LA LUCE IN SALA


PERSONAL #8: WHO’S YOUR HERO?
4 novembre 2011, 11:12 pm
Filed under: Personal

Accetto volentieri l’invito di Lucyette a partecipare alla sua blog-catena di S. Antonio WHO’S YOUR HERO? Dopo l’iniziale entusiasmo mi sono però imbattuto in alcuni problemi: 1) il più grave: nutro per tutti i santi il generico e indiscriminato misto di venerazione, affetto e interesse che meritano… ma non ho una particolarissima predilezione per uno (o cinque) di essi!; 2) dato che sarebbe bello incastrare cinema e santi (come mi si suggerisce), sono costretto ad ammettere che non solo la mia conoscenza del cinema è tutt’altro che esaustiva… ma anche che molti film sui santi li ho visti secoli e secoli e secoli fa… mentre altri semplicemente non li ho ancora visti! 3) ogni volta che entro nel mio blog medito di cambiare la dicitura del menù qui a sinistra da “amici” in “blogroll”… in modo da poter linkare chi mi pare. Come se non bastasse ho proprio l’indole del lurker… come li trovo cinque blogger da coinvolgere?

La cosa più simile a una speciale affezione che posso offrire nella scelta è il trasporto tutto particolare che ho provato trovandomi nei luoghi protagonisti nel culto e nella celebrazione della memoria di alcuni santi. Pensavo, per dare un tono “cinefileggiante” alla cosa, di scegliere per raffigurare il santo un’immagine tratta da un film e, se possibile, tracciarne per ognuno un sintetico profilo cinematografico. I miei santi saranno di una banalità disarmante… ma pazienza.

I – Iniziare una catena di S. Antonio con S.Antonio è senza ombra di dubbio originale (dato che è talmente banale che nessuno ci avrebbe nemmeno mai pensato). Avendo sempre recitato una particolare preghiera   a Sant’Antonio per gli studenti (per me quindi!)*, una volta all’anno vado a dirgli grazie e… “mi raccomando, tieni duro!”. Fra l’altro ci sono stato giusto la scorsa domenica. S. Antonio è un po’ una superstar fra i santi e fa sempre effetto vedere quante persone ben più sofferenti di un semplice studente passino a dire una preghiera davanti alla sua tomba. È una figura sentitissima, un vero protagonista del panorama agiografico. A parte due titoli muti e la versione di Francisci del 1949, restaurata nel 2007 ma ancora introvabile (e “consigliabile solo alle anime pie”, dice il Morandini  a p.99, rendendocelo solo più interessante), abbiamo le due belle versioni televisive: quella di Umberto Marino (2002) e quella di Bellucco, Antonio guerriero di Dio (2006), per il quale ho trovato un interessante video intervista-backstage. Cerca che ti ricerca mi sono imbattuto anche in una versione animata in digitale per bambini del 2007, Saint Anthony, della Difarm Inc (qui il trailer). Nelle foto: Jordi Mollà, Antonio in S. Antonio guerrierio di Dio, e uno scorcio della Basilica di Padova dal Chiostro del Noviziato.

IIS. Marco. Un santo evangelista snobbatissimo dal cinema (ma è anche comprensibile: non tutti hanno tramandato una vita che si presti facilmente al racconto filmico). Gli sono legato perché la mia vita accademica è stata, per il periodo di qualche mese, intrappolata nella città di Venezia… un luogo che non ha bisogno di troppe presentazioni. Ripenso con un senso di liberazione a tutti quei giorni perduto nella folla di turisti, sempre di fretta, in un arcipelago gelido, ventoso, talvolta sommerso dall’acqua alta o spolverato da folate nevose. Di quei giorni ricordo bene il grandissimo senso di solitudine, la fatica, lo straniamento e certo… la strepitosa, incredibile bellezza di ogni singola calle e campo, ogni scorcio, ogni chiesa… Evitiamo troppe chiacchiere: ho scelto San Marco perché ho sempre trovato stupefacente che egli fosse davvero sepolto lì… e in tutto quei giorni, quando entravo per una preghiera la mattina presto e non c’era in giro ancora nessuno, ripercorrevo meravigliato, lasciando spaziare lo sguardo sulle alte volte dorate della Basilica, le avventurose vicende del recupero e trasferimento delle sue spoglie. Conoscete questa storia? Se non la conoscete qui potete trovare un riassuntino che val la pena leggere. Come anticipato di S. Marco non esiste, che io sappia, un film vero e proprio… compare solo in alcuni sceneggiati tv. Il più recente di questi, The Passion, è del 2008, ed è stato  prodotto dalla BBC (!). Ho preferito rivolgermi  per la scelta dell’immagine al più noto fra gli sceneggiati, ovvero il rosselliniano Atti degli apostoli del 1969 (cinque puntate). Nella foto, nei panni di S. Marco, l’attore Mohamed Ktari. Nell’altra foto, ovvaimente, la Basilica di S. Marco.

IIIS. Bernadette. Ovviamente parliamo di Lourdes… la Lourdes caotica e pacchiana dei supermercati di rosari, la Lourdes sconvolgente in cui di sera risuonano musiche da balera nell’aria,  della fede che si fa consumo, comfort a cinque stelle, souvenir… e che ti sbatte tutto questo in faccia costringendoti a vedere il tutto come un’assurda finzione commerciale… e che prima o poi, magari la seconda volta che ci torni… ti si stampa dentro per sempre. Una delle scene che ricorderò fino alla fine dei miei giorni è una messa in giapponese tenutasi nella grotta alle cinque di mattina. I magnifici canti mariani espressi in una lingua tanto differente dalla nostra, il senso di raccoglimento (saremo stati in tutto una trentina – io ero capitato lì “per caso”), la montagna di trolley impilata in un angolo che alludeva a un lunghissimo viaggio appena finito… mi ha regalato un momento di infinita suggestione. Ovviamente questo è solo un mio particolare ricordo, chi è stato a Lourdes (e crede) sa perché se ne sente la nostalgia. Per Bernadette la filmografia è decisamente più vasta: prima del bellissimo e famoso The song of Bernadette (Henry King, 1943), c’era stato il film muto La vie merveilleuse de Bernadette, di Georges Pallu, già nel 1929. In seguito, appena nel ’60 Il suffit d’aimer (Robert Darène) e poi una versione spagnola, Aquella joven de blanco (León Klimovsky, 1965). A segno dell’ inesausto clamore suscitato dalle miracolose vicende francesi, alla fine degli anni ’80 abbiamo ancora Bernadette (Jean Delannoy) e ancora, appena un anno dopo, La passion de Bernadette (ancora J. Delannoy). Fra le versioni tv scelgo di segnalare solo l’italiana Lourdes, (Lodovico Gasparini, 2001), dato che eccezionalmente Vittorio Messori (molto coinvolto dalla vicenda – ricordo che attualmente sta scrivendo un’opera sull’argomento) ha collaborato alla sceneggiatura. Termina il percorso un titolo ancora una volta francese, Je m’appelle Bernadette (Jean Sagols), di imminente uscita. Ne approfitto infatti per proporvi il trailer:

IVS. Michele Arcangelo. Mi chiedo a chi potrebbe non piacere S. Michele. Insomma, assomiglia a una specie di superman cattolico, un superhero! Un santo arcangelo orfano di film (mi sento però di essere comprensivo) ma, per consolazione, patrono di uno dei posti più mozzafiato ch’io abbia mai visto! Se non siete stati a Mont Saint Michel, cari lettori, cancellate crociere, week-end dai parenti, settimane a Lignano o Milano marittima… e andate a vedere che cos’è quel posto. Per andarci ho trascorso una snervante settimana in camper… ma la rifarei mille volte ancora per tornare proprio lì, in un luogo per il quale usare il cliché descrittivo “dove cielo e terra si toccano” è talmente calzante da essere obbligatorio. Un luogo pregno di spiritualità e storia dove la meraviglia arriverà a stordirvi, spazzando via ogni vostra eventuale tiepidezza. Non mi metto a raccontarvi nel dettaglio (per motivi di tempo e pertinenza) tutta la mia vacanza, ma sappiate solo che sotto un crudele acquazzone scrosciante (come se l’umidità della marea non fosse stata sufficiente), entrare in quella chiesa di fredda e nuda pietra sulla sommità del monte-cittadina-monastero, dove i canti gregoriani di una messa in corso rimbalzavano contro volte di gotica vertigine… è stata un’esperienza davvero trascendentale. Film: tasto dolente. Un arcangelo, che è anche un capo militare, che è anche uno che fa qualcosa di concreto nell’Apocalisse… non poteva non finire dentro dozzine di fumetti e filmetti fantastico-catastrofici. Per orizzontarmi nella selva di titoli e titoletti (per il 90% del tutto indifferenti a una visione ortodossa della figura dell’arcangelo) dovrei sottopormi a un’approfondita sessione di studio degli stessi… e questo post è già moooolto in ritardo rispetto all’invito. Quindi accontentatevi (per ora) della magrissima immagine tratta dal film TV San Giovanni – L’Apocalisse, Raffaele Mertes, 2002 (un tragico esempio di come i buoni propositi possano, senza consistenti iniezioni di denaro, essere insufficienti). Nel testo di Giovanni (Ap 12, 7-9) si parla di una “guerra nel cielo” nella quale vince “Michele coi suoi angeli”, ma nel film abbiamo un metaforico vortice composto di una forza bianca e una nera che si confrontano in un corpo a corpo. Non ho nulla in contrario alle rappresentazioni simboliche, anzi: trovo che nelle ristrettezze esse siano l’unica alternativa decorosa. Nella foto vedete (si fa per dire) “S. Michele con i suoi angeli”, e qui sotto invece Mont Saint Michel.

VAntoni Gaudì. Pur potendo scegliere fra qualche altro santo, magari di mastodontica tradizione (sia di fede che cinematografica – San Francesco o Giovanna d’Arco, per esempio) ho preferito, vista la possibilità di farlo, rivolgermi a un personaggio per cui il processo di beatificazione è ancora in corso (e sul quale non sono stati fatti che pochi documentari). Barcellona senza la Sagrada Familia sarebbe una città infinitamente meno interessante di quella che è adesso… Resterebbe una bella città, ma le mancherebbe il proprio simbolo, il simbolo di quell’identità specialissima che nasce e muore intorno alla figura del geniale architetto Gaudì. Nonostante non a tutti possa piacere questo particolare stile (ricordo lo sguardo sgomentato del mio ex-parroco davanti al tempio in costruzione e la sua incredulità alle mie parole: “Ma sì! Le dico che sono sicurissimo: è in corso il processo di beatificazione!!!”), la Sagrada Familia trasuda sacralità da ogni mattone. Io la vidi quando ancora gli interni erano solo un coacervo di impalcature, attrezzature e pulviscolo, ma ne fui colpito perché, sebbene conscio che molto poco di quanto rimasto fosse del tutto autentico (visto l’odio anticattolico degli anni ’30 che si spinse sino ad omicidi nel cantiere e a vandalismi sulla facciata della natività, facendo poi un rogo dello studio dell’architetto contente i progetti per il futuro a lui precluso), un’impronta dell’originario misticismo dell’architetto mi sembrava riconoscibilissima e, condizionato dalle notizie biografiche raccolte prima del viaggio, la sensazione che ogni calcolo fosse stato espresso come una preghiera… molto nitida. Sono sempre stato in attesa di un film che celebrasse l’estro creativo di questo grande testimone della fede, ma soprattutto il suo profondo spirito cattolico, ed è stato quindi con vero giubilo che ho appreso che proprio nel corso di questo mese (se tutto dovesse procedere secondo quanto annunciato dal regista Don Massimo Manservigi già ad agosto) verrà presentato a Roma Le sette porte. “È un lavoro già da due anni in cantiere” dice il regista, “[…] ed è stato commissionato dalla Diocesi di Barcellona per fare una sorta di biografia e approfondimento della vita di Gaudì, non sotto l’aspetto tradizionale e ormai conosciutissimo della sua grandezza artistico-architettonica, ma piuttosto della dimensione della sua vita di fede. Quindi il Gaudì della fede, essenzialmente. Si chiama Le sette porte perché si ispira al numero delle porte che sono state progettate (e stanno per essere costruite), della facciata principale della Sagrada Familia (la facciata della gloria), sono le sette porte per entrare nella chiesa che rappresentano i sette sacramenti. E siccome Gaudì e la Sagrada Familia sono speculari nei loro contenuti, l’accesso all’uno non può che essere l’accesso all’altro… e quindi ci sono sette porte anche per conoscere il Gaudì della fede. Il lavoro era già finito a settembre dell’anno scorso. Poi è successo che il Papa (e a me questo, voglio dire, è piaciuto moltissimo però mi ha creato una difficoltà), è andato a Barcellona a inaugurare la navata centrale con l’interno tutto rinnovato. Il lavoro era stato fatto con la navata non ancora conclusa e quindi il risultato finale era non dico da buttare… ma da rinnovare completamente. Quindi quest’anno sono state girate le riprese con l’interno come è stato inaugurato” (fonte). Chiudo con questa notizia cinematografica semplicemente stupenda. (Nella foto, provvisoriamente, il Gaudì autentico).

Ecco fatto! In ritardo come sempre ma è fatta (con la tempistica di questo periodo questo post l’avrò scritto in qualcosa come dieci micro-sessioni). Ringrazio Lucyette e rimbalzo la palla a blogger per forza di cose già nominati: Lucyette e Cecilia. Poi provo a coinvolgere Thérèse e Davide

Alla prossima!

* L’ unica notizia che non vai a controllare (perché in fondo sei certo di quello che stai dicendo) deve sempre essere sbagliatissima! Prima del testo che potete leggere adesso, avevo scritto che S.Antonio è il patrono degli studenti… assolutizzando quella che invece è una particolare declinazione devozionale consolidata in un circuito -non troppo ristretto in realtà- di parenti/conoscenti/amici. Grazie mille a Je per l’intervento di salvataggio!)



SCHERZAR COI SANTI #4: FATHER TED
26 ottobre 2011, 11:57 am
Filed under: Scherzar coi santi

Salve lettori, per questa puntata ho selezionato una vera chicca. Non ve lo siete mai chiesti? Perché fra decine di sitcom dedicate a frotte di amici single o a dozzine di famiglie in cui tutti scherzano forsennatamente e si vogliono (e rivogliono) bene per venti minuti una volta a settimana, non ne esiste una in salsa cattolica? Ahò… avrebbe un potenziale se ci pensate bene… e sarebbe pure originale!

Non ci fosse mai passata per la testa l’idea! L’hanno già fatta… e tenetevi forte: viene dall’Irlanda. Ecco, ho già detto tutto: dire “irlandese” in tutto il mondo viene inteso come sinonimo di “cattolico”…ad eccezione dell’universo cinematografico, dove “irlandese” si traduce invece come “la Chiesa Cattolica è orrida e spregevole” (per lo spettatore cattolico con l’appendice “e lo sei pure tu”). In realtà sull’anticlericalismo irlandese ci sarebbe ben poco da scherzare, visti i travagli storici della Chiesa nell’isola di smeraldo e gli attuali problemi diplomatici con la Santa Sede legati ai casi di pedofilia. Comunque, se avete presente l’atmosfera genericamente untuosa e ipocrita che emana la Chiesa Cattolica irlandese in molti film (sia chiaro, non solo quella irlandese: vogliamo parlare di Almodóvar e la chiesa spagnola?)… capirete lo stato d’apprensione in cui mi trovavo nel dovermi accostare a un’intera sitcom in tre stagioni dedicata a tre sacerdoti borderline esiliati in uno sperduto villaggetto dell’immaginaria ma gelida Craggy Island. Aggiungiamo poi che il fortunato genere della commedia anglosassone, tradizionalmente legato alla critica sociale più pungente e agli aspetti meno poetici della vita (resi col tipico gusto british per il grottesco e lo splatter), non ha contribuito nel crearmi troppe illusioni.

Per ora ho visto solo la prima metà degli episodi… e sì, devo dire che almeno in quanto a spasso ci siamo. La serie è divertentissima: ripropone la consueta ricetta dell’umorismo inglese che tiene in equilibrio battute deliziose accanto ad altre votate alla trivialità più sfacciata e scurrile, sketch da prima elementare e qualche scintilla di sofisticata ironia. Purtroppo l’intero progetto dipinge una Chiesa illegittima e bugiarda, un’istituzione simpaticamente corrotta in ogni sua parte e a cui si guarda con rassegnata indulgenza, ma negandole recisamente ciò che l’anticlericale moderato sa di dover invece dosare con pazienza: l’attenuante della buona fede. I tre sacerdoti si contendono una lunga lista di deficit comportamentali: Padre Jack, infermo su una sedia a rotelle, è un folle bestemmiatore alcolizzato e satiro; Padre Dougal è un irrecuperabile idiota cui si devono tutte le situazioni legate a malintesi o disastri spiccioli; Padre Ted, il protagonista, è stato esiliato per problemi finanziari, ed essendo dotato di una certa affabilità e credibilità umana, focalizza su di sé il filone di una critica ben più subdola. Egli accarezza costantemente la chimera di un idillio romantico (non necessariamente sessuale, soprattutto sentimentale) e non avendo alcun baluardo spirituale e vocazionale (ma quale prete, sembra voler dire questo serial, lo ha davvero?) propone ad ogni puntata l’idea che il ruolo sacerdotale sia irrimediabilmente solitario, inappagante sotto ogni punto di vista e, in definitiva, (assieme al cattolicesimo tout court per estensione), innaturale e assurdo. La governante di questa deviata triade di pastori è Mrs. Doyle, una cara donnicciola incapace di accettare un no come risposta quando si presta agli onori di casa, porta al contesto ulteriori confusioni e momenti di pacata ilarità. Le situazioni comiche sono spesso davvero riuscite, divertenti nel senso pieno del termine (o almeno in grado di strappare un sorriso), ma tuttavia i toni crudeli e fatalmente irrispettosi di alcuni momenti… sono stati troppo anche per me (e dire che ho sempre pensato di essere elastico e profondamente autoironico). Se siete cattolici tutto d’un pezzo, con nervi di titanica possanza e un sistema di autoconservazione dell’umore capace di metabolizzare una Littizzetto spernacchiante per quindici minuti filati… forse Father Ted vi piacerà per le molte trovate intelligenti che può vantare… se invece avete il dente sempre avvelenato e un Odifreddi che parla innocentemente di cucina vi fa venire l’orticaria… forse fareste meglio a guardarvi Don Matteo. Ma adesso facciamoci una risata: eccovi una godibilissima scenetta (la qualità è quella che è ma almeno ci sono i sottotitoli!). Alla prossima!



FOTOGRAMMA/PENSIERO #17: ALIVE – SOPRAVVISSUTI
21 ottobre 2011, 12:13 pm
Filed under: Fotogramma/Pensiero

(Alive, USA 1993, di Franck Marshall)

Alive è un film che incuriosirà sempre poiché, fra tutto ciò che in esso si rappresenta, a spiccare dalle bocche della gran parte degli spettatori rimarrà la rappresentazione del tabù, dell’atto estremo per la sopravvivenza compiuto dai superstiti del disastro aereo delle Ande. Il pensiero di trovarsi nel mezzo di una situazione così tanto disperata, assolutamente disperata, potrebbe comprensibilmente far baluginare l’idea che Dio, crudele assenteista, semplicemente non esista. Vi riporto le parole di uno dei sopravvissuti poste d’introduzione al film, le quali, un po’ a sorpresa e quasi a scanso d’ equivoci, prendono di petto proprio questa faccenda:

[…] “Il miracolo delle Ande”, è così che l’hanno chiamato. Molta gente viene da me dicendo che se fossero stati là sarebbero certamente morti. Ma… ma non ha senso… finché non vieni a trovarti in una situazione come quella. Tu non puoi avere idea di come ti comporteresti. Ma a dover combattere la solitudine senza decadimento, o una sola cosa materiale a cui prostituirsi ti innalza su un piano spirituale nel quale percepisci la presenza di Dio. Il Dio che mi hanno insegnato a scuola esiste. E il Dio che è nascosto da ciò che è intorno a noi in questa civiltà esiste, è il Dio che ho incontrato sulla montagna.

Nel fotogramma scelto vediamo uno dei momenti di preghiera del gruppo (nella foto Carlito). Ogni notte per esternare la speranza, ottenere aiuto, stemperare gelo e paura, il gruppo, tutto stretto dentro alla carcassa dell’aereo, recita il rosario. Non manca in mezzo a tanta struggente fibra religiosa un personaggio agnostico, Fito, che giustamente rifiuta di unirsi alla preghiera nonostante le insistenze (anche seccate) dei compagni. È un momento divertente e drammatico assieme (un difficile mix emozionale per lo spettatore) quello che lo vedrà piegarsi agli eventi. Una scena di cui non vorrei dire altro, ma che merita speciale attenzione per aver rappresentato il non facile scontro tra orgoglio e istinto.



LA CONVERSA DI BELFORT
18 ottobre 2011, 2:38 pm
Filed under: Cattolici, Di ispirazione, Film

(Les anges du péché)

Fr. 1943, di Robert Bresson, con Marie Helene Daste’, Renee Faure, Jany Holt, Sylvia Monfort…

Esiste un luogo o un circuito di anime che possa dirsi completamente impermeabile al male? Sarebbe forse troppo ingenuo anche il solo pensarlo, ed ecco perché quando esso penetra, in quest’opera prima di Bresson nel convento di Belfort, potremmo essere dispiaciuti della sua azione sottile e invasiva ma, a ben vedere, non poi così sgomenti.

Annamaria, una ricca giovinetta tanto fiduciosa nella propria vocazione da contaminare l’ardore con l’arroganza, entra in convento. Un rifugio particolare, sconsigliabile in realtà alle novizie del suo lignaggio: in esso vi si accolgono e recuperano ex detenute pentite e rinnovate nella fede. Annamaria è, pur con le difficoltà che le porta un temperamento orgoglioso, seriamente fissata nel desiderio di migliorare e apprendere… ma è tuttavia con un eccesso di amor proprio che insiste, e ottiene, di dedicarsi anima e corpo alla conversione e all’assistenza della meno recuperabile fra le delinquenti: Teresa. Quest’ultima, sorda alla benché minima influenza spirituale durante la detenzione, una volta uscita di prigione compirà un atto vendicativo e, ricordandosi con mente utilitaristica dell’invito a entrare in convento, vi si recherà trovando nella clausura la migliore fra le coperture. Qui, stuzzicata dall’acceso interessamento di Suor Annamaria risponderà all’amore con l’odio.

No, l’opera di Bresson non è, come potrebbe far pensare questa premessa, una stucchevole filastrocca su come la vita di preghiera possa cambiare radicalmente un’anima disinteressata al bene. La questione è ben più complessa, e l’indagine cinematografica si rivela impagabile nella ricerca di spessore e chiarezza tanto sul piano spirituale che su quello non meno importante della psicologia. Le due anime imperfette, quella di Suor Annamaria e Suor Teresa, descrivono percorsi inversi che congiungendosi portano allo scontro drammatico. Se come osservavo nell’incipit il male entra realmente ovunque ed affonda robuste radici nonostante il terreno gli sia nemico…  possiamo altrettanto constatare come nessuno, specularmente, sia al riparo dalla Grazia. Non vi è in questa parabola il tocco favolistico del bene che vince sul male… ma proprio quello della Grazia che non vince, che si lascia piuttosto vincere e, perdendo tutto, …vince. È un insegnamento che i cristiani conoscono bene.

Di secondaria ma concreta importanza notiamo l’interesse nello scoprire e rappresentare ritmi, rituali, peculiarità della vita monastica, la quale trova una trascrittura di vivissima suggestività. Complice la fotografia atmosferica, baluginante, le teorie di monache in preghiera, in processione o al lavoro assumono la bellezza misteriosa e lontana (per un pubblico generico, certo), di un microcosmo imperfetto e umano, nonostante tutto, ma sinceramente dischiuso alla meta di ogni orazione.

Sacrificata all’indagine della vita consacrata permane una componente poliziesca bastevole a conservare allo spettatore una punta di malessere e di costante attesa. Attesa che, in un narrato dai ritmi discontinui, conduce l’occhio dal primo all’ultimo fotogramma senza sforzi, mentre i dialoghi corposi ed eleganti (propri di un film d’altri tempi), incorniciano l’efficacia delle immagini con la forza delle parole. Il minimalismo spiccato proprio del fare bressoniano si coniuga ad una mancanza ammutolente di spettacolarizzazione, tutto a vantaggio del significato. Da vedere e rivedere.



OCTOBER BABY – NUOVO FILM PRO LIFE
14 ottobre 2011, 1:35 pm
Filed under: News

Il cinema americano continua a stupire con titoli ben confezionati che confortano posizioni religiosamente condivisibilissime… e che sono pure interessanti! È il caso di October Baby, un nuovissimo lungometraggio che verrà rilasciato nelle sale per un periodo limitato dal 28 ottobre in Mississippi e Alabama (e definitivamente in tutto il paese dalla prossima primavera). October Baby tratta di un tema delicato: Hannah è una bella ragazza di 19 anni, matricola al college che,  nonostante la sua energica (e a tratti ingenua) personalità, si è sempre sentita distaccata dal suo ambiente. Le manca qualcosa, ha sempre sentito un’ombra sulla sua esistenza, sul suo diritto di esistere. Ella dovrà superare un forte shock quando realizzerà che la sua non è una semplice condizione interiore o caratteriale, ma piuttosto il marchio di un’esperienza che non aveva potuto vivere coscientemente… Non solo la ragazza verrà messa al corrente di essere stata adottata, ma scoprirà di essersi conquistata la vita per fatalità, scampando all’aborto. Alla disperata ricerca di risposte intraprenderà un viaggio in compagnia di alcuni amici alla ricerca della propria madre biologica, iniziando così un doloroso percorso di crescita interiore e consapevolezza che si risolverà nella possibilità di offrire o meno un perdono.

Una storia difficile, basata sul voler trasmettere un messaggio concreto sui significati che sostanziano la filosofia pro life, con un discorso che trae dal reale, dal concreto svolgersi dell’esperienza (conoscerete forse la storia, cui la trama sembra ispirarsi, di Gianna Jessen, “nata per aborto salino”), il necessario spirito di fermezza e obiettività nel dibattito attuale. Un dibattito che vede costruire sulle illusioni e le autolegittimazioni un contrappeso ideologico che vorrebbe per sé un’ obiettività simile… ma che dimostra invece, infaustamente, solo pari fermezza.



AGGIORNAMENTI FLASH: THE WAY…IN ITALIA? e GIACOMO PORETTI
11 ottobre 2011, 7:49 pm
Filed under: News

THE WAY IN ITALIA? La referrer list mi dimostra che gli italiani sono interessati, giustamente, alle sorti del film The Way (dove Martin Sheen veste i panni di un pellegrino in cammino verso il santuario di Santiago di Compostela – ne avevamo parlato qualche tempo fa). Mi sembra quindi utile offrire un veloce resoconto sugli sviluppi  in corso. Ebbene: mettetevi il cuore in pace perché non ci sono annunci che riguardano l’Italia. Vi invito a non attendere con troppa speranza: il film è arrivato negli USA dopo ben un anno dal suo primo rilascio canadese (il 10 settembre 2010). Un anno! Per l’occasione è stata rinfrescata la locandina eliminando il panorama, le nebbioline trascendentali e l’impostazione elegante… in favore di uno stile corrente e ben meno serioso (trucchetti del marketing). Tenete conto anche del fatto che non sarà distribuito in tutte le sale del paese, ma solo in una piccola selezione di quelle delle città più importanti. Di contro la critica ne ha parlato molto bene: c’è chi l’ha definito come “la miglior performance di Sheen” (Rolling Stone) e chi l’ha esaltato come “inaspettatamente commuovente” (New York Post) o “profondo e ironico” (People Magazine). Non va sottaciuto nemmeno l’invidiabile etichetta “Certified Fresh” del sito Rotten Tomatoes, con un  bel 79% di recensioni positive (45 contro 12). Per l’Italia il cammino sembra essere, se non interrotto, ancora lungo. Esistono siti che ne propongono una visione online sottotitolata in italiano, ma dobbiamo…aspettare: diamogli un’ultima possibilità.

GIACOMO PORETTI ALL’ARCIVESCOVO ANGELO SCOLA: “Due cose sono state fondamentali per la mia vita: Milano e i preti. Tra me e Milano è stato un amore a prima vista. Con i preti invece… ci ho messo un po’ di più“, così Giacomino, del celebrato trio comico Aldo Giovanni e Giacomo, ha accolto il suo nuovo arcivescovo in occasione dell’incontro di questi col mondo della cultura, tenutosi presso il Museo Diocesano. Eccovi il video integrale dell’intervento.



WANTED: LITTLE BABY JESUS OF FLANDR
7 ottobre 2011, 12:14 pm
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E va bene: mi arrendo. L’idea era quella di spiegare in uno dei primissimi post di questo blog, il perché avessi scelto come avatar personale l’immagine assai pretenziosa (è un film!) di un crocifisso in arrivo sulle acque… e da dove l’avessi presa, soprattutto. Sono passati… uhm,  dieci mesi, e non mi è ancora riuscito di mettere le mani su questo benedetto film: Little Baby Jesus of Flandr di Gust Van De Berghe, 2010.  Lo ammetto, per selezionare l’immagine mi era bastato innamorarmi del trailer (sì, avete capito bene, senza vedere il film), tanto ero sicurissimo che di lì a qualche tempo sarebbe in qualche modo arrivato… e sapevo (diciamo che piuttosto lo intuivo), che mi sarebbe anche piaciuto tantissimo. Invece tutto tace, come capita intorno a tanti e tanti film assai più significativi di qualunque blockbuster.

Il film è interamente recitato da ragazzi “affetti” dalla sindrome di Down e racconta “il percorso attraverso tre Natali di questa umanita’ bisognosa di un Dio che ne accolga la fede intrisa di sofferenza” (mymovies). Ce n’è abbastanza per suscitare il nostro interesse, direi. Non occorrono grandi commenti… la raffinatissima estetica del bianco e nero, l’atmosfera surreale, i luoghi e gli oggetti che grondano poesia mentre le parole, di una semplicità disadorna, diretta, universale, tracciano una preghiera intimistica e struggente… e fanno sospirare ancora la distribuzione di questo film.

Date un’occhiata al trailer!



COLLANA DI MUSICAL RELIGIOSI CON FAMIGLIA CRISTIANA
4 ottobre 2011, 4:19 pm
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Il musical è certamente una forma di spettacolo tornata prepotentemente di moda… e questa carica non sembra voler arrestarsi troppo presto, dato che persino Clint Eastwood -se tutto va bene- darà il proprio contributo dirigendo Beyoncé nella quarta trasposizione cinematografica del classico “A Star is Born”! Da noi sembra essere stata tutta colpa di Cocciante ma dall’America, accanto al continuo riproporsi dei grandi classici, ci sono stati corroboranti nuovi passaggi da Broadway a Hollywood come Mamma Mia, in  un crescendo continuo che non ha risparmiato le ultime generazioni (a forza di High School Musical, Glee, e compagnia bella).

Non poteva certamente mancare, direi, un’iniziativa che promuovesse il musical religioso! Non sempre facili da raggiungere, spesso confinati nei teatri di città lontane,  i musical religiosi sono questa volta distribuiti da Famiglia Cristiana nella sua ultima collana di DVD nominata “Tra Cielo e Terra“! Se siete appassionati del genere sarete contenti di sapere che ben dodici titoli, più o meno conosciuti, saranno disponibili in edicola con cadenza settimanale a partire dal 6 ottobre.

Si comincia col famosissimo “Forza venite gente” (prezzo di lancio di  € 4.90 in aggiunta al costo della rivista) firmato già nel 1981 da Michele Paulicelli: musiche memorabili e atmosfere trasognate, a tratti naif, per una delle agiografie più sentite e universalmente condivise, quella di San Francesco. La seconda uscita (il prezzo sale da qui in avanti a € 11.90, oltre al prezzo di copertina) vedrà invece uno dei prodotti più recenti, presentato soltanto lo scorso giugno al Teatro Italia di Roma, “Non abbiate Paura” (dedicato naturalmente a Giovanni Paolo II), per la regia di Gianluca Ferrato (13 ottobre) . Qui un’articolo dedicato.

Si continua poi con Padre Pio, che sarà l’“Actor Dei” (20 ottobre) di Attilio e Maria Grazia Fontana. Si prosegue con “Caino e Abele” (27 ottobre) di Tony Cucchiara; “Maria di Nazareth” di Maria Pia Liotta (3 novembre); “Via Crucis” di Claudio Insegno (10 novembre); “La lauda di Francesco” con le musiche di Angelo Branduardi per la regia di Oreste Castagna (17 novembre); “Chiara di Dio” di Carlo Tedeschi (24 novembre); “Don Bosco” di Piero Castellacci (1° dicembre); “Madre Teresa”, sempre di Castellacci (7 dicembre) per concludere con “L’uomo dal turbante rosso” (15 dicembre) e “il Risorto” (19 dicembre). Buona visione!



AGGIORNAMENTI FLASH: SPIELBERG E MIGHTY MACS
1 ottobre 2011, 9:27 am
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SPIELBERG E MOSÈ – Le prossime stagioni cinematografiche sembrano profilarsi in modo piuttosto atipico: se appena qualche giorno fa leggevamo con soddisfazione del progetto dedicato a Giuda Maccabeo (che coinvolgerà Gibson ed Estzerhas), oggi veniamo a conoscenza di un altrettanto formidabile congiuntura fra Bibbia e cinema. Sembra infatti che una nuova ed epica trasposizione della vita di Mosè sia nelle intenzioni della Warner Bros, e che la major voglia al timone dell’impresa… Steven Spielberg! Spielberg avrebbe già letto lo script di Gods and Kings – questo il titolo prescelto per il kolossal – scritto da Michael Green and Stuart Hazeldine. Spielberg è uno dei registi più acclamati e capaci (ebreo per di più), e nella sua sfolgorante carriera in ben due occasione ebbe modo di confrontarsi con la figura di Mosè: senza eccessive pretese ne I predatori dell’arca perduta (1981), e col suo coinvolgimento nel bellissimo Il principe d’Egitto (B. Chapman, S. Hickner, S.Wells, 1998). (fonte)

THE MIGHTY MACS – Ispirato da una storia vera, il film di prossima uscita nelle sale americane, The Mighty Macs (atteso per il 21 ottobre), narra delle gesta di Cathy Rush, una donna in anticipo sui suoi tempi: i primissimi anni ’70. Ella diviene il coach della squadra di un piccolo college cattolico femminile di Philadelphia, e sebbene la sua squadra non possegga una palestra e nemmeno delle uniformi (e la stessa scuola stia andando contro il rischio di essere venduta), il Coach Rush condurrà le sue ragazze verso il primo campionato femminile nazionale di basket… con esiti che possiamo immaginare pregni di speranza, fede, impegno… Chi produce questo film? La Quaker Media, dove “Quaker”, se non erro, sta per “quacchera”. Questo film ne costituisce il primissimo impegno cinematografico, e il fatto che sia rivolto a una vicenda cristiano-cattolica… è quantomeno curioso. Apparentemente potrebbe trattarsi di uno dei tanti piccoli film cristiani americani che mai raggiungerà il mercato italiano, se non fosse che in questo caso il cast è inaspettatamente tutt’altro che anonimo: Ellen Burstyn (L’esorcista) nei panni della madre superiora, per iniziare, Carla Gugino (Watchmen, American Gangster, Sin City) nei panni della protagonista, David Boreanaz (l’Angel dell’universo Whedoniano) nei panni di suo marito. Stiamo a vedere: quale sarà il taglio di questo film? Arriverà anche da noi? Qui sotto, intanto, il trailer.



GPG FILM: PRESENTATO “LA SABBIA NELLE TASCHE”
29 settembre 2011, 8:22 pm
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di Emilia Flocchini

La Sala Maggiore della Casa Canonica adiacente alla Chiesa Prepositurale dei Santi Pietro e Paolo a Lissone (MB) ha ospitato, nel tardo pomeriggio di martedì 27 settembre, la presentazione ufficiale alla stampa de “La sabbia nelle tasche”, nuovo progetto cinematografico della GPG Film. La piccola casa cinematografica guidata da Giancarlo Grilli, dopo l’incredibile successo di “Voglio essere profumo“, è ora pronta per un ulteriore passo avanti, senza paura di eventuali polemiche che l’argomento trattato potrebbe suscitare.
Come spiegato dal regista Filippo Grilli, anche la trama de “La Sabbia nelle tasche”, come quelle dei suoi precedenti lavori, è ispirata ad una storia vera, vissuta direttamente da lui. Quando aveva sedici anni, infatti, vide sua nonna accogliere in casa Abdu, un giovane trentacinquenne proveniente dal Marocco, decidendo di prestargli fiducia. A partire da quest’esperienza, lui ha ideato la trama di quello che sin dalla locandina si presenta come un action movie, che si dipana fra Marocco, Francia, Spagna e Italia. Niente effetti speciali, tranne quello dell’amore verso il prossimo, per adempiere la parola di Gesù che campeggia sul manifesto pubblicitario: “Ogni volta che avrete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avrete fatto a me” (Mt 25, 40).
Raccontare storie che servano a qualcuno, in effetti, è sempre stato negli intenti dell’Associazione Culturale GPG, sigla che indica i cognomi dei membri fondatori (fino al 2006, infatti, era nota come GrilliPeregoGrilli), ma anche lo stile che essi danno ai loro progetti: la prima G sta per Giovani, che ne sono i destinatari principali; la P allude ai Popoli che vengono aiutati mediante l’intero ricavato delle vendite dei biglietti e dei DVD; l’altra G, infine, rappresenta i Grandi valori attinti dalla fede cristiana, che fa parte del vissuto di tutti i collaboratori. Per quanto concerne la tecnica, Filippo e l’amico Dario sono partiti da una sedia da ufficio e due telecamere portatili e passati a strumenti sempre più raffinati, fino a garantire a parecchi giovani di formarsi professionalmente in un secondo tempo.
«Per me il cinema è innanzitutto emozione», ha risposto il regista alla domanda di una dei giornalisti. «Lo spettatore deve sedersi ed entrare in empatia con quello che vede». Poco prima, aveva dichiarato: «Di solito i film che vengono presentati in Italia sono di due tipi: da cineforum, non d’impatto immediato, oppure molto d’azione, ma vuoti di contenuto». Lorenzo Pozzi, che in “Voglio essere profumo” interpretava il rampante professionista Lorenzo e ora ha il ruolo del protagonista, ha invece affermato: «Sarà un’esperienza che mi porterà ad un arricchimento, perché mi affascina l’idea della sfida».
Le riprese inizieranno il prossimo 29 ottobre ed impiegheranno venti attori principali, circa cinquanta personaggi secondari e da duecento a duecentocinquanta comparse. Insomma, come direbbe il curatore di questo blog, attendiamo fiduciosi di vedere il risultato a partire dal dicembre 2012, data prevista di uscita nelle sale.

(Il “curatore di questo blog” ringrazia di cuore Emilia per essersi prestata come inviata speciale!)




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