LA LUCE IN SALA


BECKET E IL SUO RE
4 settembre 2011, 10:05 pm
Filed under: Agiografici, Cattolici, Film

(Becket)

UK 1964, di Peter Gleenville, con Richard Burton, Peter O’Toole, Gino Cervi, Paolo Stoppa, John Gielgud…

Storia di uno storico voltafaccia: Enrico II, sovrano d’Inghilterra, nutre un profondo e corrisposto affetto per il sassone (e per questo disprezzabile) Tommaso Becket. La scalata sociale di Tommaso inizia in seno a quella Chiesa che,  da confidente, amico e sostenitore del sovrano, gli diverrà un facile bersaglio. Sono questi i momenti in cui i rapporti fra corona e Chiesa si sono fatti alquanto delicati, ed è esattamente per minimizzare ogni possibile conflitto che Enrico nomina Arcivescovo di Canterbury (in forza del privilegio papale) il suo fidato complice Tommaso.  Amaro e straziante sarà il dover realizzare come l’amico, compiuti i voti necessari, subisca un repentino e radicale cambiamento divenendo il massimo difensore della Chiesa.

Come di consueto per questi grandi titoli impastati di storia, il debito della sceneggiatura verso l’opera teatrale cui si ispirano (Becket ou l’honneur de Dieu di Jean Anouilh) si rintraccia subito nell’impostazione generale e nei dialoghi, serrati, calcolati parola per parola senza alcuna sbavatura. Alcune scelte narrative potrebbero stonare, dal momento che rivelano un certo sforzo nel calare sul piano umano e psicologico (e dunque secondo dinamiche che sanno di anacronismo) un dramma che tracima copiosamente dall’interpretazione sconvolgente di Peter O’Toole.

Le ambientazioni ripulite, luminosamente sature e talvolta pittoresche, pur tradendo l’età del lungometraggio non disdegnano l’accuratezza e la ricostruzione credibile degli ambienti. Che cosa possa aver sconquassato la coscienza del “laicista ante litteram” Tommaso, diviene certo per lo spettatore stupito dal contrasto fra prima e dopo, invitato a soppesare assieme al protagonista la difficoltà interiore del posporre tutto a quel Dio fattosi all’improvviso (e misteriosamente) concreto. Un Dio attivo nelle parole e nelle azioni di un testimone che, lungi da ogni sospetto di arrivismo, intraprenderà un percorso di sofferenza, tenacia e, inevitabilmente, martirio.

Il film indulge nel dipingere un sovrano dissoluto (non mancano lusinghe sensuali allo spettatore) e impulsivo, mentre preme sull’agiografico restituendo un Tommaso dotato di tutte le virtù proprie dell’eroe morale. Un film da rivedere per rispolverare una parentesi meno frequentata, rispetto a quella scismatica legata ai capricci di Enrico VIII, dell’incredibile storia britannica. Di intimistica verità  le parentesi spirituali con cui Tommaso ci fa intuire lo spessore del suo cambiamento; sono davvero toccanti nell’aderenza al comune sentire le raccomandazioni e le invocazioni innalzate a Dio: “Signore, fa che io sia degno”, “Signore, com’è pesante il tuo amore da portare…”

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1 commento so far
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Non parlerei di un Enrico II “dissoluto”, ma “psicopatico”; l’attaccamento nei confronti di Tommaso ha quasi del morboso nella sua presunzione di voler essere la sua unica ragione di vita. E’ questa, secondo me, la chiave della tragedia di Anouilh nonché del film: il tentativo di Tommaso di trovare il suo onore, non reinventandoselo giorno per giorno e rimanendo così incatenato all’amico, ma un onore che gli permetterebbe di vivere una propria vita: e lo trova appunto nell’ “onore di Dio”.
Che ne dici di questa mia interpretazione?
http://ilpalazzodisichelgaita.wordpress.com/2013/08/05/becket-e-il-suo-re-peter-glenville-1964/

Commento di mercuriade




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