LA LUCE IN SALA


MAGNOLIA
14 marzo 2011, 7:45 pm
Filed under: Aperti a Dio, Film

(Magnolia)

USA 1999, di Paul Thomas Anderson, con Tom Cruise, Philip Seymour Hoffmann, Julianne Moore, Jason Robards, Philip Baker Hall, John C. Reilly…

Se La Luce in sala fosse un blog che assegna le “stellette” (cosa che non è), Magnolia eccezionalmente ne avrebbe dieci tonde tonde. È stato scritto un po’ di tutto sia nel bene che nel male… ma non ho ancora trovato una lettura che ne consideri il significato più scomodo. Quando la critica di un titolo è mescolata all’interpretazione è quasi sempre condizionata dall’interiorità di chi la elabora, per cui vorrei raccomandare a quanti stanno leggendo di astenersi dal proseguire senza aver visto prima il film: questa non è una recensione, ma una traduzione che rovinerebbe la vostra percezione. Se stavate leggendo per farvi invogliare nella visione… beh, vi raccomando esplicitamente di guardarlo… (insomma, dieci stellette!!!)

Perché Magnolia è un film aperto a Dio? Credo che quanti avessero preso l’epigono della trama come un dardo del nonsenso potrebbero storcere il naso o ritenere una lettura nello stile di chi scrive arbitraria e forzata. In realtà osservo periodicamente Magnolia sin dal 1999, l’anno di uscita, e non sempre sono stato di questa opinione. Maturando e pensando e ripensando mi sono arreso a quella che mi è sembrata l’evidenza. I travagli esistenziali dei nove protagonisti dibattentisi nel mare oscuro della vita per ben tre lunghe ore, (“La vita non è corta, è lunga!” dirà il morente Earl), convergono tutti sul ciglio del nulla, con passi alternati di disperazione e frustrazione. Fra loro c’è chi cerca il perdono sapendo di non meritarlo, c’è chi è radicalmente innocente ma deve passare nel tritacarne del mondo adulto (non è pericoloso confondere i bambini con gli angeli), c’è chi odiando con livore indossa una maschera grottesca, chi è un “fallito”e chi un inetto. Tutti non basterebbero a sé stessi, tutti non ce la farebbero ad andare avanti.

Le rane potrebbero non voler dire niente di particolarmente trascendentale, ma è con la loro illogica e immotivata provenienza, che dicono tutto. Hanno il sapore inconoscibile di un intervento dall’alto, di una piaga egizia di biblica memoria. Una piaga decisamente fuori tempo massimo che viene a salvare e a interrogare su un livello altro rispetto a quello dell’analisi razionale. Il film in questo senso non è aperto a Dio, ma spalancato. Le rane non hanno alcun senso, ma ci sono. Le rane sotto forma di cataclisma inelegante e impoetico come pochi (lontano insomma dall’incedere angelico di una figura luminosa) schiacciano sotto al loro peso scrosciante qualsiasi pensiero, qualsiasi problema. Confermano il sospetto di un non senso terreno (ricordate i tre episodi iniziali sulla teoria del caso/non caso?) alludendo a un significato più ampio che distrae, fa rinsavire, scrolla via ogni ossessione. Ovviamente tutto questo consentirebbe mille altre letture parallele: le rane sono solo un simbolo, una metafora (di mille cose diverse, ad esempio quello che non conosciamo o comprendiamo, l’oscurità del futuro, la fatalità del mondo…); le rane sono l’estrinsecazione materiale e concettuale dell’assurdo della vita; le rane sono un parallelismo fra la natura biologica sconquassata e la natura umana deturpata. Insomma, le rane potrebbero voler dire potenzialmente quello che ognuno di noi crede… se non fosse che dopo l’inconcepibile accade ancora l’impensabile: in risposta alla specifica preghiera del poliziotto Jim, (l’unico che possa, nella sua ottusa ingenuità, pregare Dio fattivamente), dopo il diluvio di anfibi piove anche una (in realtà “la”) pistola. È questo l’elemento che affossa tutte le altre ipotesi. Vi è in questo, a mio parere, una precisa (ironica?) ricostruzione della logica del rapporto uomo-Dio: le rane sono “piaga” formale, sono cataclisma formale, ma salvano. La pistola cade come il più schiacciante dei miracoli quando ormai è tardi, quando non serve più, in un impeto di provvidenza.

Senza la pistola la pioggia di rane sarebbe solo un raro (qui decisamente troppo spettacoloso) fenomeno meteorologico: “Sempre si troveranno abbastanza luci per chi voglia credere e abbastanza ombre per chi voglia dubitare” dice Pascal. Ho letto molte recensioni amare, “disorientate” da questa sorta di compiacimento criptico che vorrebbe strizzare l’occhio allo spettatore medio facendolo sentire intelligente senza che egli abbia capito nulla. Mi dissocio: Anderson schiaffeggia lo spettatore a livello visivo, ma concettualmente e senza imporre nulla, consente una comprensione reale e sentita che è, per sua stessa natura, avversa al ritmo e ai temi dei momenti antecedenti, ma li accoglie  e li porta comunque tutti a compimento. Chiaramente la prima visione del film risulterà profondamente straniante, ma non ritengo che la scelta del regista sia spocchiosamente autoriale o generica o facile (come è stato detto). Allusiva è la profezia del bambino rapper (“non è pericoloso confondere i bambini con gli angeli”, dirà Donnie) che cita una formula che non può essere casuale (verrà ripetuta in due diversi momenti del film): Segui me dalla A alla Z sono io il tuo profeta, uomo inerme, io ti parlo di un gran Verme, che un giorno il collo tirò per bene al responsabile delle sue pene, scappa dal diavolaccio ma al collo ha già un bel laccio. E se merita una punizione dagliela tu, sapientone. Quando il sole bene non fa, Dio manda pioggia sull’umanità, a “lume di naso” questo ti aiuta a risolvere il caso. (In inglese: When the sunshine don’t work, the good Lord bring the rain in.) Il “Verme” nominato è naturalmente l’assassino implicato nel “caso” di cui si sta parlando.

La pioggia è la stessa cui si riferiscono i valori metereologici che intervallano in due momenti l’andamento della trama e, ovviamente, soprattutto quella finale, non preannunciata da nessun metereologo ma bensì dalla numerologia tratteggiata nel film: dopo qualche visione diventerà evidente come il numero 82 sia ridondante.

Ad attrarre l’attenzione su questo aspetto è soprattutto il momento del tentato suicidio iniziale del giovane Sid: a terra, poggiati alla balaustra, vi sono due fili metallici modellati proprio a “82”, innaturalmente disposti essi rivelano una simbologia che pervade tutto il film: Esodo (il libro citato da Donnie, il genio con l’apparecchio) 8, 2: Aronne stese la mano sulle acque d’Egitto e le rane uscirono e coprirono la terra d’Egitto.

A questo punto, volendo premere ancora un’ultima volta su questa interpretazione, aggiungerei che assume un plusvalore la dialettica realtà/finzione, ripetutamente attaccata nello svolgersi del film: – L’amorevole infermiere Phil (Hoffmann) è al telefono con l’operatore di Seduci e Distruggi: […] Faccio la figura dello stupido Come se stessi girando la scena di un film dove il vecchio morente cerca il figlio, ma mi creda, siamo in quella scena, ora siamo in quella scena e io credo che mettano queste scene nei film perché corrispondono alla verità, perché succedono veramente e lei mi deve credere perché sta accadendo qui, in questa casa. […] Davvero questa è la scena del film in cui lei mie viene ad aiutare!” – Quando, nel momento di catarsi finale la fragile Claire riabbraccia finalmente sua madre in preda allo stato confusionale indotto dalla pioggia di rane, la telecamera inquadra un dipinto la cui didascalia dice “Eppure è successo”. – Contemporaneamente il piccolo Stanley, da solo nella biblioteca, si (e ci) ripete: “Succede, sono cose che accadono. Sono cose che accadono.” – Infine la voce narrante che conclude la visione, ponendo alcune considerazioni sul caso, dice: “E noi di solito commentiamo, beh… se l’avessi visto in un film, non ci avrei creduto!

Ancora devo specificare che Magnolia è un ricchissimo affresco sull’uomo che apre infinite parentesi psicologiche, simboliche, di significato. È un capolavoro di tecnica, un vero pezzo di bravura, una raccolta di attori superbi, un puzzle di brani musicali azzeccatissimi. Per questi e molti altri aspetti vi rimando alle critiche ospitate altrove… qui abbiamo impostato un discorso necessariamente mirato, forse centrale ma senz’altro limitato rispetto a quanto viene trattato in un lungo film che vuole dire e mostrare tutto (il cinema, la vita, l’amore, la morte, il passato, il perdono, il peccato…) e forse è proprio per questo che non poteva esserci altra soluzione narrativa se non quella insinuante e ammutolente delle rane.

Alla ricerca di ulteriori conferme mi sono imbattutto nella seguente dichiarazioni del regista: “Le rane non hanno alcun significato. Solo il fatto che cadano ha significato. Se avessi avuto il budget,  sarebbero potute essere cani e gatti.” (fonte)

Annunci

5 commenti so far
Lascia un commento

Ciao, sono contento di sapere che ti piace questo film. L’ho visto molti anni fa e mi ha molto colpito, ma non l’ho più rivisto. Di PTA avevo già visto Boogie Nights che mi aveva impressionato, nonostante l’argomento scabroso (o forse… grazie ad esso? :-D), per la bravura del regista veramente eccelsa anche se un po’ ridondante. Con Magnolia invece il regista ha corretto i difetti e amplificato i pregi. Notevole l’interpretazione di Tom Cruise e Julianne Moore.

Commento di ClaudioLXXXI

Ciao Claudio!!
Si si, è uno dei miei film preferiti, e PTA è uno dei registi che mi acchiappano di più (probabilmente “IL” preferito). Sottoscrivo quanto detto su Boogie Nights e aggiungo che Il Petroliere (There will be blood), mi ha sorpreso per discontinuità di stilemi (direi del tutto assestati) ma soprattutto per la consueta intensità (in questo caso visceralità) del narrato. Peccato che sia stato ostacolato il film in cantiere su Scientology (ma và?!)… sarebbe stato grandioso.

Commento di filippociak

Ciao,
Ho appena visto il film per la prima volta e dalla scena iniziale del suicida ho notato il numero 82. Dato che mi hanno insegnato che nulla nei film è lì per caso, ho prestato attenzione a questo numero e ho subito googolato alla ricerca di informazioni e ho trovato il tuo blog.
Detto ciò volevo segnalati altri 82 eheheheh:
– durante il programma tv “what do kids know?”, c è un’inquadratura del pubblico e si vede una signora che regge un cartello che ha scritto il num 82,
– successivamente durante la gara adulti-bambini il punteggio era di 1025 (1+2+5=8) a 2000 2+0+0+0=2)
A parte ciò credo che il film sia un capolavoro ricco di significato che dovrò ancora capire!
Complimenti per la delucidazione sulle rane! ;D
Ho anche appena visto The master e nonostante non sia paragonabile a magnolia merita comunque buoni commenti. Tu che ne pensi?
Camilla

Commento di Camilla

Camilla ,ho notato anche io il cartellone.Su di esso non c’è scritto solo 82 ma proprio exode 8.2 (esodo 8.2 ovviamente) come se il regista volesse farci finalmente capire.Ma la cosa bella ,che io trovo geniale,è che se continui a guardare la stessa scena vedrai che un uomo sfila con prepotenza il cartellone dalle mani della signora nascondendolo.Quest’uomo non è altro che il regista stesso!!

Commento di luca

The Master (e non sai Camilla quanto mi spiace), non sono potuto andare a vederlo. Mi rifarò al più presto.
Quanto ai dati che state aggiungendo: wow.

Commento di filippociak




Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...



%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: