LA LUCE IN SALA


FOTOGRAMMA/PENSIERO #21: I FIORI DELLA GUERRA
13 febbraio 2014, 8:49 pm
Filed under: Fotogramma/Pensiero

I FIORI DELLA GUERRA(The Flowers of War, Cina, 2011, Zhāng Yìmóu)

Il falso prete (inizialmente solo per convenienza, poi per altruismo), che “ricorda il catechismo qualche volta quando è ubriaco”, innalza una preghiera molto vera quando diventa eroe, pregando – sfumatura non scontata – per gli altri.

Occorre accontentarsi, insomma. Qualche parola in più, vista l’occasione alquanto rara di un prodotto cinese che tocchi la Chiesa, val la pena di dirla. Ammesso che di “tocco” si possa effettivamente parlare. Per me che non riesco ad essere un estimatore del cinema dell’estremo oriente, il film è infatti interessante soprattutto per l’approccio scivoloso – ben circostanziabile – a questo spinosissimo argomento: nel 1937, anno in cui si svolge la vicenda, la Chiesa era ancora libera; la sua effettiva messa in clandestinità a causa del Partito comunista si avrà con la creazione dell’Associazione patriottica cattolica cinese, vent’anni più tardi.

Stando al film e al libro da cui è tratto (che non conosco), la vicenda dovrebbe essere reale. Non entriamo nel merito del controllo esercitato dal governo sulla Repubblica popolare, ma limitiamoci a constatare il colpo di fortuna toccato ai vari narratori: una vicenda che si svolge nel contesto di una chiesa con annesso collegio, completamente priva di personale religioso (l’unico sacerdote è morto prima dell’inizio della storia e non c’è nemmeno l’ombra di una suora, un diacono o cappellano, un insegnante… il cuoco, “Gu”, è scappato prima che potessimo vederlo). C’è solo un giovanissimo factotum con peso religioso/spirituale pari a zero. Molte scene si svolgono all’interno della chiesa, un edificio architettonicamente convincente, ma buio, spoglio e desolato. E va bene che fuori infuria il massacro, ma la penombra è tale che il presbiterio è a stento riconoscibile; e se voleste vedere il tabernacolo dovreste scrutare attentamente una monolitica sagoma petrigna grigio-nera che suggerisce l’idea di un altare senza soffermarsi a confermarla. Eppure la luce non è affatto ingenerosa, nutre anzi gli estetismi esasperati del regista rendendo cangianti le vetrate, illuminando il rosone/occhio di bue rigorosamente decorato a motivi geometrici. In realtà non è che l’interno della chiesa non sia convincente, non sia arredato come dovrebbe essere arredato, ma il regista è abilissimo a trascurare di farlo notare. Tutto ciò si ripete nelle manifestazioni spirituali: la preghiera prevede solo le mani giunte. Genuflessioni? Segni di croce? Rosari et similia? Scordateveli. Non ci si toglie nemmeno il cappello. Unica concessione è un Gloria in excelsis Deo cantato dalle alunne della scuola, ma si tratta di un momento puramente musicale assimilabile agli altri presenti nel film (una canzone tradizionale giapponese e una cinese). Insomma quella chiesa è vuota, e lo si percepisce benissimo. Se ciò, a mio avviso, è tutt’altro che casuale, va detto che tra cattolicesimo ed estremo oriente – nonostante il respiro universale della Chiesa – c’è un solco culturale considerevole; fraintendimenti e grossolanità sono quasi la norma nelle traduzioni visive della nostra religione confezionate da quelle parti (basti pensare, ad esempio, agli anime… su cui potrebbe essere divertente fare una panoramica, prima o poi). Potrebbe accadere qualcosa di analogo se gli svedesi trattassero un aspetto altrettanto profondo e sentito della realtà coreana: introiettare correttamente valori intimi e ben strutturati di una cultura che non si condivide è difficile in qualunque direzione. Giusto per fare un esempio: chissà che cosa potrebbe pensare, qualora riuscisse a vederlo, un cinese (per quanto penso che la Disney, desiderosa di far breccia in quel mercato si sia avvalsa – invano – di ogni precauzione), degli antenati fosforescenti del film Mulan?

Resta il fatto che, oltre al gap culturale certamente presente, la sensazione di fondo è che il materiale scelto per il film sia stato maneggiato con estrema cautela.

O forse semplicemente non sono riusciti a trovare un valido consulente cattolico? ;)

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