LA LUCE IN SALA


GUINNESS E CURIOSITÀ DEL CINEMA CATTOLICO pt.2
7 luglio 2011, 8:48 pm
Filed under: Pillole cinecattoliche, Vari

Ecco un secondo appuntamento con i divertenti primati del cinema cattolico!

IL PERSONAGGIO BUCA-SCHERMO – È con una certa soddisfazione che vi comunico che il personaggio che ha ricevuto il maggior numero di rappresentazioni sullo schermo è stato (udite udite)… Gesù Cristo! Con almeno 176 film in cui viene raffigurato Gesù detiene, come in moltissimi altri settori della creatività umana, la fama di soggetto inesausto e inesauribile (e come potrebbe essere diversamente?). Molto meno incoraggiante è conoscere il proseguimento della classifica: II posto con 145 titoli Abramo Lincoln (e fin qui tutto ok); III posto con 93 film, Lenin; IV posto con 87 titoli, Hitler; V posto con 51 titoli Stalin… l’umanità si tormenterà fino alla fine dei tempi sul significato della venuta di Cristo… ma anche la metabolizzazione dei propri errori sembra richiedere un certo impegno. La classifica procede con Cleopatra, la regina Vittoria e poi, con ben 37 titoli, Santa Giovanna d’Arco!

176 TITOLI? – Sono certo che a questo censimento sia sfuggito qualcosa. Questa cifra proviene da una buona fonte (P. Robertson, I record dei cinema); il dizionario ragionato di cinema cristologico titolato Gesù e la macchina da presa, opera di don Dario Edoardo Viganò ne contempla invece qualcuno di meno: 168. Una ricerca datata 1995 del Museo del Cinema di Siracusa ne registrava poco più di 200 e, infine, l’Internet Movie Database -una risorsa dinamica costantemente aggiornata e per forza di cose più completa- ne riporta ben… 338!!! Occorrerà affrettarsi a precisare che se per alcuni film abbiamo una grande, assoluta ortodossia (pensate che il cast coinvolto nel film muto Il Re dei re -1927-  nei dieci anni successivi alla distribuzione fu vincolato per contratto ad accettare solo ingaggi approvati dal regista De Mille, evitando così la sovrapposizione ai volti “sacri” di eventuali personaggi problematici. All’attrice che interpretò la Vergine Maria inoltre – Dorothy Cummings – venne impedito di divorziare per tutta la durata delle riprese! La “poveretta” dovette attendere tre mesi dopo la prima ufficiale), per altri vi sono atmosfere che vanno dalla parodia, alla critica, alla trasposizione fantasiosa con scelte artistiche in parte discutibili (in Johannes’ Hemmelighed -Sandgren, 1985- Gesù viene rappresentato dall’attrice Ina Miriam Rosenbaum!).

CATTOLICESIMO A COLORI – Il primo film italiano a colori fu promosso dalla San Paolo (in quegli anni ancora nominata Parva) e dal suo fondatore, il Beato don Giacomo Alberione, in occasione del Giubileo del 1950. Si tratta del recentemente restaurato Mater Dei, diretto da Emilio Cordero, un sacerdote Paolino. Il lungometraggio narra con linguaggio popolare la vita della Vergine Maria, rappresentandone tutti gli episodi canonici (annunciazione, visitazione, natività di Gesù, fuga in Egitto, infanzia e passione di Gesù, morte e assunzione), con l’aggiunta di un corollario di richiami al suo ruolo di intermediatrice fra Creatore e creature nonché, in conclusione, una rassegna sui maggiori Santuari Mariani. Mater Dei va insignito anche dei titoli di primo (e fino al recentissimo Io sono con te – Chiesa, 2010 – unico) lungometraggio italiano dedicato alla Madonna, e di capostipite del genere cinematografico di intento catechistico. Chi svolgesse una ricerca su internet mosso dalla curiosità di conoscere i primati del cinema italiano potrebbe pensare che il noto film Totò a colori (Steno), girato ben due anni dopo Mater Dei, sia il vero detentore di questo prestigioso guinness. Questa discrepanza deriva quasi certamente, posso supporre, dall’enorme considerazione che ebbero sul suolo italiano il film di Totò, unita al fatto che il film di Cordero venne distribuito nelle sole sale parrocchiali (e perciò molto limitatamente, nonostante il buon successo). A ridimensionare poi la percezione del film come “a colori” furono le procedure di adattamento della pellicola: realizzato a colori nel formato 16mm venne “gonfiato” a 35mm in bianco e nero per il passo normale. A tutto ciò va aggiunto che l’esito non dovette rispondere alle aspettative, visto che la Parva ritenne opportuno tornare al bianco e nero per i due film successivi (Il Figlio dell’Uomo – Virgilio Sabel, 1953; Ho ritrovato mio figlio – Elio Piccon, 1954), e venne dunque ricordato dalla storia, presumibilmente, come un episodio sperimentale. Pur con tutte le dovute precisazioni il primato rimane oggettivamente di Mater Dei: pensate che in Italia non esisteva ancora uno stabilimento attrezzato con tecnologie così avanzate, e le copie per la distribuzione vennero stampate oltreoceano, a New York! Venne impiegato il procedimento brevettato in America denominato Anscocolor, ricavato dal procedimento di formulazione tedesca Agfa.

PRETISSIMI/SUORISSIME 2 – Ringrazio una lettrice (anche per l’ultimo paragrafo: grazie Emilia!), per avermi prontamente redarguito: fra i rari casi di sacerdoti nella vita come sullo schermo dobbiamo ricordare (oltre a Padre Dyer e al rettore universitario de L’Esorcista, – Friedkin, 1973 – menzionati nella prima parte), don Stefano Zanella, interprete di don Santo Perin nel film L’unica via, (diretto a sua volta da un sacerdote, don Massimo Manservigi, 2010). Indugiando ancora su Mater Dei occorrerà citare la presenza come comparse del Beato don Giacomo Alberione e della fondatrice della Pia società delle Figlie di San Paolo, la Prima Maestra Tecla Merlo. Essendo il film un omaggio tutto paolino alla Vergine Santissima si volle che sia a livello tecnico che attoriale coinvolgesse quanti più membri della famiglia paolina possibile. Penso ci siano ottime probabilità che questo film rappresenti il primo ed unico caso nel quale compare un’autentica figura di Beato… e forse in futuro saranno persino due: leggo su Santi e Beati che per la Venerabile Tecla Merlo sono in corso i processi canonici. Ma non finisce qui! Don Emilio Cordero va annoverato come unico caso di regista, leggo sulla Civiltà Cattolica, adattatosi a tale mestiere in risposta al voto di obbedienza e all’ordine del suo superiore don Alberione: «Se nel film ci sono dei pregi, il merito è tutto delle felici intuizioni di don Alberione. Se ci sono dei difetti, la colpa è tutta della mia inesperienza come regista» dirà Cordero con lodevole umiltà.

UN PAPA “ATTORE” INVOLONTARIO – Fra i molti record collezionati dal nostro Beato Giovanni Paolo II dobbiamo ricordarne uno tutto cinematografico! Nel film Angelino e il Papa (Rodrigo Castano, 1987), riporto da Mymovies, “Un bambino perde la madre nel terremoto che colpisce Città del Messico nel 1985. Prende a cercarla con l’aiuto di persone di buon cuore. Una di queste, una cantante molto nota, riesce a farlo salire sul palco durante uno degli incontri di Giovanni Paolo II con i fedeli in Colombia. La madre, che aveva perso la memoria, vedendo il figlio alla televisione lo riconosce e i due si possono riabbracciare. Questa telenovela trasformata in film sarebbe priva d’interesse se non fosse per il fatto che Giovanni Paolo II è stato inserito a sua insaputa nelle riprese. Si vede infatti chiaramente che la sua presenza non è dovuta ad artifici di montaggio ma al fatto che due dei protagonisti sono riusciti ad essere effettivamente presenti al suo fianco”. L’eccezionalità della cosa impone che vi proponga qui sotto lo spezzone saliente del film (a parte il fatto che il finale è stato spiattellato già per iscritto, non penso ci siano problemi di esagerate attese). Senza ombra di dubbio si tratta di un caso più unico che raro: tutta una troupe cinematografica ha “tramato” intorno all’avvenimento papale per realizzare una scena!?  Se non lo confermassero più e più fonti… stenterei a crederlo. (Pazzi… :D)

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