lo dico spudoratamente su un blog cattolico, le persone che PARLANO… le persone che BLA BLA BLA. Ora, se ci siamo recati tutti nel tempio del cinema per celebrare il rito pagano del proiezionismo contemporaneo, perché tu, donna o uomo pagante quanto me, parli del libro che hai letto ieri (magari proprio quello da cui è tratto il film), o del Mirko/Marika che ti ha guardata/o così, o del fatto che a cena avete mangiato troppo pesante e forse (lo dite voi eh, non io) era meglio se saltavate il cinema e andavate a casa??? Non mi pare di fare la figura del misantropico rompiballe. Io so (ma veramente) di avere un deficit comportamentale per cui quando guardo un film non apro bocca fino alla fine, non mi muovo fino alla fine, mi sforzo di ignorare commenti e rispondere alle domande in meno di due parole e, se posso, il film me lo vedo… da solo, da vero sociopatico, per capirci. E so anche di praticare l’arte zen del controllo, per cui se uno ha la tosse ovviamente mi disturba ma non mi dà fastidio; se uno bisbiglia ok… in fondo si va al cinema anche per stare insieme no? Una fugace battutina all’orecchio che sarà mai? Se uno sgranocchia i popcorn… beh, non è piacevole, ma fa parte del rito del cinema no? E per estensione ne fa parte pure il fondo della Coca risucchiato dalla cannuccia. Non mi infastidiscono per nulla i bambini che anzi, quando sono il pubblico di un film concepito per loro divengono parte stessa dell’esperienza cognitiva. Ma quando qualcuno PARLA… beh, quando parla… prometto solennemente che non metterò mai più piede al cinema. Si, lo so, potrei essere rompiballe fino in fondo e zittire il maleducato di turno… ma non fa parte di me. Mi piace coltivare le mie isterie nell’intimità, nel luogo caldo e accogliente che è la mia psiche (martoriata). Non capita spesso, grazie al cielo, altrimenti al cinema non ci metterei proprio piede, ma quando capita quella volta ogni due… beh, è sufficiente. Anche perché… non so se lo avete notato, ma quando qualcuno ha la sfrontatezza di parlare al cinema, ha la sfrontatezza di farlo per lunghe parentesi discorsive. I peggiori sono gli adolescenti, o i giovani ante maturità in genere… perché credono che il buio di una sala dia loro lo stesso potere che si prendono nell’ultima fila di una classe affollata… e se gli scappa, passano pure tutto il tempo del film a scalciare allegramente il sedile che hanno di fronte. Il secondo posto va ai cinquanta-sessantenni che, con l’atteggiamento di chi dalla vita ha ottenuto abbastanza (e dunque un film risulta in sovrappiù), non si rassegnano allo spreco di tempo riciclandolo chiacchierando a tono medio-normale. Il terzo posto va alle persone (di solito ragazze) che ammettono con dovizia di particolari, (a voce alta perché terrorizzate), di star avendo decisamente troppa paura per il film horror cui sono state obbligate da fidanzati/amici/nemici a presenziare.

Ma ora veniamo all’antidoto degli antidoti.

Qualora il pubblico in sala non fosse silente come una tomba, sapete quand’è che tutto diventa sopportabile? Esattamente quando capita di accorgersi che un film sta parlando a tutti con efficacia, indifferentemente dall’età, il tipo sociale o l’interesse per il film, andando a tramutare quella che prima era una massa scomposta, in un unico corpo umano rapito e attonito nel silenzio da un momento di forte dolore, paura, tensione, attesa… un momento assoluto che viene trasmesso con l’universale linguaggio delle immagini e del mutismo, e che equipara ognuno all’umanità dell’altro: è bellissimo, e vale ogni sopruso uditivo precedente… C’è, in quel panico momento di sospensione (della platea e della pellicola), un secondo in cui mi ritaglio un pensiero per rendermene conto, sacrificando di cuore una manciata di fotogrammi al momento della vita, alla sincronia emotiva dell’uomo, un uomo che sa capire sempre il linguaggio telepatico dell’arte, il linguaggio del cinema.

Anche se non vado spesso al cinema lo ammetto… nel salotto di casa tua, questo non succede. (continua)

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5 commenti so far
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Vero! A me è rimasta particolarmente scolpita nell’anima (sì) un evento pari a quello da te descritto, una scena talmente alta toccante e colma di bellezza che la maggior parte della gente piangeva (sì) ma dall’eccesso di bellezza e una sconosciuta vicino a me mi sorrise come se fossi la sua migliore amica lasciandomi condividere completamente la sua emozione.
Era il film IL CONCERTO di Radu Mihaileanu.
Una commozione collettiva per eccesso di bellezza, indimenticabile.

Poi un altro episodio, molto tenero.
MONSTERS&CO. Cinema all’aperto, ritrovo un carissimo ex compagno di classe con la figlioletta di una decina d’anni (mai vista prima) seduta fra me e lui … più di una volta durante la proiezione condivideva con me i momenti più toccanti della storia (davvero bella anche questa) includendo poi, ma solo poi, anche il padre…. ecco, in quell’occasione mi sentii un po’ a disagio perchè all’improvviso mi sentivo sul divano di casa loro invece che al cinema :)
Aspetto la seconda parte, buon fine settimana!
(Poi, se vuoi, mi piacerebbe condividere qualche pensiero su Lost, che sto vedendo ora per la prima volta e davvero mi coinvolge particolarmente, incredibile ma vero … molto introspettivo e davvero interessante!)
ciao

Commento di JE

Je, hai raccontato degli episodi davvero curiosi! In particolare il secondo è veramente notevole… quasi un momento…da film! Io non ho dei ricordi così interessanti da condividere purtroppo!
Sono contentissimo di parlare di Lost, e sono contentissimo che tu sia una neo-estimatrice. Sarò felice di chiacchierare con te a proposito di questo bellissimo telefilm… ma temo dovrai perdonare una certa smemoratezza (glom! Moltissime cose proprio non le ricordo!) A presto allora!

Commento di filippociak

Che dire…. è già tanto se uno riesce a seguire la trama (di Lost) mentre lo si guarda… figurarsi ricordarselo!
Pazzesca comunque la psiche dell’autore, davvero davvero.
Buona settimana,ciao!

Commento di JE

QUANTO APPROVO QUESTO POST.
In genere la gente mi prende per matta quando dico che a me non piace andare al cinema, ma veramente a me non piace!
Voglio dire: un film lo puoi vedere anche a casa tua in DVD. Spegni la luce, ti metti sul divano, ti concentri, fai silenzio assoluto, e te lo godi allo stesso modo. L’unica differenza è che lo schermo è più piccolo, vabbeh.
Onestamente, l’idea di spendere 7/10 euro per dovermi prendere il disturbo di uscire di casa, andare al cinema a un orario ben preciso, rischiare di trovarmi con un tizio che chiacchiera, un tizio con la tosse, un tizio spilungone seduto davanti a me… ma chi me lo fa fare?
A casa, posso guardare film in tutta tranquillità, quando pare a me, spaparanzata sul divano… insomma!

Commento di Lucyette

Sottoscrivo tutto in pieno Lucyette… sottolineando in particolare il fattore prezzo. Oggi come oggi scelgo di affrontare questa spesa solo in occasioni ben mirate: insomma con la stessa cifra, aspettando un pò, quasi quasi riesco a comprarmi il dvd e possedere quel titolo per sempre. Se dovessi andare a vedere tutti i film che mi interessano resterei praticamente al verde. Aggiungici che da luglio è previsto il rincaro di un euro… :-( Il cinema va bene come momento conviviale, per fare qualcosa con gli amici, secondo me, così poi si esce e si parla del film. Quando sono andato a vedere Il Rito, l’altro ieri, c’era una coppia accanto a me che ha litigato per tutto il tempo, lui per seccarla stropicciava il sacchetto di caramelle… (solo che seccava più me di lei)… e una ragazza nelle prime file rideva sguaiatamente nelle scene drammatiche… Perchèèè????

Commento di filippociak




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