LA LUCE IN SALA


FOTOGRAMMA/PENSIERO #12: PREFERISCO IL RUMORE DEL MARE
30 maggio 2011, 7:42 pm
Filed under: Fotogramma/Pensiero

(Preferisco il rumore del mare, ITA 1999, di Mimmo Calopresti)

Due mondi vicini ma diversi si confrontano nell’amicizia fra Matteo, ricco adolescente torinese che accusa un senso di vuoto esistenziale, e Rosario (foto), calabrese fuggito nel capoluogo piemontese  lasciandosi indietro il fantasma della vendetta mafiosa.  Troverà ospitalità presso una comunità per disagiati gestita dall’onesto, a tratti poco ortodosso, don Lorenzo. La sua particolare sensibilità, unita al granitico senso del dovere e dell’onore, porteranno il giovane “straniero” (termine volutamente sbagliato) a carezzare l’idea di accostarsi al sacerdozio. Il film è magistrale nell’alludere a tutto un campionario di sentimenti, situazioni delicate, valori antichi… Una storia semplice e di rara intensità in cui la Chiesa trova un ruolo positivo risolto in una strana poetica mestizia (che talvolta conduce allo squallore) nata dal suo lodevole, diretto contatto con gli ultimi fra gli ultimi.



COURAGEOUS, DAI CREATORI DI FIREPROOF
28 maggio 2011, 6:10 pm
Filed under: News

Se avete visto Fireproof (Alex Kendrick, 2008) e ne avete apprezzato la carica formativa, sarete contenti di sapere che la Sherwood Pictures, “moviemaking ministry” della Sherwood Baptist Church di Albany (Georgia), cui se ne deve la realizzazione, sta ultimando il processo creativo del suo prossimo film, Courageous (nei cinema americani questo 30 settembre).

Courageous racconta di quattro uomini chiamati, in quanto funzionari di polizia, a “servire e proteggere”, secondo il loro motto. Adempiono a questo compito ogni giorno al meglio delle loro possibilità, sul lavoro, ma, quando rientrano a casa la sera si trovano  di fronte ad una sfida che non sono pronti a sostenere: la paternità. Fanno quello che devono fare, sono oggettivamente dei padri accettabili… ma scopriranno presto quanto il loro standard stesse mancando il nocciolo essenziale di un ruolo così delicisivo per la vita delle loro famiglie. Quando la tragedia colpirà i loro cari questi uomini  dovranno affrontare le loro speranze, paure, la loro fede, il loro senso di… paternità. Potrà un’urgenza appena scoperta riavvicinare questi uomini a Dio e ai loro figli?

In Fireproof avevamo vigili del fuoco qui, invece, poliziotti: come conferma il sito ufficiale l’action sembra essere una promessa da mantenere. Se da un lato potremmo dire “per fortuna!”, dall’altro quello che sembra un riciclare la “formula Fireproof“, riadattandola a un tema attiguo a quello matrimoniale, lascia spazio a qualche dubbio: l’azione è davvero una componente indispensabile per affrontare un discorso sulla vita quotidiana e la spiritualità che dovrebbe pervaderla, o appare sempre più uno stratagemma per movimentare una narrazione altrimenti poco coinvolgente? Rimango fiducioso a partire soprattutto dal fatto che anche le poco entusiastiche aspettative su Fireproof sono state disattese dal film stesso. Aspettiamo!



TILDA SWINTON SARA’ UNA SUORA IRLANDESE
25 maggio 2011, 12:34 am
Filed under: News

Se ad agosto vedremo Christian Bale in vesti sacerdotali, un po’ più in là una sua bravissima collega, Tilda Swinton, vestirà i panni della… suora. Il film in questione è intitolato eloquentemente “Sisters” e si propone, piuttosto ambiziosamente, come ibrido fra gli indimenticabili Sister act (Emile Ardolino, 1992) e L’attimo fuggente (Peter Weir, 1989). Sembrerebbe un connubio più facile a dirsi che a farsi: resta da capire in quali aspetti i due titoli potrebbero fondersi o contaminarsi – maschile/femminile, commedia/drammatico, laico/religioso? Il film sarà diretto da Terry Loane e racconterà la vicenda di una madre iralndese degli anni ’60 (attivista del movimento femminista), e di una suora che, giunta in una scuola popolata di bambini disagiati, col suo estro di insegnante, cambierà la vita a molti di essi. Sembra profilarsi all’orizzonte un’altra bella storia sul delicato, cruciale rapporto, insegnante-studente. E ancora… aspettiamo! (fonte)



“THE TREE OF LIFE”, PALMA D’ORO AL MIGLIOR FILM
22 maggio 2011, 8:50 pm
Filed under: News

Si è appena concluso il 64° Festival di Cannes. A vincere il premio come miglior film il controverso “The Tree of  Life”. Malick, da sempre poco avvezzo ai riflettori è rimasto in platea, lasciando la scena ai produttori. Congratulazioni!



AGGIORNAMENTI FLASH – VINCITORI “MIRABILE DICTU”, USCITA “13 FLOWERS OF NANJING” – HEREAFTER HOME VIDEO
20 maggio 2011, 6:18 pm
Filed under: News

Mi scuso per questi post a raffica, ma questo è quello che succede quando le cose da fare si accumulano (e come se non bastasse è uscito proprio in questi giorni The Tree of Life, che volevo recensire il prima possibile!)

MIRABILE DICTU: Ieri sera si è tenuta la serata gala per le premiazioni dei vincitori, nelle varie categorie, dell’International Catholic Film Festival, Mirabile Dictu (qui l’articolo de La Luce in sala dedicato). Eccole:

Miglior Film: Duns Scoto, di Fernando Muraca, Italia 2010. (La storia del filosofo medievale John Duns, detto Scoto perché scozzese, vissuto a cavallo tra il XIII ed il XIV secolo. Film prodotto dai Francescani dell’Immacolata in collaborazione con la TVCO).
Miglior Documentario: La Ultima Cima, di Juan Miguel Cotelo (documentario incentrato sulla vita del sacerdote spagnolo, filosofo e teologo, Pablo Dominguez, morto nel 2009 a soli 42 anni mentre scendeva dal Moncayo, la massima vetta della catena montuosa del sistema iberico. Questa, per l’esperto scalatore don Pablo, era l’ultima cima che gli mancava. È morto una settimana prima di difendere la sua tesi di dottorato in teologia in una nota Università pontificia romana).
– Miglior Cortometraggio: Kavi, di Gregg Helvey. (Questa pellicola affronta il tema dello sfruttamento minorile, in un campo di lavoro indiano).
– Miglior Attore protagonista: Adriano Braidotti, nel ruolo di Duns Scoto.
– Miglior Regista: José Luis Gutierrez, regista di Marcelino pan y vino, Messico 2011. (Remake del celebre film, il cui eroe principale, un bambino orfano innamorato di Gesù, è interpretato da un attore-bambino notevole. L’azione si svolge nel Messico dei Cristeros). (La Bussola Quotidiana)

13 FLOWERS OF NANJING: Abbiamo già parlato del prossimo film con un Christian Bale sacerdote. Ora sono giunte notizie sulla data di rilascio dell’opera, il 19 agosto, e qualche nuova immagine:

 Qui potete vedere invece la locandina del film. Aspettiamo!

HOME VIDEO: Il 24 maggio, dunque fra pochi giorni, verrà rilasciato il DVD di Hereafter (prezzo sui 18.00 €… aspettate!).



THE TREE OF LIFE
20 maggio 2011, 5:06 pm
Filed under: Cristiani

(The Tree of Life)

Usa 2011, di Terrence Malick, con Brad Pitt, Jessica Chastain, Sean Penn, Fiona Shaw, Joanna Going …

The Tree of Life è una vera esperienza cinematografica. Se dovessi spiegarlo con un pugno di parole potrei cavarmela dicendo che si tratta della cristallina professione di fede del regista, trasposta per immagini. Naturalmente c’è molto più di questo, e un’etichetta così forte tarperebbe impietosamente le ali al film. Confesso una certa stanchezza emotiva, uno spaesamento, il desiderio di arrendermi al naturale impasse che ostacola la ricostruzione a parole di un’opera incredibilmente complessa, ricca (forse perfino onnicomprensiva), di indescrivibile bellezza visiva e uditiva. Dove sei Dio? Perché vuoi che io sia buono quando tu permetti il male, quando tu non sei buono? Due delle molte domande che vengono poste direttamente a Dio, perché il film nella prima metà scorre libero, svincolato da ogni legge narrativa, da ogni presupposto: è una preghiera. L’interlocutore è Dio, e la magnificenza delle immagini naturali proposte sembra voler dare una risposta muta, composta di potenza terribile e poesia assieme. La morte di un figlio scatena la sofferenza nel cuore di due genitori che, dispersi nel dolore, bisbigliano con voci fuori campo una stentata riflessione punteggiata di interrogazioni, esternazioni di limitatezza nella comprensione di una crudeltà così gratuita. Mentre queste umanissime parole nascono quasi direttamente dalla mente dello spettatore, tanto sono comuni e personalmente condivisibili, gli occhi e la mente vengono sbalzati in una risposta che propone, con lo spiazzante espediente del parallelismo della creazione dell’universo, una risposta assoluta, lapidaria. È questo forse il momento di più imponente magnificenza, di incredibile intensità musicale, cromatica, concettuale. È un momento troppo bello. Dal nulla, e in chiave assolutamente anti-creazionismo letterale, la Genesi si dispiega come un segreto che viene finalmente svelato, mentre esplosioni, eruzioni, sommovimenti d’astri, trasformazioni a livello celeste, materico, chimico, biologico, si susseguono in un brano di inaudita commozione, sincopato da stacchi su schermo nero che salvaguardano il mistero, proprio quando l’occhio bramoso si fa troppo invadente. Così nasce la vita, un mistero infinitamente più impenetrabile di quello della morte di un figlio, è un rispondere a una domanda con un’altra domanda. Una domanda prepotente…e laconica assieme, cui ognuno potrà trovare all’interno le parole o i silenzi che, verosimilmente, già conosce. Nella seconda parte del film Malick infierisce contestualizzando l’iniziale dolore sin dal momento dell’incontro tra i futuri signori O’ Brien, e iniziando una trascrittura della vita del piccolo Jack (anch’egli coinvolto da adulto nel lutto famigliare) che affonda in una verità d’introspezione, tutta risolta per immagini, in cui ognuno, certamente in misure differenti, potrà riconoscere la propria storia. Non viene omesso nulla della crescita umana, di quella “Vita” di cui si parla nel titolo: l’infanzia, le incomprensioni che nascono dal candore. Poi, quando lo spettatore pensa di aver inquadrato il film, Malick approfondisce ulteriormente e importa con efficacia nella storia i turbamenti propri dell’adolescenza, la perdita dell’innocenza, la scoperta dell’orrore, della violenza. Racconta in modo sorprendente, con una parsimonia di parole impensabile per concetti tanto astrusi, i sommovimenti dell’anima, dell’interiorità di un ragazzo, delle delicate tensioni emotive che soggiacciono all’interno della famiglia. La polarità dei due genitori, (vitalistica giocosa e permissiva la madre, severo dispotico e quasi violento il padre), struttura un altro piano di comprensione sia dell’interiorità del protagonista Jack, che dell’incipit sul modo di vivere secondo la via della grazia o della natura, esemplificato in una separazione direi gametica, a livello famigliare, e unificata nella totalità assoluta di Dio. Essendo tuttavia il film desideroso di indugiare su ciò che di Dio non capiamo fino in fondo, e dunque non tanto la grazia quanto piuttosto il suo “spargere sale sulle ferite che dovrebbe curare”, risulta di impatto soprattutto l’ interpretazione da padre padrone di Pitt, incomprensibile ed odiato, rifiutato, in quel suo essere espressione simbolica microcosmica del braccio forte e burrascoso di Dio. Ecco che man mano che si superano i momenti frastornanti della proiezione tutto rientra in un equilibrio che nasce dalla comprensione a posteriori di una figura quasi troppo dissonante rispetto all’adorabile Chastain, madre-amica veicolo di ogni meraviglia. Questa discrepanza rivela soltanto, oltre al dolore dei fatti, l’amore in tutte le sue forme, anche quelle più aspre che vorrebbero condurre i figli in direzioni sicure, solide, senza che questi riescano o possano sospettare la misura di una tale premurosa impetuosità. Ecco che soprattutto Dio appare genitore del cosmo come gli O’Brien lo sono del piccolo Jack, e il parallelismo trova così risoluzione rivelando, quando è concluso ormai da tempo (ma ricordato di tanto in tanto con qualche rimando a sorpresa), una eccezionale, (parziale ovviamente!), risoluzione degli inestricabili dubbi dei protagonisti-spettatori. Da un punto di vista della qualità tecnica credo non si possa che applaudire. La cifra stilistica di Malick si rinsalda in una mole impressionante di immagini dall’estetica mai affettata (tranne quando occorre, ad esempio quando Jack deve prendere atto del divario tra i suoi turbamenti e il mondo domestico rimasto incorrotto, agli occhi di un bambino), fugaci pensieri risolti in frasi minimali, non originali perché quasi preconfezionate dall’esperienza dell’esistere. Una regia capacissima, in grado di alludere a tutto il prisma delle sensazioni umane col linguaggio diretto dell’inquadratura, dell’allusione con associazioni formali azzeccatissime. Il film, ormai mi sembra lapalissiano, ha una fortissima direzione spirituale, inusualmente dichiarata sin dal primo minuto. Per quanto i concetti teologici espressi possano effettivamente riferirsi a un tipo di religiosità universale, l’impronta cristiana emerge nitidamente da tutto il lungometraggio, non solo dai riferimenti confessionali specifici della famiglia (che volutamente sembra essere sia cattolica -la madre parla nell’infanzia di “suore”e il regista è, a quanto si legge in rete, un devoto cattolico – che protestante, la chiesa mi risulta essere evangelico-luterana), ma per le massime di vita che punteggiano tutto il film, universali certamente, ma (e forse anche, perché) cristiane. Sul finale e su molte altre tematiche manterrò un prudente silenzio, proponendo magari in futuro un’analisi più approfondita. Non aspettatevi il colpo di scena, la risoluzione estrema… piuttosto il sigillo estetico e religioso adeguato a una sfavillante poesia, una bruciante rivelazione, un multiforme impressionistico affresco che argomenta quella bisbigliata ma energica richiesta: … Rispondimi!Concludo raccomandando a tutti i lettori, personalmente, la visione del film. Se potete guardatelo al cinema: non c’è film che sia stato più contento di assaporare sul grande schermo. Non regalo a cuor leggero il voto 10, (spesso per parsimonia aprioristica), The Tree of Life da me l’ha avuto pieno.  Alla prossima!



18 MAGGIO – NEI CINEMA ARRIVA “THE TREE OF LIFE”
17 maggio 2011, 11:57 pm
Filed under: News

Finalmente, con l’arrivo del film al festival di Cannes, iniziano ad arrivare informazioni più precise sull’ultima fatica di Terrence Malick (nonché le prime recensioni). Il riserbo su questo titolo è stato fortissimo fino all’ultimo momento: per incuriosire è stato concesso solo il bellissimo trailer e qualche informazione superficiale sulla trama. La vicenda narra di una famiglia texana degli anni ’50 e, in particolare, il processo di crescita del piccolo Jack, strattonato dalla polarità dell’indole dei propri genitori: tenera e religiosa la madre (Jessica Chastain), ruvido e violento il padre (Brad Pitt). In parallelo al microcosmo famigliare e alla sua piccola epopea, l’epopea cosmica (in senso letterale) della creazione (formazione?) del mondo, con piglio che si potrebbe definire a dir poco… sperimentale.

A noi qui interessa soprattutto il senso dell’opera, di cui saprò dire (e stabilire se trattare diffusamente) solo a visione avvenuta. Avvenire offre alcuni squarci salienti che per cautela non riporto perché vagamente spoileranti (se vi interessa, e credo comunuque che la complessità del film possa mediare su queste anticipazioni, seguite il link). Il timbro dell’operazione non può lasciare indifferenti se si considera che la produzione ha affermato: “Questo film è una poesia e, ne siamo sicuri, risveglierà la spiritualità che è in ognuno di noi“. Malick, regista cattolico,  sembra aver lasciato una traccia visivamente vibrante e intensa, sentita (percepibile anche in altre sue opere) della propria fede, nonostante Pitt (notoriamente ateo) non ne riconosca l’afflato cristiano e abbia dichiarato “Abbiamo fatto molti dibattiti teologici per prepararlo, ma più che indirizzarsi ad un’unica religione, il film riflette una spiritualità universale*. In ogni caso le premesse sono a dir poco invitanti: lo aspettavo da moltissimo… a giorni saprete anche la mia!




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