LA LUCE IN SALA


LA VERA CONVERSIONE DI GARY COOPER
28 luglio 2011, 12:46 am
Filed under: I Protagonisti

Vi  propongo la traduzione (un po’ a braccio e con lievi modifiche) di un recente contributo che si sofferma sul percorso umano e spirituale di una vera leggenda del grande schermo. La conversione di Gary Cooper non è una novità, ma poiché viene spesso sottaciuta o sminuita, risulta di particolare interesse un resoconto più sostanzioso. Buona lettura!

Gary Cooper da giovane

Gary Cooper, icona hollywoodiana il cui cinquantesimo della morte è trascorso quest’anno a maggio, si convertì ufficialmente al cattolicesimo nel 1958 ricevendo il sacramento del battesimo, egli aveva iniziato un percorso di avvicinamento alla fede sin dal ’50, ben otto anni prima. Al contrario di quanto viene frequentemente riportato la sua conversione non fu sollecitata dall’incombere della malattia sulla sua vita. “Assolutamente no”, ha detto sua figlia Maria Janis Cooper, “ci arrivò da solo, a suo tempo… pezzi e pezzi della sua stessa vita che ha voluto mettere assieme in un nuovo modo”.
“Aveva una spiritualità molto vera, che non era un ‘ismo’ [un’espressione teorica o dottrinaria – ndr]… con la quale, penso, nacque e crebbe, vivendo all’aperto nel West, avendo una fortissima affinità con la cultura e la spiritualità degli Indiani d’America”.

Nacque il 7 maggio 1901 ad Helena nel Montana, ma mentre il vecchio West svaniva lui diventava incidentalmente una stella, arrivando ad Hollywood per trovare lavoro come grafico pubblicitario ed essere più vicino ai suoi genitori.
Dopo qualche impiego come stunt, il bello, sobrio Cooper, venne “scoperto” e nel 1925 iniziava a recitare in alcuni ruoli non accreditati. La sua carriera cinematografica, durata ben 36 anni, è decollata col film Ali (William A. Wellman, 1927), vincitore dell’Oscar come miglior film. La sua apparizione in questo lungometraggio fu molto breve (solo due minuti e mezzo) ma, come ne disse il leggendario produttore della Paramount PicturesAndrew Craddock Lyles: “Quando è arrivato sullo schermo, questo si è subito illuminato con lui”.

Locandina de "Il sergente York"

Con soli 200 piedi di pellicola i magnati hollywooodiani sapevano di star guardando ad una stella. Cooper da solo risollevò infatti le fortune della Paramount afflosciate dalla Depressione, interpretando perfettamente l’eroe “everyman” e cogliendo in pieno lo spirito dell’epoca; ad esempio nei panni di Longfellow Deeds in È arrivata la felicità (Frank Capra, 1936), Long John Willoughby in Arriva John Doe (FranK Capra, 1941), Alvin York in Il sergente York (Howard Hawks, 1941), quest’ultimo ruolo, così pregno di spiritualità cristiana, fu il preferito di Cooper, e gli regalò la vittoria del suo primo Oscar. Gary ha incarnato l’essenza del carattere americano, in particolare quella combinazione unica di ruvido individualismo e magnanimo altruismo, nel suo caso nutrito dal west e dalla provenienza dei suoi genitori: inglesi immigrati che gli inculcarono le leleganti maniere di un vero gentleman.
“Con Gary c’erano sempre meravigliose nascoste profondità che non avevi ancora notato”, disse Jean Arthur, sua co-star nel film Arriva John Doe. Il Genere con cui Gary Cooper viene maggiormente identificato è il Western, avendo egli recitato ne L’uomo della

Virginia (Victor Fleming, 1929), il film che ha gettato lo standard per tutto il filone cinematografico. Disse in un’intervista del 1959: “Mi piacciono i western perché sono gli unici ad essere reali… storie di pionieri che hanno sfidato gli elementi e… attraverso le immagini dei western, noi realizziamo che il nostro paese era ed è pieno di persone che credono nell’America”. Mezzogiorno di fuoco (Fred Zinnemann, 1952), un western impeccabile, è considerato il suo più grande film (per il quale vinse infatti il secondo Oscar della sua carriera interpretando un personaggio  coinvolto nella lotta morale per la vittoria del bene contro il male).
Maria ha detto ancora di suo padre: “Mentre rappresentava il duro individualismo del singolo uomo contrapposto al mondo, nulla che sapesse lontanamente di egoistico o di esclusivismo personale lo riguardava”. La natura schiva di Cooper ha permeato la sua vita. Nel marzo 1961, morendo di cancro, volò a New York per registrare la narrazione fuori campo per The Real West.Il produttore TV Donald Hyatt ha ricordato la “sua semplicità e la mancanza di pretese ‘da big star’. Per esempio, una volta che non c’era posto sull’attaccapanni per il suo cappotto, Cooper ha detto ‘non spostare un altro cappotto: basta buttare il mio dove capita”. Ma, come tutti gli eroi, era mortale dopo tutto, e aveva una debolezza fatale: avendo un forte ascendente sulle partner femminili del grande schermo, Cooper inanellò una serie di più o meno brevi affair (Clara Bow, Marlene Dietrich, Tallulah Bankhead, Lupe Velez, Carole Lombard, Ingrid Bergman, Grace Kelly…). La relazione con Patricia Neal fu diversa: Cooper era sposato, e nonostante ciò, questa situazione (che Maria definisce “complicata”), durò oltre la fine delle riprese del film La fonte meravigliosa (King Vidor, 1949). Nacque nell’ottobre 1948 e continuò fino al Natale del 1951, quando Copper, realizzato che fra loro era tutto finito, regalò a Patricia una pelliccia lasciando gli Usa per l’Europa.

Gary e Rocky

Cercò conforto e guarigione in Inghilterra già nel 1931 (aveva vissuto due anni in quella terra da bambino, 20 anni prima), a seguito di un esaurimento nervoso provocatogli dalle pressioni dello star system. Dopo un anno fra l’alta società e un totale ringiovanimento, arrivò un decisivo punto di svolta nella sua vita, personificato dall’ adorabile e mondana Veronica “Rocky” Balfe, nipote del famoso direttore artistico della MGM Cedric Gibbons. Si sposarono un anno più tardi, il 15 dicembre 1933.
Veronica era una cattolica dai modi raffinati (che alcuni detrattori ebbero a criticare come snobisti), e portò grande stabilità e amore genuino nella vita di Cooper.
Tuttavia, come accennavamo, l’attore era un eroe americano che, come ricordava un osservatore ravvicinato, Ted Nungent, un elettricista degli studios Paramount: “Se è nato per la cinepresa, è nato anche per fare l’amore… Voleva soddisfare le donne, si divertiva a guardarle, ascoltarle, compiacerle… un tipo del genere non cambia!”. Non senza Grazia, s’intende.

Dopo la separazione dalla sua famiglia nel maggio 1951, sulla scia della relazione con Patricia Neal, Cooper realizzò la vacuità della sua vita. Il suo personaggio Will Kane in Mezzogiorno di fuoco, riflette perfettamente il conflitto morale che lo gravava in quei giorni.

Gary Cooper incontra Pio XII

Il 26 giugno 1953 nel corso del tour promozionale per Mezzogiorno di Fuoco, raggiunto dalla famiglia, si reca in visita al Vaticano e incontra Papa Pio XII: un incontro che lo impressionerà profondamente.
Tutti ad Hollywood avevano supplicato un ricordino. All’udienza papale, ricorda Maria, suo padre aveva dei rosari sul braccio e vi teneva aggrappati molti altri souvenir. Siccome soffriva di mal di schiena aveva delle difficoltà a inginocchiarsi e, quando lo fece, gli cadde tutto quanto a terra -i rosari, le medaglie e i santini…- Mentre il poveretto stava rimescolando a quattro zampe improvvisamente, ricorda scherzosamente sua figlia, incappò in questa scarpa scarlatta e nel lembo di un mantello!

Gary, Rocky e la piccola Maria

Ai primi del 1954, dopo aver recitato in Samoa (Mark Robson, 1953) dove, per coincidenza, interpretava un padre che ritornava dalla figlia ormai sedicenne dopo averla abbandonata, Cooper tornò dalla sua famiglia e da sua figlia, ormai sedicenne.
Dopo essersi risistemato all’interno della vita matrimoniale se ne  allontanò ancora, ora inseguendo donne meno raffinate rispetto alle sue precedenti conquiste.
Rendendosi conto dello stress che il suo “vagabondaggio” scaricava sulla famiglia, l’attore cominciò ad andare in chiesa con Rocky e Maria all’infuori della routine pasquale e natalizia. Anche se non ne ha mai parlato, secondo Maria suo padre si rivolse alla religione perché “probabilmente stava cercando più stabilità di quella che aveva personalmente trovato”.
“Accadde molto naturalmente. Domenica dopo la messa, noi scherzavamo sull’erudito e divertente Padre Harold Ford. Cooper era incuriosito e disse ‘Oh, mi piacerebbe sentirlo un giorno!'” spingendo Rocky a rispondergli “Bene, vieni con noi.”
I sermoni di Padre Ford, riporta sempre Maria, lo fecero pensare.
Contrariamente a quanto alcuni dicono Rocky non macchinò la conversione di Gary. “Non era possibile martellargli qualcosa in testa” prosegue la figlia “perché credetemi, nessuno faceva fare a mio padre quello che non voleva fare”.
Presto Rocky invitò Padre Ford a casa loro pensando che i due potessero condividere alcune riflessioni spirituali. Invece condivisero il loro comune interesse per pistole, caccia, pesca e immersioni subacquee!
Tuttavia occasionalmente le loro conversazioni iniziavano a deviare verso la religione, e conseguentemente Padre Ford e Cooper si trattenevano assieme per discussioni più lunghe, ad esempio con tragitti fino a Malibu.
Cooper venne formalmente ammesso nella Chiesa Cattolica il 9 aprile 1959.
Shirley Burden, intimo amico di famiglia (anch’egli convertito) fu suo padrino di battesimo. Dopo quell’anno Gary spiegava la sua conversione dicendo: “Ho speso tutte le mie ore di veglia, anno dopo anno, facendo quasi esattamente quello che, personalmente, volevo fare; e quello che volevo fare non era sempre fra le cose più corrette. Lo scorso inverno ho iniziato a soffermarmi un po’ di più su quanto stava nella mia testa da lungo tempo [e ho pensato] ‘Coop, vecchio ragazzo, tu devi qualcosa a qualcuno per tutta questa buona sorte! Non sarò mai niente di simile a un santo… La sola cosa che posso dire per me, è che sto provando ad essere un po’ migliore. Forse ce la farò”.
Nell’aprile 1961 un visibilmente commosso Jimmy Stewart si presentò all’Academy Awards per ritirare l’Oscar onorario assegnato a Gary Cooper, motivando quella delega con delle allusioni al fatto che il suo amico era seriamente ammalato. Il giorno seguente le prime pagine dei giornali di tutto il mondo strillavano: “Gary Cooper ha il cancro”.
Visitatori iniziarono ad arrivare, e messaggi piovevano da amici e ammiratori da tutto il mondo, compresi Papa Giovanni XXIII, la Regina Elisabetta, John Wayne, Ernst Hemingway, l’ex Presidente Dwight Eisenhower, Bob Hope, Audrey Hepburn… Perfino il Presidente in carica John F. Kennedy chiamò da Washington.
Gli amici che si aspettavano di trovare un’atmosfera deprimente in casa Cooper, trovarono invece luminosità solare, fiori freschi e musica allegra, dato che la famiglia affrontava quel momento profondamente difficile con la fede. Billy Wilder ricorda che l’ammalato vestiva con un pigiama alla moda e vestaglia, apparendo più imperturbabile dei suoi ospiti.
Come Rocky disse a Hedda Hopper “Ciò che lo ha aiutato di più è stata la sua religione. Man mano che la malattia progrediva non ha mai chiesto ‘Perché a me?’, non si è mai lamentato, è stato spiritualmente arricchito dai sacramenti e da libri come Peace and Soul, del Vescovo Fulton Sheen.

“Io so”, annunciava Cooper mentre stava morendo, “che quello che sta succedendo è la volontà di Dio. Non ho paura del futuro”.

Morì di cancro alla prostata e al colon il 13 maggio 1961; è amato per l’ indelebile ritratto dell’autentico eroe americano che ci ha regalato, un ritratto che sarebbe incompleto senza la memoria del suo ultimo eroico giorno. (Testo originale)

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5 commenti so far
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La co-star di Gary Cooper nel film Arriva John Doe non è stata Jean Arthur ma Barbara Stanwyck

Commento di Giovanni

è vero! Grazie :)

Commento di filippociak

Cooper ha toccato,con i suoi personaggi,i problemi più scottanti dell’America dei suoi tempi.

Commento di rita

Che grandi attori! in italia abbiamo quattro fr*****i che non sanno recitare

Commento di Bob

Il confronto con attori divenuti oggi miti del cinema spaventerebbe la categoria di qualunque nazione. Qualcuno di bravo – per quanto possa capire il tuo punto di vista – possiamo vantarlo anche noi. L’averti censurato il commento non ha bisogno di spiegazioni… penso ;)

Commento di filippociak




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