LA LUCE IN SALA


WALT DISNEY E IL CRISTIANESIMO parte I
13 novembre 2011, 8:31 pm
Filed under: I Protagonisti, Pillole cinecattoliche

Personaggio più unico che raro Walt Elias Disney (1901-1966) ha incarnato storicamente (e grandiosamente) due pilastri dell’immaginario esistenziale a stelle e strisce: il sogno americano e il self-made man. Come molti protagonisti del Novecento (peggio se icone pop), Walt ha assunto a seconda di chi si trovava a darne un giudizio l’aura angelica o demoniaca propria di un volto astratto, di un’etichetta scollegata dalla realtà e dal senso umano. Lo spettro per constatare la rilevanza del nome di Disney e l’aggressività con cui se ne è mantenuta l’eco concitata è, come sempre, la selva di leggende metropolitane fiorite sul suo conto (di comprovata falsità, se ci fosse il bisogno di specificarlo): Walt era un adoratore del demonio; era figlio illegittimo; venne congedato con disonore dall’esercito; nel corso della sua esistenza costituì una mastodontica collezione di materiale pornografico; fu nazista e comunista; razzista e antisemita; misogino e sessualmente disturbato; venne ibernato criogenicamente poco prima della morte (il suo corpo sarebbe custodito sotto l’attrazione Pirates of Caribbean a Disneyland: si attende la cerimonia di sbrinamento per il 2055). Accanto alle chiacchiere fantasiose e ricche solo di pettegola malevolenza vi sono accuse meno aleatorie che meritano la giusta attenzione, ma in ogni caso troppo spesso si tende a dimenticare che dietro all’elegante firma marchio impressa su una delle case cinematografiche più grandi e potenti del mondo, infiniti successi cinematografici commerciali e artistici, merchandise di incalcolabili forge, 14 parchi tematici, una linea di crociere, un’università (la lista potrebbe continuare)… c’è soltanto un uomo, grande certamente, ma fatto di meriti e colpe, pregi e difetti, virtù e debolezze proprio come chiunque altro. Inoltre, sebbene la mastodontica Walt Disney Company sia tuttora legata a filo doppio al nome, alle scelte, all’impronta e alle fondamenta gettate dal suo fondatore… la confusione che si viene a creare fra le due entità è un grossolano errore.
Rinunciamo a una profilatura di ampio respiro (che potrete trovare agilmente altrove) per concentrarci su alcuni aspetti più specifici per il nostro discorso.
Disney massone e anticristiano? –  Vi propongo con traduzione corsiva, come di consueto, un testo fondamentale per penetrare la concezione religiosa di Disney. Deeds rather than words, questo il titolo originario, venne scritto nel 1963 in prima persona da Walt, in ottemperanza alla richiesta dello scrittore Roland Gammon, il quale desiderava raccogliere le testimonianze sulla fede dei volti più noti d’America per racchiuderle in un’antologia titolata Faith is a Star.

Fatti, piuttosto che parole

In questi giorni di tensioni mondiali, nei quali la fede dell’uomo viene messa alla prova come mai prima, sono personalmente grato ai miei genitori per avermi insegnato in tenera età ad avere una forte convinzione personale e fiducia nel potere della preghiera per Divina ispirazione. I miei erano membri della Chiesa Congregazionale della nostra città natale, Marceline in Missouri. È stato lì che mi hanno insegnato per la prima volta l’importanza della religione… come essa ci sia di smisurato aiuto per affrontare le prove e gli affanni della vita e ci mantenga in sintonia con l’ispirazione Divina. Più tardi nel DeMolay ho imparato a credere nel principio di base che ogni uomo possiede il diritto di esercitare la propria fede e i propri ideali come crede. Nel DeMolay crediamo in un un essere supremo, nella comunione umana e nella santità della casa. DeMolay è sinonimo di tutto ciò che è bene per la famiglia e per il nostro paese.

Ogni persona ha una propria concezione dell’atto di preghiera per l’assistenza di Dio, la sua tolleranza, la sua misericordia, per adempiere ai propri compiti e responsabilità. Il mio concetto di preghiera non è quello di una supplica per ottenere speciali favori o un veloce palliativo contro i torti consapevolmente commessi. Una preghiera, mi sembra, implica una promessa tanto quanto una richiesta; al più alto livello la preghiera non è solo una supplica per ottenere forza e consiglio, ma un’affermazione di vita e dunque riverente lode a Dio.

Fatti, piuttosto che parole, esprime il mio concetto sulla parte di religione che dovrebbe agire nella vita di ogni giorno. Ho osservato costantemente che nei nostri film i più alti standard morali e spirituali sono sostenuti, sia che si tratti di favole che di storie in live action. Questa religiosa preoccupazione per la forma e il contenuto dei nostri film risale a 40 anni fa e al finanziariamente difficile periodo presso Kansas City, quando lottavo per affermare un compagnia cinematografica e produrre favole animate. Molte volte in quegli anni difficili, proprio mentre sviluppavamo Alice in Cartoonland e più tardi ad Hollywood col primo Topolino, eravamo sotto pressione per svendere o svilire il nostro soggetto, o renderlo lucrabile in un modo o nell’altro. Noi abbiamo tenuto duro, mio fratello Roy e gli altri fedeli associati, fino a quando il successo di Topolino e delle Silly Symphonies, alla fine, ci ha dato ragione. Allo stesso modo quando la guerra è arrivata negli Stati Uniti, nel 1941, abbiamo cambiato la redditizia produzione di film popolari in produzioni militari per lo Zio Sam. Il 94% delle strutture hollywoodiane Disney venne impegnato in speciali lavori governativi mentre la restante parte rimaneva fedele alla produzione di commedie costruttive morali e cortometraggi.

Sia la conoscenza delle Scritture che la carriera nell’intrattenimento dei bambini mi hanno insegnato ad averne cura. Ma non intendo sminuirli, nella vita come nel cinema. Io non ho mai trattato i miei ragazzi come fragili fiori, e penso che nessun genitore dovrebbe.

I bambini sono persone, e dovrebbero avere la possibilità di conoscere le cose, capire le cose, proprio come gli adulti devono arrivarci per poter crescere in statura mentale. La vita è composta di luci e ombre, e saremmo bugiardi, ipocriti e melensi se cercassimo di far finta che non esistano ombre. La maggior parte delle cose sono buone, e sono le cose più forti, ma esistono anche cose cattive, e non state facendo un favore a un bambino cercando di proteggerlo dalla realtà. La cosa importante è insegnare a un bambino che il bene può sempre trionfare sul male, e questo è quello che cerchiamo di fare con i nostri film.

Il bambino americano è un essere umano molto intelligente, caratteristicamente sensibile, divertente, di mentalità aperta, desideroso di imparare, e ha un forte senso dell’entusiasmo, energia ed una sana curiosità del mondo in cui vive. Fortunato è infatti l’adulto capace di mantenere queste medesime caratteristiche nella vita matura. Solitamente concorrono a farne un uomo felice e di successo. Nei nostri cortometraggi animati, come nelle produzioni live action, abbiamo cercato di trasmettere nei racconti e nelle canzoni quei valori che rendono bambini e adulti attraenti. Ho sempre pensato che il modo per tenere i bambini lontano dai guai fosse quello di mantenerli interessati alle cose. Le conferenze non sono una soluzione alla delinquenza. Le prediche non mancheranno di tenere i giovani fuori dai guai, ma le loro menti occupate.

Perciò, qualunque successo io abbia conseguito nel condurre un intrattenimento pulito e informativo alle persone di ogni età, lo attribuisco in gran parte alla mia educazione congregazionalista e alla familiarità per tutta la mia vita con la preghiera. Per me oggi, all’età di 61 anni, ogni preghiera, quella degli umili o dei più altolocati, ha una cosa in comune: la richiesta di forza e ispirazione per portare avanti i migliori impulsi umani, i quali dovrebbero legarci assieme per un mondo migliore. Senza tale ispirazione ci deterioreremmo rapidamente e, infine, moriremmo. Ma ai nostri tempi tormentati il diritto dell’uomo di pensare e adorare ciò che gli detta la coscienza viene messo a dura prova. Possiamo mantenere questi privilegi solo rimanendo costantemente in guardia e combattendo contro qualsiasi usurpazione di questi precetti. Il ritiro di uno qualsiasi dei principi tramandatici dai nostri avi, i quali versarono il sangue per gli ideali che ancora abbracciamo, sarebbe una completa vittoria di quanti vorrebbero distruggere la libertà e la giustizia individuali.

Walt Disney, il secondo da dx, assieme ad altre personalità del DeMolay (anni '30)


Con questa chiusura graniticamente conservatrice termina la più limpida espressione dello spirito  laico e fermamente teista di Disney. Infatti uno degli aspetti biografici decisivi per la nostra indagine è l’affiliazione di Walt al DeMolay, citato subito nel primo paragrafo. Ma che cos’è più precisamente il DeMolay? Si tratta sostanzialmente di un’ anticamera massonica riservata ai giovani dai 12 ai 21 anni, fondata nel 1919 a Kansas City. Come è noto la massoneria è la campionessa della moderna battaglia anticattolica. L’impeccabile Introvigne ha avuto modo di parlarne proprio in occasione di una riflessione sul padre di Topolino: “Se la simbologia [nel DeMolay] è patriottica e vagamente cavalleresca, profondamente massonico è il riferimento ai templari e al loro Gran Maestro Jacques de Molay (ca. 1240-1250-1314). Molti storici pensano che de Molay fosse in realtà un buon cattolico, ingiustamente calunniato e mandato a morire sul rogo dal re di Francia Filippo il Bello (1268-1314), che – forse bello, ma certamente squattrinato – voleva impadronirsi delle favolose ricchezze dei templari. Ma nella simbologia massonica settecentesca e ottocentesca de Molay diventa – in modo piuttosto anacronistico – un campione del libero pensiero, vittima dell’alleanza della monarchia di Francia e della Chiesa Cattolica, e i massoni s’impegnano a vendicarlo combattendo i troni e gli altari. Questi riferimenti mostrano come l’organizzazione giovanile della massoneria – che conta ancora oggi diciottomila membri, in cui si è formato per esempio Bill Clinton, e che ha una sua piccola filiale anche in Italia – non sia completamente innocua. È nota l’appartenenza massonica di Walt Disney. Meno noti sono l’entusiasmo con cui egli accompagnò le prime attività dell’Ordine DeMolay, e la sua amicizia con il fondatore di questa massoneria per ragazzi, l’imprenditore Frank Sherman Lang (1890-1959). Fino a quando compì quarant’anni, benché fosse ormai fuori età, Disney continuò a portare con orgoglio al dito l’anello dell’Ordine DeMolay”. Se Disney non ebbe una netta simpatia per il cristianesimo codificato, le sue parole trasmettono un’ammirevole esempio di tolleranza e apertura, e del resto occorre rimarcare quanto fosse stata energica la sua formazione religiosa: Walt, sebbene non praticante nell’età adulta, nacque in una famiglia di devoti congregazionalisti (o “Indipendenti”; i congregazionalisti sono organizzati in cellule autonome sottomesse alla “diretta guida di Cristo”, si identificano storicamente con i famosi “Padri Pellegrini” giunti in Nordamerica con la Mayflower e la loro teologia è di matrice calvinista. Oggi sono circa 4.000.000). Il padre di Walt, Elias Disney, era molto religioso, un uomo onesto e ricordato dai figli con affetto sebbene talvolta violento e sprezzante (cosa che ha fatto fiorire molte letture psicanalitiche della  fantasiosità e della vitalità disneyana).
Elias, un piccolo e fallimentare imprenditore edile, costruì la chiesa congregazionale di St. Paul nel quartiere dove risiedeva con la famiglia nei primissimi del 900, a Chicago. “Lì eravamo di casa” racconta il fratello-socio di Walt, Roy, “Papà di solito sostituiva il prete quando questi non c’era. Tutti noi da bambini andavamo lì per la scuola e chiesa domenicale”. Elias era uno degli attori principali della parrocchia insomma, e sua moglie aveva inoltre il ruolo di tesoriera. Walt venne battezzato col nome di suo padre e col nome del ministro inglese Walter Robinson Parr, in carica presso la parrocchia di St. Paul dal 1900 al 1905. Qualche anno più tardi però, dal 1911, la famiglia si era trasferita a Marceline, nel Kansas (dove non c’erano parrocchie congregazionaliste) e con l’aggravarsi delle condizioni economiche della famiglia che richiedevano l’impiego dei fratelli Disney nella consegna del giornale locale, ci fu un progressivo accantonamento della religione; ricorda ancora Roy: “Il carico era pesante. E la domenica, una giornata di grande lavoro. […] Perdemmo l’abitudine della chiesa per questo motivo. Capisci bene che è una di quelle cose che proprio non ti permettono di andare a messa”. Anche Walt ricorderà come “in seguito, a un certo punto, smettemmo di pregare” (Michael Barrier, Vita di Walt Disney, pp. 36, 43).
Disney entrò a far parte del DeMolay da diciannovenne, nel 1920, come centosettesimo membro del Mother Chapter of DeMolay, di Kansas City.
“Walt si considerava religioso nonostante non andasse mai in chiesa. La massiccia dose di religiosità nell’infanzia deve averlo scoraggiato. Gli davano particolarmente fastidio i predicatori bigotti. Ammirava e rispettava tuttavia ogni religione e la sua fede in Dio non ha mai vacillato”, scrive Bob Thomas in Walt Disney, An American Original. “La maggior parte degli storici concorda che l’autorità e la natura talvolta crudele di Elias – e la sua propensione a frustare e picchiare i figli – abbiano giocato un ruolo nella rivolta di Walt e Roy contro la chiesa. La bivalente relazione dei due fratelli con le religioni organizzate è ben documentata, come la loro forte, personale, fede in Dio” (Mark I. Pinsky, The Gospel According to Disney : Faith, Trust, and Pixie Dust).  Insomma, per quanto Walt non volesse recuperare formalmente una visione confessionale della fede essa, almeno ufficiosamente, doveva averlo segnato nel bene e nel male molto profondamente (alcuni interpreti dei suoi lavori ritengono addirittura che l’assenza di figure figliali nei primi cortometraggi con Topolino, Minnie, Paperino e Paperina eternamente fidanzati e circondati solo da centinaia di orfani o dai nipotini Qui, Quo, Qua, sia frutto di un retaggio sessuofobico puritano). Sentiamo ancora Introvigne: “Sbaglierebbe chi […] dalla dichiarata passione di Disney per la massoneria volesse ricavare un giudizio su tutta la produzione disneyana come ispirata ai valori massonici. Da una parte, Disney si è limitato alla supervisione di prodotti confezionati da numerosi artisti, di diversissime sensibilità. Molti dei principali disegnatori e sceneggiatori disneyani non solo non erano massoni ma s’ispiravano a valori piuttosto conservatori e anche esplicitamente cristiani. Dall’altra, nella California dell’epoca in cui Disney diventa massone, negli anni ’20, i membri delle logge sfioravano i centomila. Questo significa che essere massoni – al di fuori dei cattolici, ben consapevoli della condanna della Chiesa – in California non era riservato a un’élite: era del tutto comune per i borghesi, e anche per i piccoli borghesi di successo. Una forma – lo hanno notato storici delle idee come Margaret Jacobs – di “sociabilità diffusa”, pur sempre massonica come dimostrano i simboli scelti ma lontana dalla forte caratterizzazione ideologica delle logge italiane o francesi dell’epoca. […] Topolino, dunque, non è massone, e l’affiliazione massonica del suo creatore non è penetrata nelle storie, specie quelle delle origini, scritte da non massoni e ricche di valori morali, oltre che di delicatezza e di poesia”. La stessa figlia di Walt, Diane, sottolinea: “[Visti i suoi trascorsi con la chiesa] posso capire il suo atteggiamento libero verso la nostra religione. Ha voluto che noi [le sue figlie] fossimo religiose. Credeva categoricamente in Dio, davvero categoricamente, ma credo che ne avesse avuto abbastanza da bambino [delle religioni organizzate]” da Pat Williams, How to be like Walt.
Affermazioni illuminanti di Walt come: “Dico a me stesso ‘Vivi una buona vita cristiana’. Verso tale obiettivo piego ogni sforzo nel plasmare la mia attività e la mia crescita personale, domestica, professionale”, sono indicative del suo reale atteggiamento di condivisione religiosa;  indizi che permettono di cogliere una lontananza dai campanili misurata e certamente non livorosa. Del resto alla grande inaugurazione di Disneyland, il 17 luglio 1955, non mancò un solenne momento di preghiera collettiva di suggestivo completo silenzio. Disney invitò a condurre la preghiera il Reverendo presbiteriano Glen D. Puder, suo nipote acquisito. Da notare la presenza (certo anche per motivi istituzionali), di tre cappellani militari rappresentanti le tre maggiori religioni d’America: cattolicesimo, protestantesimo ed ebraismo. Dopo la lettura da parte di Walt della dedicazione del parco ai suoi visitatori (con voce rotta dall’emozione), in un momento di silenzio il commentatore della diretta tv osserva: “I cappellani militari rappresentano i vari credi presenti, ma tutti sono accettati…”  venendo interrotto dalle parole di Puder, nel frattempo avvicinatosi al microfono per la preghiera: “Ho conosciuto Disney per molti anni, e sono stato a lungo consapevole della  motivazione spirituale nel cuore dell’uomo che aveva sognato l’esistenza di Disneyland. Uniamoci a lui allora nella dedicazione di questi acri straboccanti di meraviglia, a quelle cose care al suo e al nostro cuore. Alla comprensione e alla buona volontà fra gli uomini, risate per i bambini, ricordi per gli adulti e ispirazione per i giovani di qualunque luogo. E aldilà dei credi che ci separerebbero, uniamoci in una preghiera silenziosa, che questo e tutti i meritevoli sforzi siano prosperi alla mano di Dio. Chiniamoci in preghiera.”  – CONTINUA

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4 commenti so far
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Oh, finalmente! Era da troppo che non mi facevo vivo sul blog… causa poco tempo per fannulleggiare e la gravosità del tema scelto per questo post (non sembra, ma ha richiesto una fase di ricerca più lunga e accurata di quel che pensassi). Avevo già pronto qualche capitolo di un colossale studio sulla Walt Disney Company, ma poi ho pensato che non fosse abbastanza significativo per il blog… quindi un po’ a malincuore ho iniziato a postare solo le parti dedicate a Walt. Vedremo nelle prossime puntate cosa deciderò di tenere e cosa no… gli spunti sono praticamente infiniti,i temi e i problemi tutti davvero stimolanti… ma si tratterà di 4-5 post, non temete: non ho intenzione di trasformare il blog in un sito disneyano .
In questo preciso momento so di aver lasciato indietro i riferimenti bibliografici… ma cavoli, non me li sono segnati e ora non li trovooooo: prima o poi ci tornerò su, promesso.

Commento di filippociak

Non lo leggerò ora (anch’io ho poco tempo, purtroppo), ma già solo il fatto che tu ci abbia pensato lo apprezzo moltissimo.
Quindi, intanto, grazie!

(Un commento più decente prossimamente su questo schermo).

Commento di Denise Cecilia S.

Ma grazie a te! Il fatto che ti interessi non può che essere buon segno :)
La parte di articolo che pubblicherò dopodomani è più interessante!

Commento di filippociak

[…] (diviso in due parti) del blog Luce in Sala  ”Walt Disney e il cristianesimo” (parte 1 qui – parte 2 qui […]

Pingback di Grazie Walt | Sposati e sii sottomessa




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