LA LUCE IN SALA


THE TREE OF LIFE
20 maggio 2011, 5:06 pm
Filed under: Cristiani

(The Tree of Life)

Usa 2011, di Terrence Malick, con Brad Pitt, Jessica Chastain, Sean Penn, Fiona Shaw, Joanna Going …

The Tree of Life è una vera esperienza cinematografica. Se dovessi spiegarlo con un pugno di parole potrei cavarmela dicendo che si tratta della cristallina professione di fede del regista, trasposta per immagini. Naturalmente c’è molto più di questo, e un’etichetta così forte tarperebbe impietosamente le ali al film. Confesso una certa stanchezza emotiva, uno spaesamento, il desiderio di arrendermi al naturale impasse che ostacola la ricostruzione a parole di un’opera incredibilmente complessa, ricca (forse perfino onnicomprensiva), di indescrivibile bellezza visiva e uditiva. Dove sei Dio? Perché vuoi che io sia buono quando tu permetti il male, quando tu non sei buono? Due delle molte domande che vengono poste direttamente a Dio, perché il film nella prima metà scorre libero, svincolato da ogni legge narrativa, da ogni presupposto: è una preghiera. L’interlocutore è Dio, e la magnificenza delle immagini naturali proposte sembra voler dare una risposta muta, composta di potenza terribile e poesia assieme. La morte di un figlio scatena la sofferenza nel cuore di due genitori che, dispersi nel dolore, bisbigliano con voci fuori campo una stentata riflessione punteggiata di interrogazioni, esternazioni di limitatezza nella comprensione di una crudeltà così gratuita. Mentre queste umanissime parole nascono quasi direttamente dalla mente dello spettatore, tanto sono comuni e personalmente condivisibili, gli occhi e la mente vengono sbalzati in una risposta che propone, con lo spiazzante espediente del parallelismo della creazione dell’universo, una risposta assoluta, lapidaria. È questo forse il momento di più imponente magnificenza, di incredibile intensità musicale, cromatica, concettuale. È un momento troppo bello. Dal nulla, e in chiave assolutamente anti-creazionismo letterale, la Genesi si dispiega come un segreto che viene finalmente svelato, mentre esplosioni, eruzioni, sommovimenti d’astri, trasformazioni a livello celeste, materico, chimico, biologico, si susseguono in un brano di inaudita commozione, sincopato da stacchi su schermo nero che salvaguardano il mistero, proprio quando l’occhio bramoso si fa troppo invadente. Così nasce la vita, un mistero infinitamente più impenetrabile di quello della morte di un figlio, è un rispondere a una domanda con un’altra domanda. Una domanda prepotente…e laconica assieme, cui ognuno potrà trovare all’interno le parole o i silenzi che, verosimilmente, già conosce. Nella seconda parte del film Malick infierisce contestualizzando l’iniziale dolore sin dal momento dell’incontro tra i futuri signori O’ Brien, e iniziando una trascrittura della vita del piccolo Jack (anch’egli coinvolto da adulto nel lutto famigliare) che affonda in una verità d’introspezione, tutta risolta per immagini, in cui ognuno, certamente in misure differenti, potrà riconoscere la propria storia. Non viene omesso nulla della crescita umana, di quella “Vita” di cui si parla nel titolo: l’infanzia, le incomprensioni che nascono dal candore. Poi, quando lo spettatore pensa di aver inquadrato il film, Malick approfondisce ulteriormente e importa con efficacia nella storia i turbamenti propri dell’adolescenza, la perdita dell’innocenza, la scoperta dell’orrore, della violenza. Racconta in modo sorprendente, con una parsimonia di parole impensabile per concetti tanto astrusi, i sommovimenti dell’anima, dell’interiorità di un ragazzo, delle delicate tensioni emotive che soggiacciono all’interno della famiglia. La polarità dei due genitori, (vitalistica giocosa e permissiva la madre, severo dispotico e quasi violento il padre), struttura un altro piano di comprensione sia dell’interiorità del protagonista Jack, che dell’incipit sul modo di vivere secondo la via della grazia o della natura, esemplificato in una separazione direi gametica, a livello famigliare, e unificata nella totalità assoluta di Dio. Essendo tuttavia il film desideroso di indugiare su ciò che di Dio non capiamo fino in fondo, e dunque non tanto la grazia quanto piuttosto il suo “spargere sale sulle ferite che dovrebbe curare”, risulta di impatto soprattutto l’ interpretazione da padre padrone di Pitt, incomprensibile ed odiato, rifiutato, in quel suo essere espressione simbolica microcosmica del braccio forte e burrascoso di Dio. Ecco che man mano che si superano i momenti frastornanti della proiezione tutto rientra in un equilibrio che nasce dalla comprensione a posteriori di una figura quasi troppo dissonante rispetto all’adorabile Chastain, madre-amica veicolo di ogni meraviglia. Questa discrepanza rivela soltanto, oltre al dolore dei fatti, l’amore in tutte le sue forme, anche quelle più aspre che vorrebbero condurre i figli in direzioni sicure, solide, senza che questi riescano o possano sospettare la misura di una tale premurosa impetuosità. Ecco che soprattutto Dio appare genitore del cosmo come gli O’Brien lo sono del piccolo Jack, e il parallelismo trova così risoluzione rivelando, quando è concluso ormai da tempo (ma ricordato di tanto in tanto con qualche rimando a sorpresa), una eccezionale, (parziale ovviamente!), risoluzione degli inestricabili dubbi dei protagonisti-spettatori. Da un punto di vista della qualità tecnica credo non si possa che applaudire. La cifra stilistica di Malick si rinsalda in una mole impressionante di immagini dall’estetica mai affettata (tranne quando occorre, ad esempio quando Jack deve prendere atto del divario tra i suoi turbamenti e il mondo domestico rimasto incorrotto, agli occhi di un bambino), fugaci pensieri risolti in frasi minimali, non originali perché quasi preconfezionate dall’esperienza dell’esistere. Una regia capacissima, in grado di alludere a tutto il prisma delle sensazioni umane col linguaggio diretto dell’inquadratura, dell’allusione con associazioni formali azzeccatissime. Il film, ormai mi sembra lapalissiano, ha una fortissima direzione spirituale, inusualmente dichiarata sin dal primo minuto. Per quanto i concetti teologici espressi possano effettivamente riferirsi a un tipo di religiosità universale, l’impronta cristiana emerge nitidamente da tutto il lungometraggio, non solo dai riferimenti confessionali specifici della famiglia (che volutamente sembra essere sia cattolica -la madre parla nell’infanzia di “suore”e il regista è, a quanto si legge in rete, un devoto cattolico – che protestante, la chiesa mi risulta essere evangelico-luterana), ma per le massime di vita che punteggiano tutto il film, universali certamente, ma (e forse anche, perché) cristiane. Sul finale e su molte altre tematiche manterrò un prudente silenzio, proponendo magari in futuro un’analisi più approfondita. Non aspettatevi il colpo di scena, la risoluzione estrema… piuttosto il sigillo estetico e religioso adeguato a una sfavillante poesia, una bruciante rivelazione, un multiforme impressionistico affresco che argomenta quella bisbigliata ma energica richiesta: … Rispondimi!Concludo raccomandando a tutti i lettori, personalmente, la visione del film. Se potete guardatelo al cinema: non c’è film che sia stato più contento di assaporare sul grande schermo. Non regalo a cuor leggero il voto 10, (spesso per parsimonia aprioristica), The Tree of Life da me l’ha avuto pieno.  Alla prossima!

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30 commenti so far
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Avevo visto il trailer e mi era sembrato molto promettente, ma i trailers si sa non sempre mantengono le promesse. Leggendo la tua recensione mi pare che questa volta ci siamo.

Commento di Faber18

Ciao Faber!! Sì sì. Se puoi andare, veramente, non perderlo! Fra l’altro se non ricordo male la pulce me l’avevi messa tu, o no? :D

Commento di filippociak

Veramente in rete si legge solo che Malick è un devoto protestante. Il mondo è più vario e interessante di come lo vediamo dalla nostra Italia.

Commento di fabio

Innanzitutto benvenuto sul blog.
Beh, in rete si legge tutto e tutto l’opposto di tutto. Ovviamente essere certi della veridicità di una fonte al 100% è impossibile, ma la mia affermazione “a quanto si legge in rete”, sembra corretta.
http://www.freerepublic.com/focus/f-religion/1088690/posts
http://terrencemalick.wordpress.com/2011/05/03/the-guardian-u-k-martin-sheen-on-terrence-malick/
http://screenrant.com/the-tree-of-life-trailer-terrence-malick-mikee-92339/
http://www.eskimo.com/~toates/malick/tmarticles.html
http://forums.catholic-convert.com/viewtopic.php?f=1&t=123281&start=0
http://edwardfeser.blogspot.com/2010/12/long-rain.html
Dirò di più. Non ho assolutizzato la componente cattolica del film per incertezza e prudenza. L’edificio religioso nella realtà (ho controllato), è protestante. Il rito della Cresima, mostrato nel film, viene impartito anche da alcune chiese protestanti. Insomma, la situazione è ambigua, ma vedo che altri sono andati più spediti di me:
Jack’s father is a loved and feared figure in the classic 20th-century mode, demanding, abrasive, violent and affectionate, a serious devotee of classical music and the Roman Catholic Church http://www.salon.com/entertainment/movies/andrew_ohehir/2011/05/16/the_tree_of_life
Non ho la presunzione di penetrare le verità private dei registi d’oltreaceno dalla piccola retrograda Italia, ma, come vedi, non si legge “solo” che il Sig. Malick è protestante. Certamente si può dire che sia sempre stato così riservato da non lasciar intravedere una risposta precisa, forse ho peccato di sintesi e, dunque, grazie dell’intervento.

Commento di filippociak

Tutti link che non parlano di Malick cattolico, ma sempre di altre persone citate negli articoli. Malick è protestante episcopaliano:
http://blogs.suntimes.com/ebert/2011/05/a_prayer_beneath_the_tree_of_l.html

http://terrencemalick.wordpress.com/2011/05/03/time-terrence-malick-in-his-own-sweet-time/
Questi link non saranno oro colato, ma almeno parlano di Malick.

Commento di fabio

Grazie per il benvenuto e per aver cancellato una mia replica che dimostrava la completa imprecisione della sua affermazione circa un Malick cattolico, che invece è protestante: i link da lei riportati non parlano di Malick, ma di altre persone citate negli articoli! Ok sono capitato in un blog ultracattolico: immaginatevi pure il mondo che volete: tutti e ovunque cattolici, ma è solo frutto della vostra immaginazione, per fortuna!

Commento di fabio

Cavolo è vero! Ti avevo inviato il link del trailer in italiano;) Nel frattempo sono rimasto veramente sorpreso nel constatare che il film in questione non è in programmazione in nessuna sala della mia zona e per andare a vederlo dovrei farmi 60 Km. fino ad Ancona! Capisco che il film non è il classico blockbuster ma, diavolo, ci sono Brad Pitt e Sean Penn possibile che la distribuzione sia così scadente?

Commento di Faber18

Nooo! Che sfortuna! In effetti qui l’ho beccato in un cinema old-style, dove passano solo i film “rari”. Avevo letto infatti, ora mi viene in mente, che è stato distribuito in qualcosa come 120 copie.. una miseria! 60 km sono tantini. Se conosci già Malick (non tutti in sala sono stati propriamente soddisfatti… della gente ha sbuffato per tutto il tempo!) e senti di andare sul sicuro… altrimenti sarà per il DVD! Sai se vai e poi non ti piace? Mi ammazzi :D

Commento di filippociak

Poco più di cento copie in tutta Italia: ecco il trattamento riservato a The Tree of Life. Peccato! In ogni caso il consiglio è quello di vederlo, se possibile, senza riserva alcuna.

Un film che gioca tutto sulla componente spirituale, attraverso un viaggio estetico di rara fattura. Mi fa davvero piacere che Filippo ne abbia parlato. Ciò che mi lascia da pensare sono i fischi a Cannes…

Spero che il padrone di casa non abbia nulla in contrario se segnalo la mia di recensione. Qualora fosse un problema, procedi pure alla modifica, Pippo… :)

http://www.cineblog.it/post/28294/cannes-2011-the-three-of-life-recensione-in-anteprima

Commento di Antonio

Ma figuriamoci, anzi! E’ un grande piacere :). Vado subito a leggere! Per le 116 copie sono dispiaciuto anche io. Come pure per i fischi a Cannes… Rimane la premiazione! Ci speriamo?

–dopo la lettura–
Argh, Antonio! Ma tu scrivi su cine-blog!! Woooow! Lo adoro! L’ho scoperto da poco ma lo seguo spesso. Uhm… non so se essere lusingato o spaventato dal fatto che mi leggi :)
La recensione è naturalmente ineccepibile e… l’avevo letta ieri! Non avevo riflettuto a sufficienza, lo confesso, sull’importanza del ricordo… elemento che configura la comprensione del finale su altri livelli. Beh, penso proprio di andare a rivederlo!

Commento di filippociak

@Fabio Caro Fabio. Non ho cancellato proprio niente, dato che quando avrà cliccato “invia il commento”, questo sarà semplicemente sparito. Il sistema, quando vengono inseriti dei nuovi dati, richiede che l’amministratore li approvi. Quando ha inserito il suo indirizzo mail hai commesso un errore di battitura mettendo “liberp.it”, e apparendo dunque come utente sconosciuto, al suo primo intervento. Troverà il suo messaggio qui sopra, con un avatar di colore diverso, per l’appunto.
In quanto alla bontà o meno dei reciproci link, trovo che si equiparino (l’unico che parla esclusivamente di un’altra persona è quello su Sheen, ritornato al cattolicesimo grazie a Malick, che avrebbe in ogni caso potuto parlare da episcopale). Non era mia intenzione rivendicare una sua cattolicità, del tutto accessoria al suo valore di regista (e alla bellezza di questo film). Semplicemente mi è sembrato lo fosse. Se è certo al 100% che sia episcopale e la cosa, come mi pare, le sta a cuore, tanto meglio.

Commento di filippociak

Tanto meglio! Ha ragione, la cosa mi sta a cuore. Purtroppo, oggi, in questa Italia e con questa chiesa cattolica mi sta a cuore.

Commento di fabio

Sì, anch’io penso proprio di andare a rivederlo. Quanto alla premiazione, non saprei… qui si dice tutto e il contrario di tutto. Per me è il miglior film presentato, ma lascio più che volentieri alla giuria l’onere di giudicare.

Quanto al fatto di averti come lettore, al sottoscritto non può che fare immenso piacere. Considera, e non lo dico per misera piaggeria, che il tuo è l’unico blog italiano, inerente al Cinema, che seguo. E non soltanto per questione di tempo… :D

Regards

Commento di Antonio

Grazie Antonio, significa tantissimo! Mi è di forte sprone a continuare (e a migliorare).

Ma quindi, leggo su Cineblog, in questo momento sei nel cuore dell’azione, sei tu l’ “italiano a Cannes”! Wow, è come avere un tramite con la realtà. Ci rileggiamo allora! Buon gran finale!

Commento di filippociak

Ha vinto la palma d’oro a Cannes! Magari adesso lo distribuiscono…

Commento di Faber18

Perbacco, da come ne parli pare essere un capolavoro. Paragonabile, chessò, a Magnolia?
A questo punto è imperativo andare a vederlo. Ti farò sapere.

Commento di ClaudioLXXXI

Sì Claudio… mi ha veramente colpito. Alla fine della prima visione ero a dir poco stordito. Tuttavia diverse persone hanno lasciato la sala: è un film che richiede una certa elasticità percettiva (ed emotiva). Credo che sia facile riuscire a detestarlo… se ci si aspetta qualcosa di narrativo o troppo tradizionale. Uhm… non so se lo paragonerei a Magnolia… sono due cose molto molto diverse. Ciò che in Magnolia appare come una risoluzione inattesa, imporvvisa, impenetrabile, in The Tree of Life è sfumato per tutto l’arco narrativo, esposto in modo quasi – al confronto – cristallino. Sei poi riuscito a procurarti 2033?

Commento di filippociak

Ho appena visto il film!
Per fortuna che non avevi parole per commentare… comprendo solo ora la bellezza della tua critica, perchè davvero ti lascia la difficoltà di trovare parole per esprimere quello che hai provato.
A me non è passata la dimensione di fede viva, nel senso che le domande erano davvero profonde, mirate e assolutamente di fede, come la morte che sempre induce a riflettere sulla vita e a porsi il problema dell’eternità, credo anzi che ogni fede ritrovata o scoperta da adulti, necessariamente sia legata alla morte di qualcuno di caro…
Fotografia assolutamente da lode.
Credo sia l’unico film che abbia visto in cui la regia sia la vera protagonisti e gli attori marginali rispetto a tutto … e questo senza mai dare la sensazione di un documentario.
Nel mio non trovare parole, l’unica sensazione forte è che davvero tutto ruoti attorno ad un unico sentimento legato ai conflitti e affetti familiari, come vissuti dal di dentro e l’assenza di qualsiasi altro interlocutore rispetto a questa interiorità esasperata è forse davvero l’aspetto meno luminoso del film.
Anch’io ritengo che la visione sia di fede universale, nel senso che ciò che manca per passarmi come un film di fede, è l’incarnazione di Gesù che sarebbe la risposta VIVA ai dubbi che attanagliano e fanno il film dall’inizio alla fine … ma la profondità delle domande poste lasciano liberi di arrivare alle conclusioni, che per quanto ne capisco, può essere una per tutti … un po’ come per Lost :D
Comunque avevi ragione: è un film da vedere, anzi, da non perdere.
Anche se devo ancora elaborarlo e se forse non è importante farlo, le risposte le ho già.
Il modus operandi è marginale. Ognuno ha un suo percorso ed è talmente personale che è inutile voler capire.
‘notteA(ngelica) ciao!

Commento di JE

Je… mi fa piacere che ti sia piaciuto! (meno male, non sono un pessimo consigliere allora:) Fa un certo effetto condizionare (magari anche solo un po’) la decisione di qualcuno di andare o non andare a vedere un film!

Scusa l’attesa per la risposta… ma sono giorni di fuoco!

Commento di filippociak

Eh sì, di fuoco ;)
Continua pure a consigliare…..
ciao!

Commento di JE

L’ho visto dopo aver letto questa recensione. E’ bellissimo, un film nel quale ci si perde. Grazie

Commento di Giusi Quaranta

Meno male che ti è piaciuto allora!!
Grazie per essere passata a dare conferma… fa sempre piacere! :)

Commento di filippociak

Magari è ignoranza mia…
Ma il fatto che il padre di Jack, uscendo dalla chiesa, si inginocchi davanti al Santissimo è un chiaro indizio di Cattolicità…
Senza fare della dietrologia eccessiva, sulla “non presenza” di Cristo nel film, vorrei solo attirare l’attenzione su un aspetto essenziale per il regista (e per la sua formazione): la colonna sonora. Come spiegare allora l’ “Agnus dei” e il “Domine Jesu Christe ” di Berlioz, o su “Lacrimosa 2” di Zbigniew Preisner… e “lacrimosa” è un aggettivo distintivo di una persona molto cara a qualunque Cattolico e molto meno a qualunque protestante…

Commento di Tommicecco

Oh Tommicecco, ma lo vedi che allora non sono pazzo? :D Benvenuto sul blog.
Nella recensione sono stato volutamente molto vago, ma questo pensiero sulla scelta dei brani l’avevo fatto anche io… . Il momento in cui Pitt si inginocchia invece non l’ho proprio presente…è quando accende la candela? E si potrebbero citare anche altri momenti: quando, sempre Pitt, fa la battuta sulla SS. Trinità? E all’inizio? Quando la Chastain affronta il lutto e il sacerdote le dice delle parole di conforto mentre sullo sfondo c’è una vetrata in stile astratto-contemporaneo con quello che sembrerebbe essere il Sacro Cuore? Quando Jack, ormai alla fine, entra in una chiesa la cui antichità e apparenza sembra proprio cattolica? Sono convinto che la risposta si trovi nelle convinzioni del regista, impossibili da centrare coi pochi dati che ci sono a disposizione. Se in ogni caso egli fosse episcopale va detto della vicinanza di tale chiesa a quella cattolica, e degli innumerevoli punti di contatto fra le due confessioni che, lo ammetto, conosco solo parzialmente (ho iniziato a interessarmene a partire da questi spunti), e che inducono a scoraggiare un’interpretazione troppo rigida di quanto mostrato. L’unica cosa davvero certa è che Malick esprime un una forte universalità… probabilmente anche di piglio ecumenico!

Commento di filippociak

Non so se conosci questa intervista tratta da un “simpatico” periodico :D
http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-regista-senza-volto-conversazione-con-terrence-malick/

a me colpisce il seguente passaggio (si parla del film Posto di Olmi):

“È un film molto bello. Mostra quello che succede quando una persona viene schiacciata dal mondo. È qualcosa che, almeno in parte, tutti finiamo con l’accettare, sapendo che c’è qualcosa più forte di noi che domina il pianeta. Eppure, Olmi è straordinariamente abile nel mostrarci che c’è una piccola, vivida fiamma che brucia in Panseri – credo sia questo il nome dell’attore – che non si spegnerà. È solo appena accennato e lo spettatore rimane nel dubbio. Ma questo è parte integrante del suo fascino.”

Dopo tutto:
“There are two ways through life: the way of nature, and the way of Grace. You have to choose which one you’ll follow.”

Stupisce infine come la critica interpreti il finale come l’aldilà, il Paradiso. Si tratta evidentemente invece di un’immagine del mondo percorso nella Grazia: è una valle di lacrime che tutti affrontano alla pari padri, madri, figli grandi e piccoli… Tanto che il finale si chiude con il ritorno sul concreto pianeta terra e con una fiamma…mai spenta…
:D

Mi piacerebbe rivederlo per tirare fuori dell’altro. Si vedrà!

Commento di tommicecco

Aggiungo che la serenità dei personaggi è data dalla certezza, solo accennata all’inizio che:

Grace doesn’t try to please itself. Accepts being slighted, forgotten, disliked. Accepts insults and injuries – no one who loves the way of grace ever comes to a bad end

Tanto che tutti ancora camminano, non sono mica fermi…

Si chiama Fede, ma è triste notare l’ignoranza media che si trova in giro sull’impostazione Cattolica (Anche solo per cultura generale, per carità…:D).

Commento di tommicecco

Questo film, come tutte le meravigliose opere che chiedono di essere interpretate dallo spettatore, conduce inevitabilmente a proiettare qualcosa del proprio pensiero su quanto viene mostrato! Ho letto un po’ tutto… e se su Avvenire ci si lamentava della mancanza di Cristo (personalmente mi basta l’Agnus Dei con quel “qui tollis peccata mundi” proprio in occasione del momento finale) o si facevano parallelismi fra la Chastain e la Vergine Maria, sul sito dell’Uaar si poneva l’accento su un misticismo senza religione ( -_- > “The Tree of Life, senza dare risposte, evoca la consapevolezza di un destino e di un percorso che è comune e dove forse l’unica verità che permette di dare significato all’esistenza è l’amore e la solidarietà tra gli individui. Per il tempo che resta. E’ troppo pensare che anche questa sia laicità?”)… per carità, un’analisi molto ben scritta e intelligente, ma… abbiamo visto lo stesso film???… Ehehehe… e noi che stiamo qua ad analizzare gli elementi nemmeno semplicemente teistici… ma cattolici!!

Insomma… le letture polarizzate sono pressoché normali per le opere fieramente criptiche, e nonostante una verità ci sia sempre (quella del creatore dell’opera), il bello sta nel vagliare tutte le possibilità… prendere atto delle differenze fra ogni percezione soggettiva. Cadere nella circolarità del ragionamento è, insomma, tanto facile quanto limitante, quanto piacevole!

Io il film l’ho visto due volte… e devo dire che mi trovo in imbarazzo ad esprimermi sul finale: ho capito cose diverse in ognuna delle visioni! Come per “La sottile linea rossa” credo che sia di particolare rilievo l’ultimissima inquadratura, quella con il ponte. Essendo il film in buona parte rivolto al tema del lutto l’allusione dovrebbe essere chiara. Sinceramente non sono sicuro (essendo ormai passato del tempo e sentendo la necessità di ulteriori visioni e riflessioni), di quello che posso dire.. ma la mia proposta è quella di un’unica sequenza onirica sulla quale si stratificano (volutamente! Non è un poter conciliare qualsiasi cosa), più piani di lettura.
Quello non è, secondo me, il paradiso (come potrebbe esserlo? E’ una spiaggia! Al massimo potrebbe esserne un simbolo). A me era sembrato… l’ingresso del paradiso! Non sono scemo… aspetta: c’è un cordone di sabbia che replica a livello “celeste” l’immagine del ponte, un percorso dunque che è certamente quello della vita, come osservi tu, ma anche l’ingresso sincronico dell’umanità (che cammina tutta nella stessa direzione) in una dimensione che, per quel che ne sappiamo, potrebbe essere celeste. Le persone si riabbracciano… si ritovano… poco prima di questa sequenza era rimasta sospesa nell’aria quella frase “Poteggici, guidaci, fino alla fine dei tempi”. Ora mi sto dilungando veramente troppo (prevedo post a tema in occasione dell’uscita del dvd) ma, moncando il discorso che necessiterebbe di un sacco di considerazioni, in linea di massima è questa la mia gran pensata.

Mi rendo conto della possibile faciloneria che traspare da una lettura da “catechismo da oratorio” per dirla con quest’altra interessantissima analisi http://www.cineblog.it/post/28515/la-semplicita-della-complessita-appunti-piu-o-meno-ordinati-su-the-tree-of-life-di-terrence-malick …ma non mi rassegno alle elucubrazioni che vedono nel finale un ingranaggio della mente.
A presto! Grazie del commento!

Commento di filippociak

Per concludere la querelle Cattolico/Episcopaliano metto un link dal titolo:
Usa, in Texas sei parrocchie episcopaliane diventano cattoliche

http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/episcopaliani-anglicani-sacerdozio-alle-donne-ordinariati-1825/

Generalizzando si potrebbe dire che se non è zuppa è pan bagnato… :D

Commento di tommicecco

Uhè… ho scordato nel mio ultimo commento (preso dalla foga di soffermarmi sul finale) di dire quanto fosse interessante l’intervista che hai linkato.

Questa notizia casca proprio a pennello :D

Commento di filippociak

[…] Lacrimosa, tratto da questo requiem, è entrata a far parte anche della colonna sonora del film The tree of life, un film che vuole ricondurre la nascita dell’universo e della vita al puro caso, e del quale […]

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