LA LUCE IN SALA


LA PASSIONE DI CRISTO
22 aprile 2011, 4:20 pm
Filed under: Cattolici, Film, Storia sacra

(The Passion of the Christ)

Usa, Italia 2004, di Mel Gibson, con James Caviezel, Maia Morgenstern, Sergio Rubini, Claudia Gerini,Monica Bellucci, Rosalinda Celentano, Luca Lionello…

La Passione di Cristo è divenuto, sin dal momento della distribuzione nelle sale, un film imprescindibile per tantissimi cristiani. Ideale per riconcepire anno dopo anno i contorni di un sacrificio reale quanto passibile di astrattismo, e dal quale la storia tutta è stata rivoltata come un guanto. Non credo sia possibile, a distanza di sette anni, scrivere o elaborare concetti che sappiano di nuovo, rivelare retroscena trascurati, proporre una valutazione che non sia debitrice di quanto è già stato detto sia dai detrattori che dai promotori. Una cosa è comunque certa… tutto ciò non è per nulla sufficiente a spostare la mia attenzione su qualcos’altro, dal momento che un film così importante (sia per la storia del cinema che per la dimensione spirituale di ognuno) non può e non deve mancare nel piccolo progetto de La Luce in sala. È il momento centrale della storia umana: il mondo non sarà mai più lo stesso dopo quelle dodici ore di strazio, e il film scorre infatti nella consapevolezza di un bisogno di maestà delle immagini, dei ritmi, delle atmosfere. L’impronta è decisamente celebrativa, non in termini di tributo (che avrebbero potuto rendere il tutto troppo artificiale o retorico), ma piuttosto imbevuta di una manifesta consapevolezza dell’inaudita importanza di quel momento: un’importanza non personale per il regista (o meglio, non principalmente), ma cosmica, universale, pre-escatologica.

Ricordo molto bene nel periodo antecedente l’uscita nelle sale come la gente esclamasse, con un misto di incredulità e noia: ancora?!? In effetti l’esclamazione potrebbe essere legittima: di film su Cristo e il suo percorso di Rivelazione ce ne sono parecchi. E allora? Che cos’ha la Passione targata Gibson di così speciale? Iniziamo col dire qualcosa di superficiale: l’attualizzazione estetica. La Passione parla così bene perché comunica secondo lo stile e i modi delle sensibilità più aggiornate. Si tratta solamente di una constatazione squisitamente tecnica e visiva, ovviamente. Le immagini sono nitide, fresche… popolate di suggestioni efficaci proprio per il pubblico di oggi. Basterebbe la sequenza nell’orto degli ulivi per rendersene conto: un Cristo umanissimo tentato come ognuno di noi di disperazione, un demonio agghiacciante sospeso magistralmente tra fascino e grottesco, l’azione delle guardie e i discepoli che rallenta senza uniformità per porre i giusti accenti sulle mosse della guerriglia, il sibilo metallico delle lame, il contrasto superbo tra i blu della notte e l’oro delle fiaccole, il fischio doloroso dell’orecchio che viene reciso. Insomma, potrei continuare per ogni minuzia del film…

Il secondo aspetto da considerare è la fortissima impronta cattolica di questa trasposizione. Largo spazio viene lasciato a Maria, anche cinematograficamente co-protagonista della storia della salvezza; vengono inoltre riportati passaggi nodali dei Vangeli con la felice scelta del flashback che, oltre a punteggiare la Passione di rimandi teologici e mnemonici che aumentano il complesso di emozioni, fanno del film una trascrittura dell’interpretazione dei fatti, appunto, cattolica. Ecco allora un’ ultima cena che manifesta il senso intrinseco dell’Eucaristia, che ricalibra anche visivamente il concetto di “pane” e “vino”, la lavanda dei piedi, la rpofezia del rinnegamento di Pietro… Da considerare poi la presenza di episodi e personaggi esclusivamente legati alla tradizione, come la pietosa Veronica, il convertito Cassius – poi S. Longino -, brani tratti dalla penna della beata Anna Katharina Emmerick (come il dono dei panni candidi da parte di Claudia Procula alla Madonna, o la figura di Abenader, braccio destro di Pilato poi fattosi battezzare).

L’aderenza all’intero testo evangelico (arricchito tutt’al più con quanto accennato sopra) diviene garanzia della coerenza del messaggio: Cristo è Dio e uomo assieme, entrambe le sue nature si delineano concretamente; schiacciante quella umana che geme per un dolore intollerabile, dapprima tremula quella divina (tarpata perfino dall’abisso fosco del limite umano), struggente poi nella misericordia impossibile del “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno”, confermata se possibile a sorpresa (dopo un dolore che ha fatto vacillare ogni speranza), nella resurrezione che resterà, per sempre, lo scandalo felice della natura biologica e la rivelazione umanamente inconcepibile dell’amore soprannaturale. I vari passaggi sono limpidi, credibili, coinvolgenti. Nel film c’è tutto, e tutto arriva a toccarci.

Lodevole a mio parere la costante sensazione di semplicità, schiettezza, debitrice di rimandi colti all’arte figurativa di Caravaggio (nei giochi di chiaroscuro, nelle posture di alcune figure) e di Michelangelo, (nella Pietà). Non vi sono mai insistenze visive, compiacimenti formali; quasi tutto fluisce nella costruzione di una catarsi crescente con solo alcuni piccoli impacci (volendo proprio limare una lode altrimenti sperticata) nel descrivere il percorso discendente di Giuda, o la natura blasfema del ladrone irrisorio. Il parlato in aramaico e latino non ostacola una percezione che si abbevera principalmente alle sole immagini (i sottotitoli non erano nemmeno previsti dal regista, che ha ceduto dopo le pressioni della produzione), mostrando una duplice finalità di realismo storico e di manifesta insofferenza a una comprensione del parlato che, nell’idea del regista (fedele a una tradizione liturgica in lingua latina) è sempre secondario rispetto al senso ultimo, e congeniale osserverei, nel creare quell’intercapedine mentale per lo spettatore che deve percepire la divinità intuendone, aldilà del percorso terribilmente terreno, lo stacco da ciò che sarebbe troppo convenzionale, vicino, appiattito dall’intelligibilità istantanea.

Tutti sanno che le critiche più massicce rivolte al film si lasciano racchiudere in sole due parole: violenza e antisemitismo. Dato che ormai il dibattito è esausto, sbrigo più per dovere di completezza che per altro, un paio di osservazioni. La violenza è minore di quella che ci si aspettava, e probabilmente persino di quella che fu realmente (cosa vogliamo dire dei 5480 “colpi” riportati da Santa Brigida di Svezia, allora? -Tiro in ballo la santa per discuterne coi detrattori cattolici, ovvio- o più prosaicamente della reale entità degli effetti di una tortura con strumenti che sono documentati?). L’epoca in cui si metteva sulla croce un adone pressoché intatto romantico e malinconico, senza il coraggio di prendere atto della ferinità umanissima che stava dietro alle pratiche “dissuasive” dei romani, mi sembra onestamente qualcosa di inutilmente pacato, letterario, che risente acriticamente della tradizione classicheggiante. Non sto dicendo che il film sia proponibile ai bambini sotto ai 14 anni, non sto dicendo di non chiamare la violenza per nome, ma sto dicendo che quella brutalità è, con tutta probabilità, stata almeno di tale entità. Anche sull’antisemitismo è stato detto tutto. Sbollentati i furori delle prime proiezioni sono rimaste le parole proporzionate di rabbini per nulla sconvolti, considerazioni sulla istupidita bestialità dei romani e sulle sfaccettature di un popolo rappresentato sia da Caifa (odiato e sul quale giravano ballate denigratorie*) che da altri membri del Sinedrio oltraggiati da quanto avviene, una folla urlante irragionevole (nella quale ognuno di noi potrebbe riconoscersi) e, infine, un ventaglio di figure eroiche tutte ebree (Veronica, Maria, la Maddalena, Simone da Cirene, Giovanni, Pietro, il buon ladrone…). Su un piano più interno, cinematografico, mi sentirei di appoggiare eventualmente una giustificazione tecnica, come offerta da Don Dario Viganò: “Se nel film possono darsi eventuali sottolineature problematiche credo siano legate ad una esigenza di stampo drammaturgico nel senso che il cinema necessita di ruoli ben definiti perché la storia vada avanti.*

Insomma, La Passione di Cristo è un film che è stato, e forse non è già più (superato lo scoglio dell’arrivo), problematico. Superati gli eccessi della critica avversa e assestatosi il parere del pubblico, credo si possa dire che questo film è veramente un brano evangelico in immagini.

Si è voluto infierire, a suo tempo, a livello teologico, sostenendo che una fissazione sul sacrificio, sulla violenza (in sfavore di una resurrezione relegata negli ultimi tre minuti) fuorviasse il vero senso della rivelazione. Non mi sembra. Anzi, essendo il titolo La Passione di Cristo, trovo il narrato coerente alle aspettative. Inoltre la discrepanza fra tempo della tortura e tempo della vittoria mi ha sempre dato l’idea di una divisione geniale fra tempo ante e dopo salvezza. Il tempo della tortura, precedente alla rivelazione, è lungo, impervio, sofferente, il tempo della risurrezione è il nostro tempo, quello che scorre ancora nel momento in cui usciamo dal cinema o spegniamo il televisore. Gli ultimi tre minuti sono centrali nel film, non sono alla fine! Semplicemente proseguono oltre quanto è raccontato dal film (e dal Vangelo stesso in una certa misura). Cristo si alza e… incontrerà la Maddalena; Cristo si alza, ed è con noi.

Le cose da aggiungere sono veramente (ma veramente!) infinite: cosa dire della scena che personalmente trovo più intensa? Quella della deposizione quando la straordinaria Maia Morgenstern (attrice ebrea il cui cognome tedesco significa incredibilmente -casualmente?- “Stella del mattino”) accoglie il corpo delfiglio fra le braccia fissando ognuno di noi, lungamente, negli occhi? Cosa dire delle innumerevoli conversioni sul set? Dei due fulmini caduti sul luogo delle riprese? Del post-film travagliato di Mel? Della posizione entusiastica di Messori e della risposta piccata di Zeffirelli? Degli incassi stratosferici? Beh… forse ci torneremo su in un altro, futuro approfondimento. Intanto vi lascio a meditare, in vista della Pasqua, in questo Venerdì Santo. Alla prossima.

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8 commenti so far
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Curiosità: ho scoperto oggi, facendo ricerche su Google per concludere i miei post pasquali, che anche l’episodio della Veronica, in The Passion, è tratto dalla penna di Anna Katharina Emmerick, più che dalla tradizione popolare.
Lo affermo in base ad una constatazione: se non ricordo male, l’attrice che recita la parte della Veronica non è citata, fra i credits, come “Veronica”, ma bensì come “Seraphia”.
Mi son sempre chiesta da dove caspita saltasse fuori questa Seraphia, e perché il regista non avesse fatto riferimento alla Veronica, visto che si tratta palesemente della stessa persona.
Ho scoperto oggi la risposta: “Serafia” è il nome con cui Anna Caterina Emmerick definisce la Veronica nelle sue visioni.

http://digilander.libero.it/rexur/laveronica.htm

Curioso: non lo sapevo!
E’ da un po’ che non vedo più il film, e non mi ricordo più nei dettagli la scena: c’è anche la bambina, come nelle rivelazioni di Suor Caterina, o il regista ha omesso questo personaggio?

Ma soprattutto: carissimi e sinceri auguri di buona Pasqua a te e a tutti i tuoi cari, Filippo!!

Commento di Lucyette

Molto interessante… grazie del contributo. Confermo: nel film c’è anche la bambina! Leggendo la Emmerick in effetti risulta evidente la filiazione diretta della scena con quelle trascrizioni.
Ti rinnovo ulteriormente i miei auguri! Buona Pasqua… e grazie!

Commento di filippociak

Questo film è un’opera d’arte!
Non ho molto tempo per fare ulteriori commenti (e mi dilungheri moltissimo!!) ma volevo dirti che mi piace molto questo blog, bella idea!
Ti suggerisco un film molto carino americano di qualche anno fa che si chiama Fireproof. Ha un bel messaggio sul matrimonio, anche se non è proprio ottemperante alla morale cristiana… ma per essere un film americano trasmette dei valori importanti.
Ciao e buona Pasqua passata!!

Commento di Laura

Ciao Laura! Benvenuta! Si, hai ragione… questo film è davvero straordinario. Grazie del tuo incoraggiamento.Il film che mi suggerisci lo conosco, e puoi trovarne un commento qui: https://laluceinsala.wordpress.com/2011/01/03/fireproof/
Grazie della visita e… Buona Pasqua passata anche a te:)

Commento di filippociak

Uhm. Commento qui, perché non sapevo dove commentare… poi ho pensato che l’argomento è pur sempre la Pasqua (ebraica… ma pur sempre Pasqua!).
Insomma, io ho un quesito.
Tu ti interessi anche di cartoni animati a tema religioso? u__u
La settimana scorsa, alla veglia di Pasqua, leggevo le letture del Vecchio Testamento e mi era tornato in mente il cartone Il principe d’Egitto, che mi era piaciuto (e mi piace) veramente un sacco… tu l’avevi visto, all’epoca? :-)

Commento di Lucyette

Sììì… è bellissimo! Oddio… non ricordo se l’ho visto proprio proprio all’epoca… ma ho ancora un vecchia VHS! E’ nella scaletta, ma ci vorrà un pochino (devo smaltire qualche altro titolo prima!)

Commento di filippociak

A proposito di conversioni, val la pena di citare almeno quella dell’attore Pietro Sarubbi, interprete di Barabba. Ha riportato la sua testimonianza nel libro “Da Barabba a Gesù. Convertito da uno sguardo” (cfr. http://www.itacalibri.it/it/catalogo/sarubbi-pietro/da-barabba-a-gesu.html?IDFolder=144&IDOggetto=38795&LN=IT) e nella puntata di Sabato Santo della trasmissione “A Sua immagine”. Appena riesco posto il link al filmato completo.
Auguri a te, Filippo, e a tutti coloro i quali passano per questo blog!

Commento di Emilia

Ho trovato il filmato dell’intervista a Sarubbi. Spero che non lo tolgano presto: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ce4b9b08-721d-4bbd-b200-ffd04acdc4c5.html

Commento di Emilia




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